AMITAV GHOSH.
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DILUVIO DI FUOCO.
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Parte 1.
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Titolo originale: Flood of Fire. 2015.
Traduzione di: Anna Nadotti e Norman Gobetti.
2015. Neri Pozza Editore, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 il 1840 a Canton e l'opera del commissario Lin, inviato dall'Imperatore a porre fine al contrabbando dell'oppio per salvare le terre del Celeste Impero, ha gi mutato il volto della citt. Dell'antica Fanqui-town, l'enclave straniera,  rimasto poco o nulla. La factory britannica, un tempo l'edificio pi affaccendato e grandioso dell'enclave,  chiusa e sbarrata, le verande deserte, le lancette dell'orologio del campanile ferme. I mercanti inglesi sono stati espulsi; non prima, per, d'aver consegnato l'intero carico celato nelle stive delle loro navi.
Le confische imperiali cinesi, tuttavia, non passano affatto sotto silenzio a Londra. Troppo importante l'oppio per le casse della regina, e troppo grandi e innumerevoli le opportunit di profitto in quella zona del mondo, per non scatenare una guerra sotto l'insegna della libert di commercio.
Gli uomini della Ibis - ciurma, passeggeri e coolie - si ritrovano nel cuore del conflitto sotto bandiere diverse, a rappresentare le opposte culture, tradizioni, costumi in gioco in quel confronto globale.
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Convinto che una spedizione britannica, favorita dal denaro dei mercanti, possa non soltanto generare enormi profitti, ma inaugurare anche un nuovo tipo di guerra in cui gli uomini d'affari siano protagonisti a pieno titolo, il proprietario della Ibis, Mr Burnham, spedisce la goletta, carica d'oppio, nelle acque del Mar Cinese Meridionale. E nomina commissario di bordo l'americano Zachary Reid, risoluto nel suo nuovo compito al servizio degli inglesi, ma sempre ossessionato dal ricordo dell'enigmatica Paulette Lambert.
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Neel, l'ex raja di Raskhali caduto in rovina e artefice di una rocambolesca fuga dalla Ibis in compagnia di un gruppo di detenuti, i coolie, sceglie, invece, la sponda opposta, e a Canton figura tra gli informatori di rilievo del commissario Lin, e del suo tentativo di dotare la marina del Celeste Impero di imbarcazioni adeguate al confronto con la potente flotta britannica.
Perso ogni contatto col padre, Raju, il figlio di Neel, parte alla volta di Canton deciso a ritrovarlo e finisce arruolato come pifferaio nella Bengal Native Infantry, il corpo dei sepoy nelle cui fila milita, orgoglioso e impettito nella sua impeccabile divisa, l'havildar Kesri Singh, fratello di Deeti, la vedova ribelle.
Il giovane lascaro Jodu, infine, convertitosi agli insegnamenti del Profeta, decide di combattere dalla parte degli infedeli che adorano idoli e animali piuttosto che di quelli che adorano macchine e bandiere.
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Capitolo finale dell'epica trilogia della Ibis, con la sua imponente ricostruzione storica e il suo ritmo da avvincente romanzo d'avventura, Diluvio di fuoco mostra come la grande narrativa sia in grado di illuminare il senso pi profondo degli eventi della Storia attraverso le vite e il destino di personaggi indimenticabili.
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L'Autore.
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Amitav Ghosh  nato a Calcutta nel 1956, ha studiato all'universit di Delhi e a Oxford e vive tra la sua citt natale e New York. Considerato uno dei pi grandi scrittori indiani (la Repubblica),  autore di numerosi romanzi tra cui ricordiamo: Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007, BEAT 2015), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008, BEAT 2013), Mare di papaveri (Neri Pozza 2009, BEAT 2011) e Il fiume dell'oppio (2011). Il suo sito  amitavghosh.com.
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A Debbie per il nostro 25esimo.
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1.
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L'havildar Kesri Singh era uno di quei soldati che amano stare in prima fila, soprattutto in giornate come quella, in cui il suo battaglione marciava attraverso un territorio gi assoggettato e il compito dell'avanguardia consisteva nell'inalberare i vessilli del paltan e sfoggiare a beneficio della folla la propria migliore espressione da parata.
I contadini assiepati sul ciglio della strada erano persone semplici, e Kesri non aveva bisogno di guardarli in faccia per sapere che lo stavano fissando con occhi sgranati dalla meraviglia. In quella sperduta regione dell'Assam, i sepoy della Compagnia delle Indie orientali erano uno spettacolo inusuale: un intero paltan del 25o reggimento della Bengal Native Infantry - il celebre Pacheesi - in marcia attraverso le risaie era probabilmente il pi grande tamasha cui la maggior parte di loro avrebbe assistito in tutto l'anno, se non nell'intero decennio.
Guardando dritto davanti a s, Kesri vedeva decine di persone che andavano accalcandosi lungo la via: agricoltori, donne anziane, mandriani, bambini. Facevano a gara per trovare un buon posto d'osservazione, quasi temessero di perdersi lo spettacolo: non potevano sapere che sarebbe continuato per ore.
Subito dietro il cavallo di Kesri, ma a piedi, marciava la cosiddetta Russud Guard, il reparto salmerie. Dietro di loro, i civili al seguito - espressione inappropriata, dal momento che in realt precedevano le truppe ed erano molto pi numerosi, oltre duemila per soli seicento sepoy - la cui carovana era come una citt in movimento, un lungo convoglio di barrocci tirati da buoi che trasportavano gente di ogni sorta: pandit e mungitrici, bottegai e banjara venditori di cereali, e addirittura un gruppo di ragazze da bazar. Anche gli animali abbondavano: chiassosi armenti di pecore, capre e bovini, e perfino un paio di elefanti, che portavano in groppa i bagagli degli ufficiali e il mobilio per la loro mensa, tavoli e sedie legati a gambe all'aria che ballonzolavano e fremevano come coleotteri capovolti. Non mancava un tempio ambulante che traballava su un carro.
Solo quando tutto ci era passato si udiva un rullare di tamburi e si vedeva una nuvola di polvere. Il terreno riecheggiava al ritmo dei tamburi e compariva la prima schiera di sepoy, in fila per dieci, in testa a una fiumana serpeggiante di topee scuri e baionette lucenti. A quella vista i contadini correvano a nascondersi, e da dietro gli alberi e i cespugli guardavano sfilare i sepoy accompagnati dalla musica di pifferai e tamburini.
Pochi spettacoli erano paragonabili al tamasha della Bengal Native Infantry in marcia. Ogni singolo membro del paltan ne era consapevole - portatori, baiadere, mozzi di stalla, sguatteri, mandriani, acquaioli - ma nessuno pi dell'havildar Kesri Singh, che quando cavalcava alla testa della colonna fungeva da polena per l'intero battaglione.
Era sua convinzione che il mestiere del soldato consistesse anche nel dare spettacolo, e non si vergognava di ammettere che dipendeva soprattutto dal suo aspetto se proprio lui era stato scelto per aprire il corteo. Non era colpa sua se in anni e anni di campagne militari si era procurato un reticolo di cicatrici che gli conferiva un'aria ancora pi marziale, non l'aveva chiesto lui che la carezza di una spada imbronciasse il suo labbro inferiore, e nemmeno che un taglio simile a un tatuaggio eseguito con perizia solcasse la sua guancia scura e coriacea.
Ma quella di Kesri non era certo la faccia pi truce del paltan. S, quando voleva poteva apparire alquanto minaccioso, coi suoi mustacchi a manubrio e le sopracciglia folte, ma quanto a questo c'era chi gli dava dei punti. Era invece nel modo di riempire l'uniforme che Kesri non era secondo a nessuno: le sue cosce erano talmente possenti che il tessuto nero dei calzoni le fasciava come una seconda pelle, evidenziando la muscolatura; il torace era cos ampio che le spalline sembravano armi pi che decorazioni; e nel paltan non c'era uomo cui la giubba scarlatta con le mostrine gialle donasse di pi. Quanto al topee scuro, torreggiante come un alveare, non era lui l'unico a pensare che sulla sua testa facesse miglior figura che su quella di chiunque altro.
Kesri sapeva che gli altri sottufficiali del battaglione nutrivano un certo risentimento nei suoi confronti perch lo sceglievano per guidare la colonna pi spesso di qualunque altro dei suoi commilitoni. Ma le loro lamentele non lo angustiavano pi di tanto: non era uomo che desse gran peso alle opinioni dei suoi pari; perlopi si trattava di uomini stolidi e ottusi, e gli sembrava naturale che fossero invidiosi di uno come lui.
Nel paltan c'era un unico sepoy per cui Kesri nutriva grande considerazione, ed era il subedar Nirbhay Singh, l'indiano di grado pi alto dell'intero battaglione. E pazienza se, sulla carta, anche il pi infimo fra i subalterni inglesi aveva un grado superiore al suo. Grazie alla forza della sua personalit e delle sue relazioni famigliari, l'influenza del subedar Nirbhay Singh sul paltan era tale che perfino il maggiore Wilson, il comandante del battaglione, esitava a contrariarlo.
Essendo il rampollo di una famiglia rajput che da tre generazioni formava il nocciolo duro del paltan, agli occhi dei soldati il subedar Nirbhay Singh non era soltanto il sottufficiale pi eminente, ma anche un vero e proprio patriarca. Suo nonno era il duffadar che aveva contribuito alla fondazione del reggimento all'epoca della sua formazione, sessant'anni prima: ne era poi stato il primo subedar, e molti suoi discendenti avevano svolto quel ruolo dopo di lui. L'attuale subedar aveva ereditato il grado dal fratello maggiore, il subedar Bhyro Singh, congedatosi un paio d'anni prima.
La loro era una famiglia di piccoli proprietari terrieri del circondario di Ghazipur, vicino a Benares. Poich di solito provenivano dalla loro zona e appartenevano alla loro casta, i sepoy erano inevitabilmente legati al clan del subedar, ed erano anzi in gran parte figli di uomini che avevano servito sotto suo padre e suo nonno.
Kesri era uno dei pochi membri del paltan a non godere di tale privilegio. Il suo villaggio natale, Nayanpur, si trovava all'estrema periferia dell'area di reclutamento del battaglione, e l'unico suo legame con la famiglia del subedar era la sorella minore, Deeti, che aveva sposato un nipote di Nirbhay Singh. Kesri aveva avuto un ruolo fondamentale nel combinare il matrimonio, e il legame che in tal modo si era creato aveva contribuito non poco alla sua ascesa al grado di havildar.
Ora, all'et di trentacinque anni, dopo averne trascorsi diciannove nel paltan, a Kesri restavano almeno dieci o quindici anni di servizio attivo e, con l'aiuto del subedar Nirbhay Singh, sperava di raggiungere presto il grado di jamadar. Dopodich non vedeva perch non avrebbe dovuto, a tempo debito, diventare lui stesso il subedar del battaglione: non conosceva nessun altro sepoy-afsar che fosse alla sua altezza per intelligenza, vigore e vastit d'esperienza. Se lo meritava.
Nel corso degli ultimi mesi Zachary Reid aveva dovuto fronteggiare tali e tante difficolt che non volle credere che la sua ordalia stesse volgendo al termine finch non vide l'articolo della Calcutta Gazette relativo all'inchiesta che aveva riabilitato il suo nome.
5 giugno 1839
...e questa rassegna dei principali eventi della settimana non sarebbe completa senza un accenno a una recente inchiesta giudiziaria nella quale un certo Mr Zachary Reid, marinaio ventunenne di Baltimora, Maryland,  stato prosciolto da ogni imputazione in merito agli incresciosi avvenimenti verificatisi sulla goletta Ibis nel mese di settembre dello scorso anno.
I lettori abituali della Calcutta Gazette senza dubbio ricorderanno che la Ibis era diretta a Mauritius con a bordo due detenuti e un contingente di coolie quando scoppi un tumulto culminato nell'uccisione del capo dei sorveglianti, un certo Bhyro Singh, ex subedar della Bengal Native Infantry insignito di numerosi encomi al valor militare.
Poco dopo la sua uccisione, la Ibis fu colpita da una violenta tempesta, finita la quale si scopr che una banda di cinque uomini aveva assassinato anche il primo ufficiale, Mr John Crowle, per poi darsi alla fuga su una lancia. Il caporione era il serang dell'equipaggio, un mug dell'Arakan, e della banda facevano parte anche i due detenuti imbarcati sulla nave, uno dei quali era l'ex raja di Raskhali, Neel Rattan Halder (lo scalpore suscitato lo scorso anno nei quartieri indigeni della citt dal processo e dalla condanna del raja per il reato di contraffazione  senza dubbio ancora fresco nella memoria di molti residenti europei di Calcutta).
All'indomani della tempesta, la Ibis ormai irreparabilmente danneggiata ebbe la fortuna di essere intercettata dal brigantino Amboyna, che la scort a Port Louis senza ulteriori perdite di vite umane. All'arrivo della goletta, i sirdar sporsero denuncia contro Mr Reid, accusandolo di complicit con la fuga dei cinque farabutti, uno dei quali, un coolie del distretto di Ghazipore, era l'assassino del subedar. Essendo tali accuse della massima gravit, si decise che la questione andava deferita alle autorit di Calcutta, e che Mr Reid sarebbe stato ricondotto in India in custodia giudiziaria.
Per sua disgrazia, dopo l'arrivo in Bengala Mr Reid dovette attendere il processo per parecchi mesi, ci soprattutto a causa del cattivo stato di salute del principale testimone, Mr Chillingworth, il capitano della Ibis. Ci risulta che proprio la sua impossibilit di viaggiare sia stata la ragione principale del reiterato rinvio dell'udienza...
Dopo uno di tali rinvii, Zachary aveva pensato seriamente di lasciar perdere tutto e darsi alla macchia. Allontanarsi da Calcutta non sarebbe stato un problema: non era fisicamente prigioniero, e non gli sarebbe stato difficile trovare un ingaggio su una delle navi in porto. Molte di quelle imbarcazioni erano a corto di marinai e lo avrebbero preso a bordo senza fare domande.
Ma Zachary aveva firmato un impegno scritto chiedendo di comparire davanti alla commissione d'inchiesta; e venir meno alla sua promessa sarebbe equivalso a dichiararsi colpevole. C'era poi un'altra considerazione di cui tener conto: aveva dovuto consegnare alla Capitaneria di porto di Calcutta il suo prezioso brevetto di ufficiale. Abbandonare quel brevetto avrebbe significato rinunciare a tutto ci che aveva ottenuto da quando aveva lasciato Baltimora sulla Ibis, inclusa la promozione da carpentiere a secondo ufficiale. Ed era molto probabile che, se avesse fatto ritorno negli Stati Uniti per ottenere nuovi documenti, i suoi trascorsi sarebbero stati riesumati, il che avrebbe significato trovarsi di nuovo con la parola nero stampata accanto al nome, e vedersi quindi precluso per sempre un ingaggio come ufficiale.
In lui ambizione e risolutezza erano permeate da una buona dose di prudenza, cos, invece di cedere alla precipitazione, aveva tirato avanti come meglio poteva, sbarcando il lunario con svariati lavoretti nei cantieri di Kidderpore e dormendo in una sfilza di bettole pulciose in attesa del processo. Instancabile nell'istruire se stesso, si era nel frattempo dedicato a leggere libri sulla navigazione e l'arte marinaresca.
Il processo sul caso Ibis si  aperto con un'udienza pubblica alquanto affollata presso la Town Hall. A presiederla un magistrato illustre, il giudice Kendalbushe della Corte Suprema. Il primo testimone chiamato a comparire  stato il gi nominato Mr Chillingworth. Egli ha rilasciato una deposizione del tutto favorevole a Mr Reid, assolvendolo da ogni colpa e attribuendo al defunto Mr Crowle, il primo ufficiale, l'intera responsabilit dell'ammutinamento. Tale individuo, ha detto, era notoriamente di indole riottosa e indisciplinata, e aveva gestito in modo pessimo la situazione a bordo, generando malcontento fra i coolie e nell'equipaggio.
Il successivo a comparire  stato Mr Doughty, ex pilota del servizio di navigazione fluviale del Bengala. Mr Doughty ha reso eloquente testimonianza delle eccellenti qualit del carattere di Mr Reid, definendolo un perfetto esemplare del giovanotto bianco cos necessario in Oriente: onesto e laborioso, di contegno gioviale e spirito modesto.
Il caro, vecchio burbero Doughty! Durante i lunghi mesi di attesa a Calcutta, Mr Doughty era stato l'unica persona su cui Zachary aveva potuto contare. Una volta alla settimana, se non due, lo accompagnava alla Capitaneria di porto per sincerarsi che l'inchiesta non venisse archiviata e non cadesse nel dimenticatoio.
Alla Commissione sono stati quindi presentati due affidavit, il primo da parte di Mr Benjamin Burnham, il proprietario della Ibis. Quello di Mr Burnham  senz'altro un nome familiare ai lettori della Gazette, essendo uno dei mercanti pi illustri di questa citt, nonch un fervente sostenitoredel Libero Mercato.
Prima di dar lettura dell'affidavit, il giudice Kendalbushe ha reso noto che al momento Mr Burnham si trova in Cina, altrimenti avrebbe certamente presenziato all'udienza. A quanto ci risulta vi  stato trattenuto dalla crisi provocata dalle azioni sconsiderate del nuovo governatore di Canton, il commissario Lin. Poich la crisi deve ancora essere risolta,  probabile che Mr Burnham rester per qualche tempo sulle sponde del Celeste Impero, cos che il capitano Charles Elliot, rappresentante e plenipotenziario di Sua Maest, possa avvalersi dei suoi saggi consigli.
La deposizione di Mr Burnham  risultata un'eloquente attestazione del buon carattere di Mr Reid, che vi viene descritto come un onesto lavoratore, pulito e virile quanto al corpo, sano quanto all'aspetto e cristiano quanto ai costumi. Terminata la lettura dell'affidavit, il giudice Kendalbushe ha osservato che la Commissione non pu che attribuire grande peso alla testimonianza di Mr Burnham, essendo egli da lungo tempo una guida della comunit e un pilastro della Chiesa, conosciuto tanto per la sua filantropia quanto per il suo fervente sostegno al Libero Mercato. Inoltre il giudice non ha trascurato di menzionare la moglie di Mr Burnham, Mrs Catherine Burnham, ben nota per i suoi splendidi ricevimenti, nonch insigne sostenitrice di un gran numero di cause benefiche.
Il secondo affidavit  quello rilasciato dal gomusta di Mr Burnham, Baboo Nob Kissin Pander, che al tempo di quei fatti incresciosi era sulla Ibis in qualit di commissario di bordo. Anch'egli al momento si trova in Cina insieme a Mr Burnham.
La testimonianza del baboo  parsa confermare sotto ogni aspetto la ricostruzione dell'episodio fornita da Mr Chillingworth. La sua forma tuttavia  risultata estremamente singolare, infarcita di quelle espressioni auliche tanto in voga presso i baboo di questa citt. In uno dei suoi sfrenati voli di fantasia, il gomusta di Mr Burnham si  dimostrato un vero e proprio chukker-batty, un acchiappanuvole, definendo Mr Reid come il fulgido emissario di una divinit ind...
Zachary ricord com'era avvampato quando Mr Kendalbushe aveva letto quella frase. Era stato quasi come se il sempre enigmatico Baboo Nob Kissin fosse apparso in aula di persona, nella sua tunica color zafferano, con le braccia intorno al petto matronale e dondolando l'enorme testa.
Da quando lo conosceva, il baboo aveva subito una stupefacente trasformazione, diventando sempre pi femmineo, soprattutto nell'atteggiamento verso Zachary, a cui pareva guardare come una madre infatuata guarda al figlio prediletto. Ma per quanto ci fosse sconcertante, Zachary aveva molte ragioni per esserne lieto. Il baboo, pur con tutte le sue stranezze, era infatti una persona dalle mille risorse, ed era intervenuto in suo favore in molteplici circostanze.
Tali e tante essendo le lodi rivolte al giovane uomo di mare, il lettore potr immaginare con quanta curiosit fosse attesa la comparsa di Mr Reid. E quando infine egli  stato chiamato a deporre, non ha deluso in alcun modo le aspettative: lo si  trovato pi simile a un greco che a una divinit ind, di carnagione color avorio e scuro di capelli, ben proporzionato e di robusta costituzione. Sottoposto a un lungo interrogatorio, ha risposto in modo fermo e senza alcuna incertezza, suscitando un'impressione estremamente favorevole.
Molte delle domande rivolte a Mr Reid concernevano il destino dei cinque fuggitivi che avevano preso il largo su una scialuppa di salvataggio durante la tempesta. Quando gli  stato chiesto se riteneva possibile che fossero sopravvissuti, ha risposto di non nutrire il minimo dubbio in proposito: erano tutti periti. Tanto pi, ha dichiarato, che aveva visto coi suoi occhi una prova inconfutabile del loro decesso: la lancia capovolta, trovata al largo con la chiglia sfondata.
Tutti dettagli confermati dal capitano Chillingworth, secondo il quale non esiste la minima possibilit che qualcuno dei fuggitivi sia sopravvissuto. Tali ragguagli hanno provocato notevole scompiglio nel settore indigeno dell'aula, dove sedevano numerosi famigliari dell'ex raja di Raskhali, fra i quali il suo giovane figliolo...
A quel punto Zachary aveva capito perch il tribunale era tanto affollato: vi si erano radunati molti amici e parenti dell'ex raja, nella vana speranza di ricevere notizie che li autorizzassero a sperare che fosse ancora vivo. Ma Zachary non aveva da offrire alcuna speranza: era sicuro che il raja e gli altri quattro fossero morti durante il tentativo di fuga.
Interrogato in merito all'uccisione del subedar Bhyro Singh, Mr Reid ha confermato di avervi assistito di persona, come molti altri. Era accaduto nel corso di una fustigazione, quando, su ordine del capitano Chillingworth, il subedar stava comminando sessanta frustate a uno dei coolie. Essendo un uomo di forza inusitata, il coolie era riuscito a liberarsi e aveva strangolato il subedar col suo stesso scudiscio. Tutto era accaduto nel giro di un istante, ha dichiarato Mr Reid, davanti a centinaia di occhi; ecco perch il capitano si era visto costretto a condannare a morte il coolie per impiccagione. Ma prima che si potesse eseguire la sentenza, sulla Ibis si era abbattuta la tempesta.
La testimonianza di Mr Reid a questo proposito ha causato ulteriore trambusto nel settore degli indigeni, essendo a quanto pare presenti anche parecchi congiunti del subedar...
I parenti di Bhyro Singh erano stati cos chiassosi nell'esprimere il proprio sdegno che tutti, Zachary incluso, si erano voltati a guardarli. Erano una decina, e dal loro aspetto s'intuiva che molti erano stati sepoy, proprio come gli uomini imbarcati sulla Ibis in qualit di guardie e sorveglianti.
Zachary aveva gi avuto modo di stupirsi della dedizione quasi fanatica che Bhyro Singh suscitava in quegli uomini. Quel giorno sulla Ibis avrebbero fatto a brandelli il suo assassino, se non fossero stati trattenuti dagli ufficiali. E adesso dalle loro espressioni era evidente quanto fossero ancora assetati di vendetta.
Al termine dell'udienza, la Commissione si  ritirata in un'anticamera. Dopo breve consultazione, il giudice Kendalbushe  ricomparso annunciando che Mr Zachary era stato prosciolto da ogni accusa. Da taluni settori del pubblico la sentenza  stata accolta con applausi.
Pi tardi, quando gli  stato domandato quali piani avesse per il futuro, Mr Reid ha affermato che intende presto far vela per le coste della Cina...
E quella avrebbe dovuto essere la fine della storia...
Ma proprio mentre stava per andare a festeggiare con Doughty, Zachary fu avvicinato da un cancelliere che gli consegn un plico di ingiunzioni di pagamento per molteplici spese, la pi ingente delle quali relativa al suo trasferimento da Mauritius all'India. Nel complesso le ingiunzioni ammontavano a una somma di quasi cento rupie.
Ma non posso pagare! sbott Zachary. In tasca non ho nemmeno cinque rupie.
In tal caso, signore, sono spiacente di informarvi disse il cancelliere in tono per nulla contrito che il brevetto non vi verr restituito finch non avrete saldato i conti in sospeso.
Cos, quello che avrebbe dovuto essere un festeggiamento si tramut in una veglia funebre. A Zachary la birra non era mai parsa tanto amara come quella sera.
E adesso cosa faccio, Doughty? Senza il brevetto, come le guadagno, cento rupie? Fanno quasi cinquanta dollari d'argento... coi lavoretti che faccio qui a Calcutta mi ci vorr pi di un anno per mettere da parte una somma simile.
Mentre ci pensava su, Doughty si grattava il grosso naso rubizzo. Dopo svariati sorsi di birra, disse: Di' un po', Reid, sbaglio o da ragazzo facevi il maestro d'ascia?
Sissignore. Ho imparato il mestiere al cantiere navale Gardiner, a Baltimora. Uno dei migliori al mondo.
Ci vai ancora a nozze con martello e pialla?
Certo che s.
Allora forse ho un lavoro per te.
Zachary drizz le orecchie mentre Doughty gli spiegava di cosa si trattava: c'era bisogno di un carpentiere per riarmare una casa galleggiante assegnata a Mr Burnham durante l'arbitrato delle propriet dell'ex raja di Raskhali. L'imbarcazione era ormeggiata vicino alla dimora di Mr Burnham a Calcutta. Essendo stato a lungo trascurato, il budgerow versava in pessime condizioni, e aveva assoluto bisogno di raddobbi.
Aspetta disse Zachary,  quella casa galleggiante su cui siamo stati ospiti a cena lo scorso anno?
Esatto disse Doughty. Ora per  un mezzo rottame. Ne avrai da racconciare prima che torni a essere un veliero degno di questo nome. Mrs Burnham me ne ha accennato un paio di giorni fa. Ha detto che cercava un segatore.
Un segatore? disse Zachary. Che diavolo intendi, Doughty?
Mr Doughty ridacchi. Sempre il solito pivellino, eh, Reid?  ora che impari un po' dello zubben che si parla qui da noi. Segatore sta per carpentiere, falegname e via dicendo... uno come te, insomma. Te la senti? Ovvio che la mercede sar succosa, dovrebbe bastarti per saldare i debiti.
Zachary fu travolto da un'ondata di sollievo. Accetto eccome, Doughty! Sicuro che me la sento, conta pure su di me!
Avrebbe cominciato anche subito, ma Mrs Burnham era tutta presa dai preparativi per un viaggio nell'entroterra: sua figlia doveva lasciare Calcutta per motivi di salute, perci l'avrebbe accompagnata a Hazaribagh, una localit collinare dove i suoi genitori avevano una tenuta. Fra tali preparativi, i numerosi impegni mondani e le cause benefiche, Mrs Burnham era cos occupata che Doughty impieg parecchi giorni per riuscire a scambiare due parole con lei. Ebbe modo finalmente di avvicinarla durante una conferenza da lei organizzata per un medico inglese arrivato da poco.
Oh, da farsela addosso, ragazzo mio rifer poi a Zachary tamponandosi la fronte. Quel medicastro bracalone continuava a cianciare di una funesta epidemia. Mai sentito roba simile: ti vien voglia di disalberare all'istante. Ma perlomeno ho potuto parlare con Mrs Burnham... dice che ti ricever domani, a casa sua. Ce la fai a essere l alle dieci del mattino?
Certo che ce la faccio! Grazie, Doughty!
Per Shireen Modi, a Bombay, la giornata inizi come tutte le altre; in seguito le sarebbe sembrata quella la cosa pi strana, che la notizia fosse giunta senza presagi o portenti. Nella sua vita aveva sempre attribuito grande importanza a predizioni e auspici, al punto che suo marito Bahram l'aveva spesso rimproverata per quelle che considerava superstizioni, ma per quanto si sforzasse non riusciva a ricordare alcun segno che si potesse interpretare come un preannuncio di ci che quel mattino avrebbe portato.
Pi tardi le sue due figlie, Shernaz e Behroze, sarebbero venute a pranzo coi bambini, come facevano una volta alla settimana. Quei pranzi erano il suo principale diversivo quando il marito era in Cina. Non c'era molto altro a ravvivare le sue giornate, salvo di tanto in tanto una visita al Tempio del Fuoco in fondo alla strada.
L'appartamento di Shireen occupava l'ultimo piano della vasta dimora dei Mistrie in Apollo Street, una delle arterie pi trafficate di Bombay. Sulla casa aveva per lungo tempo vegliato suo padre, l'illustre armatore Seth Rustomjee Mistrie. Dopo la sua morte, l'impresa di famiglia era passata ai fratelli di Shireen, che vivevano ai piani sottostanti con le rispettive mogli e figli. Lei era l'unica femmina rimasta a vivere l dopo il matrimonio; le sorelle si erano tutte trasferite in casa dei mariti, com'era costume.
La dimora dei Mistrie era movimentata, piena di vita, una casa in cui a ogni ora del giorno riecheggiavano sulle scale le voci dei servitori: khidmutgar, bai, khansama, ayah e chowkidar. La parte pi quieta dell'edificio era quella che il padre aveva destinato a Shireen all'epoca del suo fidanzamento con Bahram. Seth Rustomjee aveva insistito perch la coppia dopo il matrimonio si stabilisse sotto il suo stesso tetto, dal momento che Bahram era allora un giovanotto spiantato e privo di legami famigliari a Bombay. Sempre premuroso nei confronti della figlia, il seth aveva voluto assicurarsi che dopo le nozze non avesse a patire alcun disagio, e senza dubbio era riuscito nel suo intento, ma al prezzo di rendere Shireen e il marito in qualche modo dipendenti dalla famiglia Mistrie.
Bahram aveva pi volte parlato di trasferirsi altrove, ma Shireen si era sempre opposta, spaventata all'idea di doversi occupare da sola di una casa durante i lunghi soggiorni del marito in Cina; inoltre, finch i genitori erano vivi, non aveva desiderato altro che vivere nella casa in cui era cresciuta. Solo quando era ormai troppo tardi, dopo il matrimonio delle figlie e la morte dei genitori, aveva cominciato a sentirsi un po' un'intrusa. Non che nessuno le mancasse di riguardo, anzi, erano tutti fin troppo premurosi, come lo sarebbero stati con un'ospite. Ma era evidente, specie ai servitori, che in casa Mistrie lei non era padrona quanto lo erano le mogli dei fratelli; quando si dovevano prendere decisioni rispetto agli spazi comuni, come i giardini o il tetto, non veniva mai consultata; le sue richieste di usare le carrozze venivano trascurate o addirittura ignorate, e quando i khidmutgar litigavano tra loro, i suoi avevano sempre la peggio.
A volte Shireen si sentiva annegare in quella particolare forma di solitudine che nasce dal vivere in una casa dove i servitori sono assai pi numerosi dei padroni. Anche per questa ragione aspettava con ansia il pranzo settimanale con le figlie e i nipoti: passava le giornate ad affannarsi col cibo, facendo del suo meglio per scovare vecchie ricette, accertandosi che i cuochi le sperimentassero in anticipo.
Quel giorno, dopo vari sopralluoghi in cucina, Shireen decise di aggiungere al menu un dar ni pori, pasta sfoglia farcita di lenticchie, mandorle e pistacchi. A met mattina sped un khidmutgar al mercato per qualche acquisto supplementare. L'uomo impieg parecchio tempo e al ritorno aveva una strana espressione. Cos' capitato? gli chiese, e lui rispose evasivamente, farfugliando che aveva visto Vico, il commissario di bordo di suo marito, che parlava coi suoi fratelli, gi di sotto.
Shireen non riusciva a crederci. Vico era indispensabile a Bahram: era partito con lui per la Cina l'anno prima, e da allora non si erano mai separati. Se Vico era a Bombay, dov'era Bahram? E perch Vico s'intratteneva coi suoi fratelli prima di salire da lei? Anche nel caso che Vico l'avesse preceduto a Bombay per affari urgenti, Bahram gli aveva senza dubbio affidato lettere e doni per lei.
Si accigli notando l'imbarazzo del khidmutgar: era al suo servizio da molti anni e conosceva bene Vico. Improbabile che l'avesse scambiato per qualcun altro, tuttavia insistette: Sicuro che sia Vico? L'uomo annu in un modo che la fece fremere d'ansia. Gli ingiunse di tornare di sotto.
Di' a Vico di salire immediatamente. Voglio vederlo subito.
Dando un'occhiata al proprio abbigliamento si rese conto di non essere pronta per ricevere visitatori: convoc una cameriera e si diresse a passo svelto verso la stanza da letto. Aprendo l'almirah, i suoi occhi corsero immediatamente al sari che indossava il giorno della partenza di Bahram per la Cina. Lo sollev con mani tremanti e lo accost alla sua figura sottile, spigolosa. Il luccichio del prezioso crespo di seta riemp la stanza di un bagliore verde, illuminando il suo viso lungo e appuntito, i grandi occhi e i fili grigi sulle tempie.
Sedette sul letto e ripens al giorno di settembre, l'anno prima, quando Bahram era partito per Canton. Quel mattino era profondamente turbata dai cattivi presagi: mentre si vestiva aveva rotto il bracciale nuziale di vetro rosso, poi si era accorta che durante la notte il turbante di Bahram era scivolato a terra. Quei segni preoccupanti l'avevano indotta a supplicare il marito di rimandare la partenza. Ma lui aveva detto che era costretto ad andare - non ricordava con precisione perch.
Bibiji?
L'arrivo della cameriera le ramment il motivo per cui era l. Prese un sari, e se lo stava drappeggiando intorno quando dal cortile si lev un vocio: nulla di insolito, ma Shireen si allarm e disse alla cameriera di andare a vedere cosa stava succedendo. La donna torn pochi minuti dopo e rifer di aver visto diversi garzoni e fattorini che lasciavano la casa con una lettera in mano.
Lettere? Per chi? Perch?
La cameriera ovviamente non lo sapeva, cos Shireen chiese se Vico era gi salito.
No, bibiji, fu la risposta.  ancora gi che parla coi vostri fratelli. Si sono chiusi in uno dei daftar.
Oh!
In qualche modo Shireen riusc a stare ferma mentre la cameriera le pettinava e legava i lustri capelli lunghi fino alla vita. Aveva appena finito quando si udirono delle voci all'ingresso. Shireen lasci di fretta la stanza da letto, aspettandosi di vedere Vico, ma entrando in salotto si stup di trovare invece i due generi. Affannati e confusi, erano evidentemente accorsi dai loro daftar.
Sempre pi spaventata, scord le solite formalit: Cosa ci fate qui voi due a met mattina?
Per una volta non fecero cerimonie: le presero le mani e la guidarono verso un divano.
Che succede? protest lei. Cosa state facendo?
Sasu-mai, dovete essere forte. Dobbiamo dirvi una cosa.
Sapeva gi, dentro di s. Tacque, concedendosi un paio di minuti per assaporare un ultimo istante di dubbio. Poi trasse un profondo respiro. Ditemi. Voglio sapere. Si tratta di vostro suocero?
Distolsero gli occhi, con ci dandole la conferma che aspettava. Si sent svuotata di ogni pensiero, poi, rammentando i doveri delle vedove, batt un polso sull'altro, in modo quasi meccanico, spezzando i bracciali di vetro. Caddero, lasciandole sulla pelle minuscole gocce di sangue; ricord distrattamente che glieli aveva comprati Bahram a Canton, molti anni prima. Ma a quel ricordo non le spuntarono le lacrime; per ora la sua mente era priva di emozioni. Alzando gli occhi, vide Vico sulla soglia. Tutt'a un tratto prov il disperato desiderio di sbarazzarsi dei generi.
L'avete detto a Behroze e Shernaz? domand.
Scossero il capo: Siamo venuti subito qui, Sasu-mai. Non sapevamo cosa fosse accaduto, i messaggi dei vostri fratelli dicevano solo di correre qui. Appena siamo arrivati ci hanno detto che era meglio fossimo noi a darvi la notizia, cos siamo saliti subito.
Shireen annu: Avete fatto ci che era necessario. Vico mi racconter il resto. Ora  meglio che andiate dalle vostre mogli. Per loro sar perfino pi dura che per me. Dovrete essere forti e sorreggerle.
Ji, Sasu-mai.
Usciti loro, entr Vico. Panciuto, con gli occhi sporgenti, indossava come sempre abiti europei: giacca e pantaloni di tela chiara, camicia a collo rigido e cravatta. Si rigirava il cappello tra le mani e cominci a mormorare qualcosa, ma Shireen lo interruppe. Fece segno alle cameriere di uscire: Andate, disse, voglio parlare con lui da sola.
Da sola, bibiji?
S, mi avete sentita? Da sola.
Quando si furono ritirate, indic a Vico di sedersi, ma lui scosse il capo.
Com' successo? gli chiese. Raccontatemi tutto.
 stato un incidente, bibiji, disse Vico. Purtroppo  accaduto sulla nave del seth, che lui amava cos tanto. L'Anahita era ancorata vicino a un'isola chiamata Hong Kong, non lontano da Macao. Eravamo saliti a bordo proprio quel giorno, arrivando da Canton. Siamo andati tutti a dormire presto, ma il sethji  rimasto alzato. Probabilmente stava passeggiando sul ponte. Era buio, e dev'essere inciampato e caduto in mare.
Lo ascoltava attentamente, osservandolo mentre parlava. Sapeva, da lutti precedenti, di trovarsi nella morsa di un distacco che non sarebbe durato a lungo: presto l'emozione l'avrebbe sopraffatta e la sua mente ne sarebbe stata obnubilata per giorni. Adesso, finch riusciva a pensare con chiarezza, voleva capire cosa esattamente fosse accaduto.
Stava passeggiando sull'Anahita?
S, bibiji.
Shireen aggrott la fronte; conosceva intimamente l'Anahita fin dal giorno in cui ne era stata allestita la chiglia, nei cantieri di suo padre: era stata lei a darle il nome, dall'angelo zoroastriano delle acque, e sempre lei aveva sovrinteso al lavoro degli artigiani che ne avevano scolpito la polena e decorato gli interni.
Se il sethji stava passeggiando, doveva essere sul cassero.
Vico annu. S, bibiji. Doveva essere sul cassero. Era l che di solito passeggiava.
Ma se  caduto dal cassero, disse Shireen, qualcuno deve averlo sentito. Non c'era un lascaro di guardia? Non c'erano altre navi l intorno?
S, bibiji, c'erano molte navi l intorno. Ma nessuno ha sentito niente.
E dov' stato trovato?
Sull'isola di Hong Kong, bibiji. Il suo corpo  stato trascinato a riva.
C' stata una cerimonia? Un funerale? Cos'avete fatto?
Rigirandosi il cappello tra le mani, Vico disse: Il funerale l'abbiamo celebrato, bibiji. C'erano molti altri parsi nella zona; uno di loro  un dustoor e ha provveduto alle esequie. C'era anche il signor Zadig Karabedian, l'amico del seth. Ha pronunciato lui l'elogio funebre. Lo abbiamo sepolto a Hong Kong.
Perch a Hong Kong? chiese Shireen brusca. Non c' un cimitero parsi a Macao? Perch non l'avete sepolto l?
A Macao non era possibile, bibiji, disse Vico. C'era tensione sulla terraferma in quel periodo. Il rappresentante inglese, il capitano Elliot, aveva emanato un'ordinanza chiedendo a tutti i sudditi britannici di tenersi a debita distanza da Macao. Perci l'Anahita era ancorata nella Baia di Hong Kong. Quando Seth Bahram  morto, non avevamo altra scelta che seppellirlo a Hong Kong. Potete chiedere a Mr Karabedian, presto sar a Bombay e verr a farvi visita.
Shireen sentiva il dolore che cominciava a prendere corpo dentro di lei. Si sedette. Dov' la tomba? chiese.  adeguatamente contrassegnata?
S, bibiji. Sull'isola di Hong Kong non vive molta gente, e l'interno  molto piacevole. La tomba  in una bellissima valle.  stato il nuovo munshi di Seth Bahram a individuare il luogo.
Shireen disse distrattamente: Non sapevo che mio marito avesse assunto un nuovo munshi.
S, bibiji. Il vecchio munshi  morto l'anno scorso mentre eravamo in viaggio per Canton, cos Seth Bahram ha assunto un nuovo segretario, un colto bengalese.
 venuto con voi a Bombay? chiese Shireen. Potete condurlo da me?
No, bibiji, non  tornato con noi. Voleva restare in Cina e gli  stato offerto un lavoro a Canton, da un mercante americano. Per quel che ne so, adesso vive nell'enclave straniera di Canton.
10 giugno 1839
Enclave straniera
Canton
Il mio solo rammarico nell'iniziare questo diario  non averlo fatto prima. Se solo l'avessi cominciato l'anno scorso, quando sono arrivato per la prima volta a Canton con Seth Bahram! Avere qualche appunto da consultare mi sarebbe stato d'aiuto quando cercavo di scrivere degli eventi che hanno portato alla crisi dell'oppio nel marzo di quest'anno.
Comunque, ho imparato la lezione e non ripeter l'errore. Ero cos ansioso di tenere un diario che appena ho messo piede sulla giunca che mi ha portato da Macao a Canton ho tirato fuori il mio taccuino. Ma  stato un errore: un sacco di gente mi si  accalcata intorno per vedere cosa stavo facendo, perci ho lasciato perdere. E ho anche capito che non sarebbe stato prudente scrivere in inglese, come avevo pensato di fare. Meglio scrivere in bengali; meno probabile che il mio diario venga decifrato se dovesse cadere nelle mani sbagliate.
Scrivo ora nel mio nuovo alloggio, nella hong americana a Canton, dove risiede Mr Coolidge, il mio nuovo datore di lavoro. Non ha il lussuoso tenore di vita di Seth Bahram, e il personale  stato relegato in un dormitorio per domestici sul retro della hong. Ma ce la caviamo piuttosto bene, e anche se la sistemazione  rudimentale confesso che sono felicissimo di essere tornato nell'enclave straniera di Canton, questo piccolo, straordinario avamposto che eravamo soliti chiamare Fanqui-town.
Pu sembrare strana, una simile affermazione a proposito di un posto dove le grida di Gwai-lo!, Haak-gwai! e Achha! ti rammentano costantemente che sei straniero, eppure sbarcare a Canton  stato come tornare a casa. Forse solo perch ero sollevato di non essere pi nella Baia di Hong Kong, con la sua flotta di mercantili inglesi. Ultimamente laggi  spuntata una foresta di Union Jack, e devo ammettere che quando sono scomparse dalla vista mi sono liberato di un peso: non mi sento mai a mio agio con la bandiera britannica. Mentre la barca mi portava verso l'interno della Cina mi sembrava di respirare pi liberamente. Solo quando sono sceso dal ferry, nell'enclave straniera, mi sono finalmente sentito al riparo dall'occhio-che-tutto-vede e dalla mano-che-tutto-prende della Gran Bretagna.
Ieri pomeriggio ho fatto visita alla vecchia, cara Fanqui-town. Impressionante vedere com' cambiata l'atmosfera nel breve periodo che sono stato via. Degli stranieri, restano solo gli americani, e le imposte sbarrate delle factory deserte ti ricordano costantemente che le cose non sono pi quelle che erano prima della crisi dell'oppio.
La desolazione della factory britannica colpisce in modo particolare.  davvero strano vedere questo edificio, un tempo il pi affaccendato e grandioso di Fanqui-town, tutto chiuso e sbarrato, con le verande deserte. Perfino le lancette dell'orologio sul campanile hanno smesso di muoversi. Sono congiunte sulla tacca del dodici, come se pregassero.
Altrettanto deserte sono le due factory un tempo occupate dai mercanti parsi di Bombay: la Chung-wa e la Fungtai. Ho indugiato per un po' nei pressi della Fungtai: come avrei potuto non farlo, infestata com' dai ricordi? Immaginavo che la dimora di Seth Bahram fosse stata affittata a qualcun altro, invece no, la finestra del suo daftar rimane chiusa e un custode monta la guardia all'ingresso della hong. Al prezzo di pochi spiccioli mi ha consentito di intrufolarmi all'interno e guardarmi intorno.
Le stanze sono sostanzialmente come le abbiamo lasciate, se non per il sottile velo di polvere che ricopre i pavimenti e gli arredi. Mi faceva un curioso effetto udire l'eco dei miei passi nei corridoi deserti: nel ricordo quella casa  sempre piena di gente, fragrante dell'aroma dei masala che si diffonde dalla cucina. Ma  soprattutto piena dello spirito di Seth Bahram. Ne percepivo intensamente l'assenza e non ho resistito a salire al secondo piano e sbirciare nel daftar dove ho passato tante ore con lui ricopiando lettere e scrivendo ci che mi dettava. Anche l tutto  rimasto com'era quando ce ne siamo andati: il grande masso che il seth aveva ricevuto in dono dal suo comprador  sempre al suo posto, come pure la scrivania riccamente intagliata. Neppure la sua poltrona si  mossa,  sempre accanto alla finestra, dove stava nelle ultime settimane del seth a Canton. In quella stanza semibuia, ricolma di ombre, sembrava che ci fosse anche lui, un po' curvo, che fumava l'oppio scrutando il maidan, quasi cercasse un fantasma, come disse una volta Vico.
A quel pensiero ho provato una strana sensazione e mi sono affrettato a tornare gi, di nuovo alla luce del sole. Intendevo recarmi alla stamperia di Compton, cos ho svoltato in Old China Street. Un tempo trafficatissima, anche questa strada adesso ha un'aria torpida e derelitta. Solo quando ho raggiunto Thirteen Hong Street, dove l'enclave straniera si congiunge alla citt, le cose mi sono sembrate di nuovo normali. C'era la solita folla: vi si riversavano fiumi di gente che muoveva in entrambe le direzioni. In men che non si dica sono stato sospinto fino alla porta della stamperia di Compton.
Ho bussato ed  venuto ad aprire Compton in persona: indossava una veste grigiastra e sembrava quello di sempre, il capo sormontato da un cappellino nero rotondo e il codino raccolto sulla nuca in una crocchia ordinata.
Mi ha salutato in inglese con un largo sorriso: Ah Neel! Come stai?
L'ho stupito rispondendogli in cantonese e salutandolo col suo nome cinese:Jou-sahn Liang sin-saang! Nei hou ma?
Hai-aa! ha gridato. Cosa sentono le mie orecchie?
Gli ho detto che avevo fatto discreti progressi col cantonese e l'ho pregato di non parlarmi in inglese. Ne  stato felicissimo e mi ha trascinato dentro la bottega, gridando forte:Hou leng! Hou leng!
Anche la tipografia  cambiata in questi pochi mesi. Gli scaffali, un tempo zeppi di risme di carta e barattoli d'inchiostro, sono vuoti; l'aria, un tempo impregnata dell'odore di grasso e metallo, ora profuma d'incenso; i tavoli, su cui un tempo si ammucchiavano le prove di stampa, ora sono sgombri.
Mi sono guardato intorno stupito:Mat-yeh aa?
Compton si  stretto nelle spalle con rassegnazione e ha spiegato che da quando gli inglesi sono stati espulsi da Canton la sua pressa  inattiva. C' ben poco lavoro in citt per una stamperia in inglese: niente giornali, bollettini o avvisi.
E comunque, ha aggiunto Compton, adesso sono impegnato con un altro lavoro.
Quale lavoro? ho chiesto. Cos mi ha spiegato che ha trovato impiego presso il suo vecchio maestro, Zhong Lou-si, che avevo incontrato varie volte durante la crisi dell'oppio (Maestro Chang, lo chiamavo allora, non sapendo fare di meglio). A quanto pare  diventato unmihn-daaih,un pezzo grosso: il commissario Lin, lo yum-chae, l'ha incaricato di raccogliere informazioni sugli stranieri, sui loro paesi, sulle loro attivit commerciali, &c. &c.
A tale scopo Zhong Lou-si ha allestito un ufficio traduzioni, mi ha raccontato Compton, assumendo parecchi uomini che hanno una buona conoscenza delle lingue e dei paesi d'oltremare. Compton  stato uno dei primi assunti. Il suo lavoro consiste principalmente nell'esaminare i giornali in lingua inglese pubblicati in quest'area: il Canton Press, il Chinese Repository, il Singapore Journal e cos via. Gli agenti di Zhong Lou-si gli portano una copia di questi giornali e lui li scorre in cerca di articoli che possano interessare lo yum-chae o Zhong Lou-si.
L'argomento che Compton segue pi da vicino  ovviamente ildaaih-yin,il grande fumo, e caso vuole che in quel momento stesse scorrendo un articolo del Chinese Repository sulla produzione dell'oppio in India.  stata una fortuna che io sia passato, perch gli riusciva difficile capirne il senso. Molte parole dell'articolo gli erano incomprensibili: arkati, maund, tola, seer, chittack, ryot, carcanna e cos via. Compton non era riuscito a trovarle nel dizionario inglese e non ci si raccapezzava. Anche molti dei luoghi citati nell'articolo non li conosceva: Chhapra, Patna, Ghazipur, Monghyr, Benares e altri. Calcutta (che qui chiamano Galigada) era l'unico posto di cui aveva sentito parlare.
Ho passato molto tempo a spiegargli ogni cosa e lui si  profuso in ringraziamenti:Mh-goi-saai, mh-goi-saai!Gli ho detto che ero felicissimo di aiutarlo, cos sdebitandomi un po' delle tante gentilezze ricevute da lui e dalla sua famiglia, e delle lunghe ore trascorse nella sua tipografia qualche mese fa. Era meraviglioso essere di nuovo l; Compton  forse l'unica persona di mia conoscenza infatuato delle parole quanto me.
A quanto gli avevano detto prima di avviarsi, l'avanguardia avrebbe impiegato pi o meno cinque ore per arrivare all'accampamento successivo. Un reparto era stato mandato in perlustrazione per scegliere il luogo adatto sulle sponde del Brahmaputra, e Kesri sapeva che arrivando avrebbe trovato la struttura del campo gi delineata, con le zone riservate agli ufficiali, le file di tende per i sepoy, le latrine, e il bazar per i civili al seguito.
Ora, a met mattina, dopo cinque ore di marcia, il cavallo di Kesri cominci a dilatare le narici, come se sentisse odore di acqua. Poi la strada raggiunse la sommit di un crinale ed ecco poco pi avanti, ai piedi di un lieve declivio, il Brahmaputra, un fiume di un'ampiezza tale che la riva opposta, di un verde evanescente, quasi non si vedeva. Sulla sponda pi vicina c'era un argine sabbioso, e l erano state piantate le bandiere e le insegne del campo.
Quella striscia marroncina correva lungo il fiume a perdita d'occhio, e scrutando in lontananza Kesri scorse una nuvola di polvere sempre pi lunga che si avvicinava all'accampamento dalla direzione opposta. A sollevarla era un drappello di cavalieri, i cui vessilli indicavano che si trattava di daak-sowar, cavalieri portalettere.
Era passato molto tempo dall'ultima consegna di daak al battaglione; e quasi un anno dall'ultima volta che Kesri aveva ricevuto notizie dalla famiglia. Perci attendeva la posta con particolare impazienza, e per fortuna, pens, sarebbe stato lui il primo a incrociare il drappello.
Invece non and cos: aveva appena adocchiato gli stendardi del battaglione, quando uno dei portalettere si stacc dagli altri per dirigersi verso la colonna. In quanto unico uomo a cavallo di tutta l'avanguardia, toccava a Kesri intercettare il sowar. Passato il vessillo al soldato alle sue spalle, gli and incontro al piccolo galoppo.
Vedendo Kesri che si avvicinava, il cavaliere rallent l'andatura e si scopr il viso. Kesri lo riconobbe, era un risaldar distaccato al quartier generale. And dritto alla questione che lo assillava.
C' posta per il paltan?
S, portiamo tre sacche di daak; le troverete al campo.
Il risaldar si tolse dalla spalla un astuccio e lo pass a Kesri.
Questo dispaccio per  urgente... dev'essere immediatamente consegnato al vostro comandante-sahib.
Kesri annu e fece dietrofront col cavallo.
Di solito il maggiore Wilson, il comandante del battaglione, cavalcava a met colonna, insieme agli altri ufficiali inglesi. Il che significava che doveva essere un paio di chilometri pi indietro, se non di pi, perch spesso, verso la fine di una giornata di marcia, gli ufficiali si trattenevano a cavalcare ancora un po', o a cacciare, oppure a chiacchierare all'ombra di un albero mentre gli attendenti preparavano il t e il caff, cos da avere la certezza di trovare le tende gi pronte arrivando al campo.
Raggiungere gli ufficiali avrebbe richiesto un po' di tempo, perch bisognava risalire il flusso dell'intera carovana dei civili. Kesri aveva appena fatto voltare la cavalcatura quando incocci in un plotone di ghaskata armati di falce, ai quali toccava il compito di procurare il foraggio per le centinaia di animali in marcia con la colonna. Dietro di loro c'erano coloro che avrebbero allestito l'accampamento: i khalasi che issavano le tende, i thudni-wallah con gli stendardi, i coolie con l'armamentario per cucinare, i portantini coi pali di legno sulle spalle, e naturalmente gli addetti alle pulizie e gli spazzini, i mehtur e i bangy-burdar. Veniva poi il contingente dei lavandai, un folto gruppo di dhobi, uomini e donne, con una fila di asini carichi di panni da lavare.
Passati i dhobi, Kesri rallent un poco e si ritrov a fianco dei carri trainati da buoi su cui viaggiavano le ragazze da bazar. Da tempo era in intimit con la loro matrona, Gulabi, e sapeva che si sarebbe arrabbiata se non si fosse fermato a scambiare qualche parola. Ma prima che potesse tirare le redini, una mano gli arpion lo stivale.
Kesri! Sunn!
Era Pagla-baba, mendicante e mascotte del paltan; come altri della sua risma, aveva l'inquietante talento di saper leggere nella mente delle persone.
Ka bhaiyil? Cosa c', Pagla-baba?
Hamaar baat sun. Ascolta le mie parole, Kesri: prevedo che oggi riceverai notizie dai tuoi parenti.
Bhagwaan banwale rahas! esclam Kesri con gratitudine. Che Dio ti benedica!
La predizione di Pagla-baba aveva acuito la sua impazienza di tornare al campo, cos Kesri si scord di Gulabi. Spronando il cavallo, super al trotto il settore della carovana riservato ai civili di rango: i pandit bramini, il munshi, il bazar-chaudhuri coi suoi libri contabili, il dubash kayasth che fungeva da interprete per gli ufficiali, e il baniya-modi, il banchiere e strozzino che concedeva prestiti ai sepoy e inviava le rimesse alle famiglie.
Delle lettere si occupava il munshi: spettava a lui il compito di distribuire il daak ai sepoy. Kesri fece una sosta per dirgli che erano arrivati i daak-sowar e che aveva motivo di credere che ci fosse finalmente una lettera dalla sua famiglia.
Tenetemela da parte, munshiji, disse. Verr a cercarvi al campo appena posso.
Adesso la strada era un po' meno ingombra, e Kesri pot galoppare oltre i barrocci che trasportavano cannoni, mortai e obici smontati, e oltre gli artiglieri: serventi e lascari di terra. Sfilarono poi il reparto dei prigionieri, col contingente di soldati birmani catturati, e le salmerie con le provviste per la cucina degli ufficiali: casse piene di bottiglie e scatolame, fusti di birra, damigiane di vino e barilotti di whisky; subito dopo l'infermeria, con la sua lunga fila di grossi carri coperti per il trasporto di malati e feriti.
Quindi Kesri si trov davanti il bestiame: capre, pecore e manzi per la tavola degli ufficiali. I bheri-wallah che si occupavano degli animali cercarono di aprirgli un varco, ma con scarso successo. Piuttosto che restarsene fermo ad aspettare, Kesri scart di lato e prosegu solcando la fitta vegetazione a fianco della strada.
Fu una fortuna, perch di l a poco adocchi il manipolo degli ufficiali inglesi del battaglione: si erano staccati dalla colonna e cavalcavano verso il terrapieno sabbioso fra il fiume e la strada. Anch'essi lo videro arrivare, e trattennero i cavalli. Uno di loro, il capitano Neville Mee, aiutante maggiore del battaglione, and verso Kesri mentre gli altri restavano ad aspettare all'ombra di un albero.
Hai un dispaccio, l dentro, havildar?
S, Mee-sah'b.
Puoi darlo a me, havildar. Grazie.
L'aiutante maggiore prese l'astuccio e disse: Meglio che aspetti qui, havildar... Potrebbe esserci ancora bisogno di te.
Kesri rest a osservare in disparte mentre il capitano Mee andava a consegnare il dispaccio al comandante. Il maggiore Wilson estrasse alcuni fogli, poi diede una pacca sulla schiena di Mee, come a congratularsi con lui. Poco dopo gli ufficiali erano tutti l che gli stringevano la mano: Una manna del cielo, capitano...
Quella scena stuzzic la curiosit di Kesri; Mee aveva forse ricevuto una promozione? Di certo era un bel po' che l'aspettava... almeno dieci anni.
Si dava il caso che Mee fosse il butcha di Kesri - il suo figliolo, nel senso in cui la Bengal Native Infantry usava quella parola - vale a dire che Kesri era stato il suo primo attendente quando Mee si era arruolato nel battaglione come alfiere diciassettenne, appena uscito dall'accademia militare della Compagnia delle Indie orientali a Addiscombe, in Inghilterra. Kesri non era molto pi vecchio di lui, ma era stato reclutato tre anni prima, e aveva combattuto quanto bastava per considerarsi un veterano. Da allora Kesri aveva cresciuto Mee, iniziandolo ai segreti del battaglione, insegnandogli i trucchi del kushti, il wrestling indiano, assistendolo quando era malato e rimettendolo in sesto dopo le licenziose nottate di scommesse e sbevazzamenti al circolo ufficiali.
Molti sepoy facevano altrettanto, se non di pi, per i loro butcha, ma spesso i loro servigi venivano dimenticati quando gli ufficiali facevano carriera. Nel caso di Kesri e Mee invece non era stato cos: nel corso degli anni il loro legame si era fatto sempre pi stretto e pi forte.
Neville Mee era un uomo alto, con le spalle larghe e la mascella squadrata, scuro di carnagione e stempiato: i suoi modi cordiali celavano una lingua insolitamente tagliente e un carattere impulsivo. Da giovane ufficiale la sua rissosit l'aveva pi volte messo nei guai, guadagnandogli la reputazione di Kaptn Marpeet, Capitano Attaccabrighe. Non che il passare del tempo avesse smussato i suoi lati pi spigolosi; anzi, di anno in anno Mee pareva farsi sempre pi irascibile e bizzoso.
Eppure, a modo suo, il capitano Mee era un ottimo ufficiale, intrepido in battaglia e scrupolosamente corretto nei rapporti coi sepoy. Kesri in particolare aveva ottime ragioni per serbargli gratitudine: fin dal loro primo incontro, Mee aveva scoperto che Kesri nutriva la segreta ambizione di imparare l'inglese e l'aveva incoraggiato e istruito finch, nella padronanza di quella lingua, Kesri non aveva superato tutti gli altri membri del paltan, dubash incluso. Di conseguenza Kesri e il capitano erano giunti a comprendersi insolitamente bene, e fra loro si era sviluppato un rapporto che andava ben oltre l'ambito militare. Quando Mee aveva bisogno di una ragazza per la notte, si rivolgeva a Kesri perch gli indicasse quali, fra le protette di Gulabi, avevano la sifilide, e quali invece valevano la spesa; quando era al verde - il che accadeva spesso perch, per sua stessa ammissione, era sempre a corto di liquidi - era a Kesri che chiedeva un prestito, non ai banchieri della Palmer & Co., e nemmeno al baniya-modi.
Non era insolito che gli ufficiali contraessero dei debiti, poich molti fra loro amavano scommettere e bere. Ma quelli del capitano Mee erano particolarmente ingenti: al solo Kesri doveva centocinquanta sicca rupie. Al posto suo, molti altri ufficiali avrebbero saldato i propri debiti attingendo alla cassa del reggimento, o facendosi assegnare un incarico di cui potersi approfittare, ma Neville Mee non era quel tipo di uomo. Per quanto irruente e intemperante, possedeva un'assoluta integrit morale.
Pur cos intimi, Kesri e il capitano Mee sapevano entrambi che il loro rapporto doveva restare entro confini invalicabili. Kesri non si sarebbe mai preso la libert di chiedergli perch gli altri ufficiali si fossero congratulati, ma fu il capitano ad affrontare la questione quando torn da lui per congedarlo.
Solo una parola, havildar.  una faccenda parecchio succosa, perci acqua in bocca, chiaro?
Sissignore.
Hai presente il dispaccio? Era per me. Ho avuto ordine di presentarmi a Fort William, a Calcutta. Gli alti comandi stanno mettendo insieme un corpo di spedizione per una missione oltremare. Me n'era giunta voce, e avevo fatto domanda. Sar al comando di una compagnia di sepoy volontari. Mi hanno chiesto di portarmi dietro un sottufficiale di mia scelta, ecco perch te lo sto dicendo. L'unico che vorrei con me sei tu, havildar. Che ne dici? Ti andrebbe?
Quel giorno l'idea di offrirsi volontario per una spedizione oltremare non lo sfiorava neppure lontanamente: dopo sei mesi di guarnigione in un remoto avamposto al confine fra Assam e Birmania, era esausto e non vedeva l'ora di riposarsi un po'. Ma, giusto per curiosit, chiese: Dove andr il corpo di spedizione, signore?
Ancora non lo so rispose Mee. Siamo alle fasi preliminari, ma ho sentito che la paga sar assai buona.
Per un momento Kesri fu tentato di accettare: Davvero, signore?
Ekdum! disse Mee con un sorriso. Sono nei debiti fino al collo, questa potrebbe essere la mia ultima possibilit di uscirne. Fra i rimborsi e l'indennizzo per la trasferta guadagner centoquindici rupie! Quanto basta, in aggiunta alla quota del bottino, per rimettermi in pari con tutti, te incluso. Allora, che ne dici, havildar? Ti va una puntata oltremare?
Kesri sent di aver preso la sua decisione. No, signore, sono troppo stanco. Mi dispiace.
Il capitano strinse le labbra, deluso. Peccato, havildar... contavo su di te. Per pensaci, c' ancora tempo.
Zachary part con largo anticipo per il suo appuntamento con Mrs Burnham.
Bethel, la dimora dei Burnham, era a Garden Reach, un remoto sobborgo di Calcutta dove molti dei mercanti britannici pi ricchi avevano edificato le proprie sfarzose residenze. L'area si estendeva a sud dei cantieri di Kidderpore, lungo una striscia di terra sul fiume Hooghly.
La tenuta dei Burnham era una delle pi sontuose: la casa era enorme, e il terreno tutt'attorno occupava due acri buoni di lungofiume. Zachary era gi entrato due volte in quella villa, come ospite a cena. In entrambe le occasioni era stato accolto all'entrata principale da un chobdar in alta uniforme, e il suo nome era stato annunciato in tono altisonante mentre faceva il suo ingresso nel luccicante sheesh-mull dei Burnham.
Ma a quel tempo le sue fortune erano in ascesa: era appena stato nominato secondo ufficiale della Ibis e possedeva un baule di abiti eleganti. Da allora la sua condizione era di gran lunga peggiorata, e quanto il suo status fosse mutato gli fu evidente non appena si present al cancello della tenuta. Lo scortarono all'ingresso di servizio, dove venne affidato a due cameriere velate e condotto attraverso una serie di scale, scalette e corridoi fino al salottino di Mrs Burnham, una stanza assolata con scatole da cucito ammonticchiate sui tavoli e lavori a mezzopunto appesi alle pareti.
Mrs Burnham era seduta a uno dei tavoli, con un austero abito di calic bianco e una cuffia di pizzo. Reggeva tra le mani un telaio per ricamo, e non alz gli occhi quando Zachary fu introdotto nella stanza.
Oh, il segatore? Fatelo entrare.
Mrs Burnham era alta, giunonica, con capelli fulvi e un'aria di placida indifferenza. Durante i loro precedenti incontri non gli aveva quasi rivolto la parola, ed era stato meglio cos, perch Zachary era talmente intimidito dai suoi modi languidi e distaccati che non sarebbe riuscito ad aprire bocca.
Ora, senza muoversi dalla sedia e senza guardarlo, gli disse: Buongiorno, Mr...?
Reid, signora. Buongiorno.
Zachary avanz di un passo e fece per tenderle la mano, ma vedendo che lei non alzava gli occhi batt subito in ritirata. Adesso capiva perch lo riceveva nella stanza da cucito invece che in uno dei tanti saloni al piano terra: voleva mettere ben in chiaro che in quella casa il suo status era quello di un servitore, non di un ospite, e che avrebbe dovuto comportarsi di conseguenza.
Mr Reid, mi dicono che siete un esperto segatore.
S, signora. Ho fatto pratica nei cantieri Gardiner, a Baltimora.
Mrs Burnham continuava a tenere lo sguardo fisso sul ricamo. Mr Doughty vi avr certamente spiegato di cosa si tratta. Credete di poter raddobbare il budgerow in una maniera che sia di nostra soddisfazione?
S, signora. Vi assicuro che far del mio meglio.
Ora alz gli occhi, e lo guard accigliata. Mi sembrate un po' troppo giovane per essere un segatore esperto, Mr Reid. Tuttavia Mr Doughty mi ha detto un gran bene di voi, e io di Mr Doughty mi fido. Mi ha anche informata delle vostre ristrettezze finanziarie, e mi ha indotta a credere che siate meritevole della nostra carit.
Mr Doughty  molto gentile, signora.
Mrs Burnham continu come se lui non avesse parlato: Io e mio marito ci siamo sempre sforzati di mostrarci solidali verso i bianchi poveri di questo paese. Purtroppo in India ce ne sono tanti: si avventurano lontano dall'Occidente nella speranza di arricchirsi, e invece finiscono in miseria. Mr Burnham considera nostro dovere adoperarci affinch queste creature sventurate non divengano motivo di imbarazzo per il prestigio della razza dominante. Abbiamo sempre fatto il possibile per mostrarci generosi verso coloro che ne hanno bisogno, ragion per cui sono propensa a offrirvi questo lavoro.
Grazie, signora disse Zachary, non ve ne pentirete.
Lei si accigli ancora di pi, come a dire che i ringraziamenti erano prematuri.
E potrei domandarvi, Mr Reid disse, dove intendete risiedere nel caso che io vi assuma?
Quelle parole presero Zachary in contropiede, e cominci a balbettare: Ebbene, signora... Affitto una stanzetta a Kidderpore...
Mi rincresce lo interruppe lei bruscamente, ma non  opportuno. Le locande di Kidderpore sono notoriamente sentine di malattia, iniquit e vizio. In tutta coscienza, non posso permetterlo. Inoltre di notte il budgerow va sorvegliato, e io non posso privarmi di uno dei miei chowkidar.
Zachary cap che gli stava proponendo di stabilirsi sul budgerow. Non credeva alle sue orecchie: poter abbandonare le bettole pulciose in cui era stato costretto a vivere fino ad allora era pi di quanto avesse sperato.
Sarei lieto di trasferirmi sul budgerow, signora disse, cercando di non lasciar trapelare tutto il suo entusiasmo. Cio, sempre che non abbiate nulla da eccepire.
A quel punto, finalmente, Mrs Burnham mise da parte il ricamo, ma solo per sottoporre Zachary a un esame cos accurato che gli s'imperl la fronte di sudore.
Dev'esservi ben chiaro, Mr Reid riprese in tono ancora pi brusco, che questa  una casa onorata, dove ci aspettiamo un ben preciso tipo di comportamento. Finch vivrete presso di noi pretendiamo assoluto decoro in ogni circostanza. Non saranno in alcun caso ammessi visitatori, n maschi n femmine.  chiaro questo?
S, signora. Chiarissimo.
Sempre pi accigliata, continu: Questo mese mi assenter per qualche tempo. Devo accompagnare mia figlia nella tenuta di campagna dei miei genitori, a Hazaribagh. Confido che in mia assenza tale decoro non venga meno.
Potete contarci, signora.
In caso contrario siate pur certo che ne sar informata. So che siete stato per mare, e confesso che per me  motivo di estrema preoccupazione. Certo non ignorate la deplorevole nomea dei marinai agli occhi della gente rispettabile.
S, signora.
State in guardia, Mr Reid, perch sarete tenuto d'occhio a qualunque ora. Sebbene il budgerow sia ormeggiato a una certa distanza da questa casa, non illudetevi che tale distanza sia sufficiente a nascondere un qualunque comportamento sconveniente.
S, signora.
Mrs Burnham tacque, trapassandolo con uno sguardo acuminato quanto l'ago che teneva in mano, uno sguardo che gli perfor i vestiti per conficcarsi nella pelle. Benissimo allora concluse, mentre lui non riusciva a star fermo per l'imbarazzo. Per favore, mettetevi al lavoro il pi presto possibile.
Le sue speranze di ricevere una lettera da casa erano state cos incoraggiate dalla predizione di Pagla-baba che Kesri galopp verso il campo a briglia sciolta.
Era poco lontano quando vide corrergli incontro il suo domestico, Dhiru.
Havildarji! Subedar Nirbhay Singh vi chiede di raggiungerlo alla sua tenda. Subito.
Tirando le redini, Kesri disse: Cosa vuole? Lo sai?
 arrivata una lettera dal suo villaggio, disse Dhiru. Brutte notizie, credo, havildarji. Meglio sbrigarsi.
Kesri annu e incit di nuovo il cavallo al galoppo.
Quando entr nell'accampamento, decine di uomini si stavano dirigendo verso la tenda del subedar. Quasi tutti erano suoi parenti stretti, e dal loro contegno Kesri cap che doveva esserci stato un lutto in famiglia. Si sent vagamente lusingato di essere anche lui della partita.
Scendendo da cavallo vicino alla tenda, si trov faccia a faccia col munshi del battaglione.
Cos' successo, munshiji?
Non l'avete saputo? disse il munshi. Il subedar ha ricevuto pessime notizie da casa. Suo fratello, Bhyro Singhji,  morto.
Kesri rest di stucco: Bhyro Singh sembrava destinato a sopravvivere a tutti i suoi coetanei.
Bhyro Singhji mar goel?  morto? Ma come?
 stato ucciso in mare, diversi mesi fa. Era stato assoldato da una nave per scortare un gruppo di girmitiya. Erano diretti a Mauritius, quando  successo. E c' anche un'altra notizia... ed  il motivo per cui il subedar vuole vedervi. Meglio che andiate.
Kesri mise una mano sulla spalla del munshi: S, munshiji, ma prima ditemi:  arrivata anche una lettera per me?
Il munshi scosse la testa: No, mi dispiace, havildarji, per voi niente.
Kesri si morse il labbro, deluso. Sicuro? Niente?
Niente. Meglio che vi sbrighiate.
Kesri entr nella tenda e trov il subedar seduto su una stuoia: era un uomo dall'aspetto maestoso, con una faccia larga e paffuta, e folti mustacchi grigi.
Subedar-sah'b, disse Kesri, mi avete fatto chiamare?
Il subedar alz su di lui gli occhi arrossati. S, havildar. Ci sono brutte notizie.
Ho sentito di Bhyro Singhji, vostro fratello. Molto triste...
Il subedar tagli corto. S, ma non  tutto. La lettera che ho ricevuto conteneva anche un'altra brutta notizia, riguardo a mio nipote Hukam Singh, il marito di tua sorella.
Wohke kuchh bhael ba? Gli  successo qualcosa?
Hukam Singh mar goel.  morto anche lui.
Kesri ne fu sbalordito. Morto? Ma come? Cos' successo?
La lettera non lo spiega, disse il subedar. Ma certi miei parenti stanno venendo in Assam per incontrarmi. Dovrebbero arrivare presto alla nostra base di Rangpur... ci diranno tutto. Ma tu? La tua famiglia non ti ha mandato notizie di tua sorella?
No, subedar-sah'b. Niente. Speravo ci fosse una lettera per me, ma il munshiji mi ha detto che non c'era niente.
Chin il capo. Non riusciva a credere che la sua famiglia non gli avesse scritto per dirgli che sua sorella Deeti era rimasta vedova. Era un silenzio sconcertante: cosa poteva significare?
Mentre tornava alla sua tenda, Kesri si ferm a sfogare la sua delusione su Pagla-baba: Perch hai detto che c'era una lettera per me? Non c'era niente... kuccho nahin!
Pagla-baba replic con un sogghigno: Io non ho detto che avresti ricevuto una lettera, havildarji. Ho solo detto che avresti avuto notizie dai tuoi parenti. E le hai avute, no?
2.
Era quasi il tramonto quando Zachary, con la sua sacca di tela in spalle, sal sul budgerow. C'era fango dappertutto e le scale di boccaporto erano ostruite da cumuli di foglie secche, rami caduti e sartiame di scarto. Mentre andava ad appendere la sacca a un gancio, per poco non inciamp in un cavicchio; imbrattato di grasso e sudiciume, stava rotolando sulle tavole.
Meno di un anno era trascorso dall'ultima volta che Zachary aveva posato gli occhi su quel budgerow, ma in quel breve periodo le condizioni della casa galleggiante si erano talmente deteriorate da dare l'impressione che si fosse messa a lutto per il suo defunto padrone, come si dice facciano i cani e i cavalli abbandonati: i colori dello scafo erano sbiaditi in tenui sfumature di azzurro e di grigio, e l'emblema dei Raskhali, una testa di tigre stilizzata, si era ridotto a una sagoma appena distinguibile. Tuttavia, pur in quello stato di incuria, era evidente che si trattava di un'imbarcazione eccellente, larga di bagli, progettata per soddisfare i gusti di un uomo ricco.
Una prima rapida ispezione lo rassicur: si sarebbe trattato pi che altro di pulire, ritoccare, lucidare e sostituire qualche pezzo. Lo scafo era fondamentalmente sano, e non aveva bisogno di essere ricostruito. Numerose tavole del ponte andavano rimpiazzate, e i colombieri e l'estremit della prua andavano restaurati e risagomati. I masconi squisitamente cesellati erano marci e bisognava sostituirli e cesellarli di nuovo. Diverse trinche si erano allentate, e bisognava sistemarle in qualche modo; avrebbe dovuto occuparsi anche degli scalmi di cubia, degli apostoli e delle briglie del bompresso. Ma nel complesso la situazione non era grave come sembrava, con un poco di fortuna avrebbe potuto sbrigarsela in sei, massimo otto mesi. E l'aspetto pi positivo era che avrebbe potuto fare da solo quasi tutto il lavoro.
Decise di cominciare dando una pulita ai ponti. Si tolse la camicia e scese lungo il lato a dritta fino a raggiungere la porta che dava sul salone principale. Quando gir il pomello, la porta si apr con un cigolio: la stanza odorava di muffa e di umidit; il lampadario era avvolto in un sudario di ragnatele e i mobili erano ammantati da strati e strati di polvere.
Era l che Zachary aveva incontrato per la prima volta l'ex raja di Raskhali, Neel Rattan Halder. Ricordava quanto l'aveva stupito che il padrone del budgerow - un uomo dall'aria malaticcia, con occhi indolenti e modi apatici - fosse tanto giovane. Ora, guardandosi intorno, Zachary prov un moto di compassione: chi avrebbe pensato, quel giorno, mentre sorseggiavano champagne tutti insieme in quel salone, che al raja non restavano che poche settimane di libert, e che presto sarebbe finito in pasto agli squali?
Usc dalla stanza e si mise al lavoro sulla scaletta che conduceva al ponte pi alto. Pulendo i pioli a uno a uno, and lentamente emergendo nella luce del sole calante, fino a trovarsi davanti una bella vista del lungofiume. La dimora dei Burnham si trovava qualche centinaio di metri pi a valle, su quella stessa riva; sulla sponda opposta c'era il perimetro alberato dell'orto botanico di Calcutta.
Per Zachary erano luoghi gravidi di ricordi, soprattutto ricordi di Paulette Lambert, l'ex pupilla dei Burnham: nell'orto botanico c'era la casa in cui era cresciuta, e nella dimora dei Burnham viveva quando l'aveva conosciuta. Ora, osservando la villa nella luce del tramonto, gli torn in mente la cena in cui lui e Paulette si erano trovati seduti l'uno accanto all'altra: non avrebbe mai immaginato che fosse in procinto di fuggire per imbarcarsi sulla Ibis nei panni di una coolie; n avrebbe immaginato che una notte lei l'avrebbe raggiunto nella sua cabina, e che l'avrebbe stretta fra le braccia. Quel ricordo era cos vivido che fu assalito da uno spasimo di desiderio. Si affrett a scendere la scala di boccaporto, torn al ponte inferiore e cominci ad aprire a caso le porte delle cabine.
L'ultima faceva resistenza e dovette darle una spallata. Quando infine cedette, si ritrov in una camera principesca, con pannelli di legno pregiato e candelabri d'ottone. Sembrava che a quella cabina fosse stata risparmiata la devastazione che aveva colpito le altre parti del budgerow: sul letto, al riparo di una zanzariera impolverata, c'erano ancora le lenzuola. Zachary ne scost un lembo e si lasci cadere di schiena sul letto: era cos morbido che ci rimbalz sopra, scoppiando a ridere.
Che lusso! Incredibile, dopo tutto quel che aveva passato. Il letto soltanto era pi grande della sua cabina sulla Ibis, la cabina in cui aveva tenuto fra le braccia e baciato sulle labbra Paulette.
In quegli ultimi lunghi mesi a Mauritius e a Calcutta, Paulette era stata sempre con lui: ogni volta che le sue disgrazie si facevano insopportabili, ne evocava il fantasma, cos da poter bisticciare con lei. Lo vede, Miss Paulette, in che situazione mi ha cacciato! Ci pensa mai, Miss Paulette, che se non fosse per lei adesso non mi troverei in gattabuia?
E allora la sua figura alta e sottile prendeva forma in un angolo buio del luogo infernale in cui si trovava in quel momento, quale che fosse. Impacciata come sempre, rischiando di incespicare a ogni passo, veniva a sedersi al suo fianco, proprio come aveva fatto durante il loro ultimo e pi aspro litigio sulla Ibis, quando l'aveva supplicato di non impedire la fuga che sarebbe stata tentata quella notte.
Mi ha chiesto di lasciar scappare quei cinque, Miss Paulette, e io l'ho fatto... e adesso lo vede dove sono finito?
Ma talvolta la discussione prendeva una piega pi tenera, e il litigio terminava com'era accaduto quella notte quando l'aveva abbracciata premendo le labbra sulle sue. A volte, anche se si trovava in una bettola angusta e affollata, la presenza di Paulette diventava cos reale che era costretto ad allontanarla dalla mente per timore che gli uomini intorno a lui si mettessero a ridacchiare, come facevano sempre quando sentivano qualcuno che si sollazzava.
Ma ora, in beata solitudine per la prima volta da mesi, disteso su quel letto morbido e cedevole, non c'era alcun bisogno di allontanarla: era come se il suo corpo si stesse risvegliando da un lungo sonno, fremente di un desiderio quasi dimenticato. Una volutt che non provava da un'infinit di tempo s'impadron di lui: era fin troppo facile immaginare che non fosse la sua, ma quella di Paulette, la mano che gli si stava insinuando nelle brache.
Pi tardi, quando stava per addormentarsi, pens, come gi gli era capitato, quanto fosse provvidenziale che, avendo scelto di affliggere l'uomo con un organo riottoso e caparbio, il Creatore fosse stato cos misericordioso da fornirgli anche un modo pratico per domarlo.
Non aveva mai dormito cos bene, e la mattina, al risveglio, consum un altro estatico incontro con Paulette prima di saltar gi dal letto, meravigliosamente rinvigorito. Dopo essersi preparato un po' di t e di porridge, si dedic a strofinare il ponte di prua.
Il budgerow era stato cos a lungo abbandonato che non fu un'impresa facile. Verso mezzogiorno, inaspettatamente, si present un khidmutgar con un vassoio di avanzi della cucina dei Burnham: c'erano del riso, una grande ciotola del curry comunemente noto come Country Captain, e squisitezze d'ogni sorta, sufficienti non solo per il pranzo ma anche per la cena.
Mangi a volont, e la sonnolenza indotta da quel cibo nutriente lo spinse a ritirarsi in cabina. Non si era coricato con l'intenzione di evocare Paulette, ma quando lei arriv di sua spontanea volont, non vide motivo di scacciarla.
Dopo per, quando gli cadde l'occhio sulle chiazze che imbrattavano le lenzuola, fu assalito dal senso di colpa. Si tir su le brache, torn sul ponte di prua e riprese a strofinare.
Quella parte dell'imbarcazione non era coperta n ombreggiata, e dopo un po' il caldo si fece micidiale. Si tolse scarpe, calze e camicia, ma non faceva differenza: aveva gli abiti zuppi di sudore; le brache, gi appiccicose, gli s'incollavano alla pelle.
Adesso, per quanto fangoso, il fiume sembrava molto invitante. Zachary rivolse un'occhiata alla dimora dei Burnham, chiedendosi se da laggi lo si sarebbe visto, se si fosse spogliato e buttato in acqua.
La casa era lontana, in mezzo c'era una grande distesa verde. Era l'ora del sonnellino pomeridiano e non si vedeva anima viva. Decise che valeva la pena correre il rischio: lungo la riva c'era un fitto canneto, che di sicuro lo avrebbe celato alla vista.
Si sfil banyan e brache e, con indosso solo i mutandoni, si lasci scivolare oltre la murata del budgerow. L'acqua non era troppo profonda, ed era molto rinfrescante; gli bastarono pochi minuti per sentirsi meglio.
Stava per risalire a bordo quando vide sul ponte il cavicchio incrostato di morchia. Gi che c'era poteva dargli una pulita: era a portata di mano, perci si allung per afferrarlo e poi torn a immergersi. Facendo qualche passo verso la riva si trov in un punto dove l'acqua gli arrivava alla vita. Prese dei giunchi e se ne serv per strofinare il cilindro di legno, col gomito che faceva furiosamente su e gi nell'acqua.
Il cavicchio, lungo una spanna, aveva la forma di un birillo: la morchia e il fango l'avevano reso cos scivoloso che con una mano doveva trattenerlo contro il ventre mentre con l'altra lo strusciava.
Dopo qualche minuto di forsennati sfregamenti l'incrostazione di sporco cominci finalmente a sciogliersi. Il cavicchio era quasi ripulito quando si ud una voce infantile: Ehi! Ehi, voi!
Poich dava la schiena alla distesa erbosa, fu colto di sorpresa. Voltandosi di scatto, si trov di fronte una bambina bionda in grembiulino bianco: doveva essere la figlia dei Burnham.
Si rese conto di essere a torso nudo e che lei lo stava fissando. Avvampando per l'imbarazzo, indietreggi fin dove l'acqua era pi profonda, fermandosi solo quando fu sommerso fino al collo. Poi si volt a guardarla: Salve!
Salve.
La bambina lo guardava con aria molto seria, inclinando la testa come un uccellino: Meglio che uscite dall'acqua disse. Mamma dice che  sozza e che solo quegli schifosi dei pagani e degli ind ci si bagnano.
Davvero? disse lui, preso dal panico. Allora non glielo dovete dire, che mi avete visto nel fiume!
Oh, tanto lo sa gi. Vi stava guardando dalla finestra della stanza da letto col suo fa-vedere-vicino.
Ma ora un'altra voce echeggiava sul prato: Annabel! Annabel! Oh, che bambina impossibile, ma non ti vergogni?
Zachary alz gli occhi e vide Mrs Burnham, con la sua cuffia, che attraversava di corsa il prato in uno sventolio di pizzo e di seta.
Indietreggi ancora, affondando nell'acqua fino al mento.
Oh, Annabel! Che sciocchina sei, andare a zonzo con questo caldo! Saremo fortunate se non finiamo mezze arrostite.
A forza di correre, Mrs Burnham stava perdendo la cuffia, e le sarebbe caduta se a trattenerla non ci fosse stato un nastro rosa. I boccoli le fluttuavano intorno al viso, e due pomelli rossi le colorivano le guance.
Per quanto imbarazzato, Zachary non tralasci di osservare come a Mrs Burnham quelle guance colorite e quei capelli scompigliati donassero non poco. E non gli sfugg neanche l'attrattiva del suo giunonico seno.
Oh, Annabel! Stando ben attenta a non guardare Zachary, Mrs Burnham par il viso della figlia con la cuffia. Queste monellerie non mi piacciono! Vieni via di qui, cara. Jaldee-jaldee!
A quel punto Zachary decise che non aveva altra scelta che fare buon viso a cattivo gioco. Col tono pi noncurante possibile, disse: Buongiorno, Mrs Burnham... un caldo tremendo, vero? Ho pensato di rinfrescarmi con un rapido bagno.
Sebbene scossa da un fremito di indignazione, Mrs Burnham non si volt a guardarlo. Dandogli le spalle, a denti stretti, disse: Presumo, Mr Reid, che il budgerow sia dotato del necessario per un bagno. E se cos non , bisogna provvedere...  inammissibile che sguazziate nel fango come un bufalo stordito dal sole.
Mi rincresce, Mrs Burnham, non credevo...
Lo interruppe con bruschezza. Devo chiedervi di non dimenticare, Mr Reid, che questa  una casa cristiana, e che esigiamo un minimo di pudicizia, in ogni circostanza...
Rimasta apparentemente senza parole, affrett il passo sospingendo la figlia davanti a s.
Mentre si allontanava, Zachary grid: Mi dispiace essermi fatto trovare in questo stato, Mrs Burnham. Vogliate scusarmi, non succeder pi.
Non ebbe risposta. Mrs Burnham e la figlia erano gi quasi a casa.
Trascorsero due settimane senza che si facesse alcun accenno alle finanze di Bahram. In tutto quel periodo a Shireen non fu detta una sola parola sullo stato degli affari del marito al momento della morte.
Quanto a lei, era troppo sconvolta per pensarci. Solo dopo aver superato lo shock iniziale della perdita cominci a interrogarsi su quel silenzio.
In una famiglia come la loro, dove tutti pensavano costantemente agli affari, c'era qualcosa di innaturale nella studiata evasivit su quell'unico argomento, tanto pi che Bahram era partito per la Cina con la dichiarata intenzione di assumere il controllo del settore commerciale dell'azienda di famiglia della moglie, la Mistrie & Sons.
Fra i suoi parenti, i meglio informati sugli affari di Bahram erano i suoi due fratelli, che un paio di anni prima, alla morte del padre, avevano ereditato la ditta. Shireen non dubitava che fossero al corrente della situazione finanziaria del marito, tuttavia, pur facendole visita parecchie volte al giorno, non davano segno di voler toccare l'argomento. Per lei non era un segreto l'animosit che aveva avvelenato il rapporto fra il marito e i fratelli dopo la morte prematura del padre. Un antagonismo pi che prevedibile, dal momento che i fratelli non avevano mai considerato Bahram degno della famiglia Mistrie, e lui dal canto suo aveva ricambiato caldamente la loro disistima. Fin dal giorno del matrimonio le tensioni fra i tre uomini vorticavano intorno a Shireen come cime intorno a un verricello. Ma per gran parte della sua vita coniugale Shireen era stata informata solo degli aspetti privati del conflitto: sulle questioni d'affari il padre aveva imposto una pace precaria. Solo dopo la morte del patriarca, Shireen era diventata il perno intorno a cui ruotavano le tensioni famigliari.
Nessuno meglio di lei sapeva quanto il marito si fosse sentito tradito e manipolato quando i suoi fratelli avevano tentato di estrometterlo per poter disporre del ramo della ditta che proprio lui aveva costruito, il settore enormemente redditizio del commercio con l'estero. Ma Bahram non era il tipo d'uomo che si lascia mettere da parte: determinato ad acquistare lui stesso il settore esportazioni, aveva massicciamente investito in merci da portare in Cina nella speranza di raccogliere i fondi necessari per mettersi in proprio. Non essendo uomo da mezze misure aveva deciso che la sua sarebbe stata la pi grossa partita d'oppio mai imbarcata da Bombay. Per raccogliere il denaro necessario aveva attinto a ogni fonte di capitale disponibile - soci d'affari, capi della comunit, parenti - e poich non bastava si era infine rivolto a Shireen, chiedendole di impegnare i suoi gioielli e di ipotecare le terre ereditate dal padre ad Alibaug e a Bandra.
Nel corso degli anni c'erano stati fra loro molti dissapori, soprattutto a causa dell'apparente indifferenza di Bahram per la mancanza di un figlio maschio. Shireen lo aveva spesso supplicato di tentare una cura, ma lui non aveva mai preso sul serio la questione, cosa che le aveva causato molto dolore e rimpianto. In materia d'affari tuttavia Bahram aveva un istinto infallibile, riusciva sempre a dimostrare che i dubbi su di lui erano infondati. Lei stessa, pessimista per natura, era stata spesso fra coloro che prevedevano il fallimento delle sue imprese. Ma era stata regolarmente smentita, e col passare del tempo era arrivata ad accettare che riguardo a tali faccende era meglio affidarsi alle valutazioni del marito. Cos aveva finito per cedere alle sue richieste autorizzandolo a disporre della sua eredit come meglio credeva.
Cosa ne era stato dei suoi soldi? Perch nessuno le diceva nulla? Per un po' si aggrapp all'ipotesi rassicurante che la famiglia evitasse l'argomento per non doverlo affrontare in presenza di terzi. Era vero infatti che, tra figlie, sorelle e nipoti, oltre al suo nutrito contingente di domestici, non era quasi mai sola. Perfino le notti non le appartenevano del tutto, perch c'era sempre qualcuno nelle vicinanze a controllare che assumesse una generosa dose di laudano prima di andare a dormire.
Non che Shireen non fosse grata alla sua famiglia per il sostegno che le dava, tuttavia, dopo qualche tempo, le parve evidente che nella compassione dei famigliari c'era qualcosa di bizzarro. Le loro preoccupazioni erano concentrate esclusivamente su di lei, il suo defunto marito sembrava del tutto assente dai loro pensieri. Quando tent di modificare quello stato di cose annunciando che voleva celebrare un sontuoso Farvandin roj per Bahram al Tempio del Fuoco, nessuno le diede retta. Anzi, senza consultare Shireen, la famiglia organizz una modesta cerimonia alla quale parteciparono solo pochi parenti stretti.
Quando cerc di interpellarle, le figlie la misero a tacere alludendo a mezza voce al problema dei costi. Shireen comprese che le veniva nascosto qualcosa e decise di prendere in mano la faccenda. Mand un biglietto ai fratelli pregandoli di recarsi da lei al pi presto.
L'indomani, cerimoniosi come sempre, si presentarono insieme, molto formalmente abbigliati, angarkha inamidati e candidi turbanti avvolti con cura. Dopo brevi convenevoli, Shireen disse: Sono contenta che siate venuti,  da un po' che voglio chiedervi alcune cose.
Quali cose?
In merito agli affari di mio marito. So che aveva investito un sacco di soldi su quest'ultimo viaggio in Cina. Mi chiedevo cosa ne fosse stato.
Ci fu silenzio e Shireen si avvide delle occhiate che si scambiavano, come sollecitandosi l'uno con l'altro a parlare per primo. Li incalz: Forza, ho il diritto di sapere.
Si aggrapparono con sollievo alle sue parole.
La situazione era molto difficile, dissero. Bahram-bhai aveva commesso errori spaventosi; il suo amore per il rischio si era rivelato una calamit; aveva rischiato il tutto per tutto e la scommessa si era risolta in un disastro.
Le dita di Shireen s'infilarono tra le pieghe del sari bianco cercando il conforto dei fili del sacro kasti legato intorno alla vita.
Cos' accaduto? chiese. Voglio essere informata.
Dopo qualche esitazione presero a parlare insieme: Non era interamente colpa di Bahram, dissero. I recenti sviluppi della situazione in Cina l'avevano colto alla sprovvista. Subito dopo il suo arrivo a Canton era stato nominato un nuovo vicer, un mandarino che rispondeva al nome di commissario Lin, a detta di tutti un uomo assetato di potere: aveva confinato i mercanti stranieri e li aveva costretti a consegnare l'oppio che intendevano smerciare in Cina. Poi aveva sovrinteso personalmente alla distruzione dei loro carichi, merce per milioni di dollari spagnoli! Bahram era fra quelli che avevano perso di pi; l'intero suo carico, merce acquistata perlopi con denaro preso a prestito, era stato sequestrato e distrutto. Di conseguenza, i suoi debiti a Bombay erano tuttora insoluti; se fosse tornato avrebbe dovuto dichiarare bancarotta, cosa di cui forse non c'era da stupirsi; era sempre stato un giocatore d'azzardo e uno speculatore, come suo nonno prima di lui.
Shireen ascoltava come stordita, con le mani intrecciate in grembo. Quando ebbero concluso, disse: Non resta proprio nulla? Nulla?
Scossero il capo: non restava nulla. Bahram non aveva lasciato altro che debiti. Le circostanze erano tali che si era dovuta vendere la sua nave ammiraglia, l'Anahita, a Hong Kong, a un certo Benjamin Burnham, uomo d'affari inglese, per una cifra molto inferiore al suo effettivo valore. Era giocoforza mettere in vendita anche le case che Bahram aveva costruito per le figlie. Lei per fortuna era al riparo: disponeva di quell'appartamento nella casa di famiglia, un tetto sulla testa l'avrebbe sempre avuto. E i suoi generi guadagnavano entrambi piuttosto bene; avevano deciso di versare del denaro in un fondo che le avrebbe garantito una rendita mensile. Certo, avrebbe dovuto fare un po' di economia, ma con qualche cautela se la sarebbe certamente cavata.
A quel punto accadde una cosa strana. Da una finestra aperta entr una farfalla, svolazz per qualche istante sulle loro teste, poi si pos brevemente su un ritratto in cornice di Bahram. Shireen ebbe un sussulto e scost il velo: quel ritratto Bahram l'aveva portato molti anni prima da Canton. Con indosso una choga azzurro cobalto, sedeva con le ginocchia leggermente discoste, il volto squadrato, la barba spuntata con cura, straordinariamente bello, le labbra increspate in un sorriso.
Shireen aveva sempre attribuito un significato anche agli eventi pi banali; le pareva evidente che quando le cose, anche piccole cose, accadono insieme, la coincidenza non  mai priva di significato. Ora, anche dopo che la farfalla era volata via, non riusciva a distogliere gli occhi dal ritratto. Sembrava che Bahram la fissasse, come se stesse cercando di dirle qualcosa.
Shireen trasse un respiro profondo e torn a rivolgersi ai fratelli: Ditemi, c' la possibilit di recuperare almeno una parte degli investimenti di mio marito?
I due si scambiarono un'occhiata e cominciarono a biascicare qualcosa, con rammarico, quasi volessero scusarsi di distruggere le sue speranze.
In effetti, dissero, una possibilit di recuperare parte del denaro c'era. Bahram non era l'unico mercante straniero a cui era stata sequestrata la merce; molti altri, inclusi parecchi importanti uomini d'affari britannici, avevano dovuto consegnare il loro carico al commissario Lin. Le autorit londinesi non avrebbero certo lasciato passare sotto silenzio simili confische: a differenza dei governanti indiani, che se ne infischiano degli interessi degli uomini d'affari, avevano ben chiara l'importanza del commercio. Correva voce che stessero gi progettando di inviare un contingente militare in Cina per pretendere risarcimenti. In caso di guerra, se i cinesi avessero perso, com'era probabile, c'erano buone probabilit che una parte del denaro di Bahram venisse restituito.
Ma...
S? disse Shireen.
Ma quando fosse arrivato il momento di distribuire i fondi recuperati, non ci sarebbe stato nessuno a rappresentare Bahram. Assicurarsi i fondi non sarebbe stato semplice, e gli altri mercanti sarebbero stati presenti di persona, pronti a reclamare la loro parte.
Riflettendoci, Shireen si chiariva le idee. Ma non potremmo delegare un nostro rappresentante? chiese. Magari Vico?
Scossero il capo. Vico aveva gi declinato, dissero. Dopotutto era solo il commissario di bordo di Bahram, e non aveva voce in capitolo n con la Camera di commercio di Canton n col governo britannico. I mercanti stranieri a Canton erano una cerchia molto ristretta, impossibile entrarvi per un estraneo. Bahram apparteneva a tale cerchia, perci forse sarebbero stati disposti ad accogliere le richieste della famiglia se contattati da un parente di sangue, ma purtroppo non c'era nessuno a rivestire tale ruolo per conto di Bahram.
Shireen sapeva esattamente ci che intendevano dire, che le cose sarebbero state diverse se lei e Bahram avessero avuto un figlio a rappresentare i loro interessi. Quel pensiero l'aveva tormentata cos a lungo che adesso si spazient. Perch non io? sbott, dicendo la prima cosa che le venne in mente. E se ci andassi io?
La guardarono sbalorditi. Tu?
Io.
Tu? In Cina? Ma se non hai mai messo piede in strada da sola!
Be', perch non dovrei farlo ora? replic Shireen. Dopotutto, le vostre mogli e le vostre figlie si mostrano in pubblico, dico bene? Non vi pavoneggiate forse coi vostri amici inglesi per come  avanzata la nostra famiglia e per come non osserviamo il purdah?
Ma di cosa stai parlando, Shireenbai?  vero che le nostre mogli non sono ligie al purdah, ma abbiamo una certa posizione in societ. Non potremmo certo autorizzare le nostre sorelle e figlie ad andarsene in giro per il mondo da sole. Immagina lo scandalo. Cosa direbbe la gente?
Vi pare scandaloso che una vedova voglia visitare la tomba del marito?
A quel punto, i fratelli decisero di non insistere e abbassarono la voce.
Dovresti parlarne con le tue figlie, Shireen. Sapranno spiegarti la cosa meglio di noi.
11 agosto 1839
Canton
Ieri, mentre percorrevo Thirteen Hong Street, mi sono imbattuto in Compton. Ah Neel! ha esclamato. Zhong Lou-si vuole vederti!
Gli ho chiesto perch e mi ha spiegato che Zhong Lou-si era stato molto impressionato dal suo rapporto sulla produzione di oppio in Bengala. Informato del mio contributo, aveva detto che volevayam-chah(bere un t) insieme a me.
Ovviamente non potevo rifiutarmi.
Abbiamo stabilito che sarei andato alla tipografia di Compton l'indomani, all'ora della lepre (le cinque del pomeriggio).
Sono arrivato pochi minuti prima che la portantina di Zhong Lou-si fermasse davanti alla porta. Appariva pi vecchio di come lo ricordavo, curvo e fragile, con la sottile barba bianca che gli pendeva dal mento come un groviglio di ragnatele. Ma gli occhi non erano offuscati dall'et e scintillavano ammiccanti.
E cos, Ah Neel, ho saputo che hai imparato a parlare il cantonese!
Haih Lou-si!
Nemmeno Zhong Lou-si  cantonese, ma ha vissuto cos a lungo nel Guangdong che capisce il dialetto alla perfezione.  stato molto comprensivo coi miei balbettanti tentativi di parlarlo. Credo di non essermela cavata troppo male, anche se di tanto in tanto ho dovuto chiedere aiuto a Compton, in inglese.
 venuto fuori che Zhong Lou-si aveva chiesto d'incontrarmi per una ragione specifica: sta scrivendo un memorandum sull'India sotto il governo britannico - ha usato il termineGangjiao, che  la parola comunemente usata per i territori della Compagnia - e voleva farmi alcune domande.
Yat-dihng, yat-dihng, ho risposto, al che Zhong Lou-si ha detto che a Canton era giunta voce che gli inglesi stessero progettando di inviare in Cina una flotta armata. Ne sapevo qualcosa?
Capivo che la domanda era ingannevolmente semplice ed era stata probabilmente concepita in modo da nascondere la reale entit delle informazioni che Zhong Lou-si aveva ricevuto sull'argomento. Sapevo di dover scegliere accuratamente le parole.
Tra gli stranieri, ho detto, gi da parecchio tempo corre voce che la Gran Bretagna invier un contingente militare in Cina.
Haih me?Davvero? Dove l'avevo sentito? Da chi?
Ho spiegato che molti uomini provenienti dalla mia provincia, il Bengala (che qui chiamano Ban-gala), sono impiegati come copisti e scrittori dai mercanti inglesi. Ci sono copisti bengalesi anche nello staff del capitano Elliot, il plenipotenziario britannico. Spesso ci comunichiamo le novit, e tutti sanno che nell'aprile di quest'anno Elliot ha scritto al governatore generale britannico a Calcutta chiedendo di reclutare un esercito per una spedizione in Cina. Ho aggiunto che di recente ho sentito Mr Coolidge che ne parlava coi suoi amici, e sembravano convinti che al quartier generale britannico di Calcutta il reclutamento fosse gi in corso. Ma la notizia non verr divulgata finch non arriver l'autorizzazione da Londra.
Zhong Lou-si mi ha chiesto perch la spedizione viene organizzata in India e se le truppe saranno inglesi o indiane.
Alla luce della mia esperienza passata, gli ho detto che l'esercito probabilmente includer truppe sia inglesi sia indiane. La Gran Bretagna ha seguito questo schema in tutte le recenti guerre oltremare: in Birmania, a Giava e in Malesia.
Zhong Lou-si non si  stupito. Ha detto che gi durante il regno dell'imperatore Jiaqing gli inglesi hanno portato a Macao navi cariche di sepoy indiani (che lui chiamaxubo bing). Ma a Beijing hanno reagito con fermezza e le truppe non sono sbarcate. Ci  accaduto trent'anni fa. Dieci anni dopo, nel secondo anno di regno dell'attuale imperatore Daoguang, gli inglesi sono tornati con un altro contingente di sepoy indiani. Stavolta hanno brevemente occupato Macao, prima di essere costretti ad andarsene.
Poi Zhong Lou-si ha aggiunto una cosa che mi ha meravigliato: all'epoca gli ufficiali cinesi erano giunti alla conclusione che i sepoy erano schiavi e che gli inglesi non si fidavano delle loro capacit di combattenti, e che per questo se n'erano andati da Macao senza opporre grande resistenza.
Ma i sepoy non sono schiavi! ho protestato. E al pari dei soldati inglesi, vengono pagati.
Ricevono lo stesso onorario dei soldati inglesi dai capelli rossi?
No, ho dovuto riconoscere. Sono pagati molto meno, circa la met.
Vengono trattati allo stesso modo? Mangiano e alloggiano insieme, le truppe indiane e quelle inglesi?
No, ho ammesso. Alloggiano separatamente e ricevono un diverso trattamento.
E gli indiani possono raggiungere posizioni di comando? Ci sono ufficiali indiani?
No, ho detto. I ruoli di comando sono riservati agli inglesi.
 caduto il silenzio mentre Zhong Lou-si sorseggiava il suo t con aria meditabonda. Poi ha alzato gli occhi e mi ha detto: Perci gli indiani combattono per una paga inferiore, sapendo che non potranno mai raggiungere posizioni di comando. Giusto?
Tutto ci era innegabile.Jauh haih lo, ho ammesso. Ci che voi dite  vero.
Ma allora perch combattono?
Non sapevo come rispondere. Come fai a spiegare una cosa che tu stesso non capisci? Qualcosa che nessuno capisce? Mi sono limitato a dire: Combattono perch  il loro lavoro. Perch  cos che si guadagnano da vivere.
Dunque vengono da famiglie povere?
Vengono da famiglie di agricoltori, ho detto. Vengono da certe zone nell'interno del paese. Ma non sono poveri, molti vengono da famiglie di alto rango e molti sono proprietari di terre.
Ci ha ulteriormente stupito Zhong Lou-si: Perch dunque rischiano la vita, se non per necessit?
Be', ho detto,  difficile da spiegare, ma  perch molti di loro appartengono a clan - non riuscivo a trovare una parola per casta - che si sono sempre guadagnati da vivere combattendo. Dichiarano la loro lealt a un capo e combattono per lui. Un tempo i loro capi erano sovrani indiani, ma da qualche anno la Gran Bretagna  diventata la maggiore potenza. Da allora i sepoy combattono per gli inglesi come prima facevano per raja e nawab. Ai loro occhi non fa una gran differenza.
Ma quando combattono per gli inglesi, lo fanno sinceramente, mettendoci il cuore?
Di nuovo ho dovuto fermarmi a riflettere.
Difficile rispondere a questa domanda, ho detto. I sepoy sono bravi soldati e hanno aiutato gli inglesi a conquistare gran parte dell'India. Ma talvolta si sono ribellati, soprattutto quando venivano dislocati all'estero. Ricordo che una quindicina di anni fa ci fu un grosso ammutinamento, a Barrackpore, quando un battaglione di sepoy ricevette l'ordine di andare in Birmania. Di solito i sepoy del Governatorato del Bengala non amano combattere all'estero. Per questo gli inglesi spesso ricorrono ai sepoy di Madras per le campagne oltremare.
Zhong Lou-si ha annuito pensosamente, stropicciandosi la barba bianca. Mi ha ringraziato dell'aiuto e ha detto che spera che ci rivedremo presto.
Fra Kesri e sua sorella Deeti c'erano otto anni di differenza. Nel mentre, i loro genitori avevano avuto altri cinque figli: due sopravvissuti e tre morti. Ma loro due, sebbene fossero i pi lontani per et, si somigliavano moltissimo.
Una cosa che li accomunava era il colore degli occhi, che davano sul grigio chiaro. Per Deeti era stato un problema, perch nel loro villaggio molte persone superstiziose credevano che le donne con gli occhi chiari fossero dotate di poteri soprannaturali. Per Kesri quella caratteristica non aveva avuto le stesse conseguenze (in un maschio, gli occhi chiari erano considerati soltanto inusuali, non un'inquietante bizzarria) ma aveva nondimeno contribuito a creare un legame fra loro, e Kesri era sempre pronto a intervenire in difesa della sorella quando gli altri bambini la schernivano.
Li univa inoltre l'essere cresciuti pensando di avere un destino avverso. Deeti perch era nata sotto l'influenza di un allineamento degli astri poco propizio, Kesri perch era il primogenito.
Nella maggior parte delle famiglie essere il primogenito era considerata una benedizione, e se fosse stato una persona diversa anche Kesri sarebbe stato lieto di appartenere a una famiglia dove vigeva la consuetudine di tenere a casa il primo figlio maschio a lavorare i campi. Ma lui non intendeva restare per sempre in un villaggio come Nayanpur a sgobbare dietro un aratro incitando i buoi. Fin dalla prima infanzia adorava ascoltare i racconti degli zii, del padre, del nonno, dei guruji e di tutti gli altri uomini del villaggio che erano andati soldati quando erano veri jawan, guerrieri nel fiore della giovinezza. Non aveva mai avuto altra ambizione che fare quel che avevano fatto loro: andarsene a servire come sepoy in un qualche angolo dell'Indostan o del Deccan.
Dal momento che la loro era una famiglia di agricoltori, i ragazzi imparavano a combattere fin da piccoli. In quei tempi difficili imperversavano bande di dacoit e di uomini armati, perci bisognava andare nei campi con spade e scudi, non solo con falci e aratri. Come potevi coltivare la terra se non la sapevi difendere?
Kesri e i suoi fratelli avevano cominciato a praticare la lotta libera fin da giovanissimi. Non lontano dal loro villaggio c'era un famoso akhara, una palestra per la pratica di diverse discipline, del corpo e dello spirito. Era legato a un ashram gestito da sadhu naga, un ordine di asceti vestiti solo di cenere famosi tanto per il loro valore in combattimento quanto per l'austerit delle loro pratiche. I sadhu naga non badavano a distinzioni di rango, e in ogni caso all'interno degli akhara vigeva la venerata tradizione di non tener conto di alcuna differenza di casta o religione: tutti coloro che arrivavano si lavavano, mangiavano e lottavano insieme, quale che fosse il loro status nel mondo esterno al di l di quei sacri recinti.
Questo aspetto dell'akhara non garbava al padre di Kesri, che era assai intransigente riguardo alla casta; Kesri invece lo trovava estremamente congeniale, e pazienza se al ritorno a casa gli toccava un bagno purificatore. Dell'akhara amava tanto il cameratismo quanto le prove fisiche; essendo di corporatura robusta e di temperamento gagliardo, apprezzava in particolar modo il rigoroso regime ginnico. Gli piaceva sollevare pesi come i naal e i gada e, a differenza degli altri ragazzi, non cercava mai scuse per scansare l'aratura del quadrato da wrestling, un esercizio in cui un ragazzo sedeva su una trave di legno mentre un altro lo trascinava lungo tutta la superficie tirandolo con una sorta di cavezza.
Ma ci che amava di pi era il combattimento: quando il suo intuito e il suo corpo erano sotto pressione, tutti i suoi sensi si facevano pi affilati; riusciva a mantenersi lucido in situazioni in cui altri ragazzi si lasciavano prendere dal panico. Potendo scegliere, avrebbe dedicato pi tempo a esercitarsi in manovre come l'atterramento e il bloccaggio; a volte lo irritava che i sadhu dedicassero altrettanta cura al controllo della respirazione, delle viscere e dei fluidi corporei quanto alla tecnica di lotta, ma accettava le loro richieste come il prezzo da pagare per l'allenamento. Ogni mattina osservava doverosamente il serpente che strisciava fuori dal suo intestino, e ogni volta che lo trovava di colore troppo spento o non abbastanza attorcigliato su se stesso e pronto a colpire riferiva la cosa agli allenatori e modificava la propria dieta in base alle loro prescrizioni.
Vi si applicava con tale forza di volont che, gi a dieci anni, era considerato uno dei migliori lottatori dell'akhara, nella sua et e nella sua categoria. Ben presto l'addestramento cominci a includere l'uso di armi, soprattutto il lath, un pesante randello, ma anche la talwar, una scimitarra. A sparare col moschetto impar a casa, dal padre, che insegnava a tutti i suoi figli a usare il fucile a miccia.
Anche nell'uso delle armi, come gi sul quadrato, Kesri si dimostr cos abile che, ancor prima di compiere quindici anni, l'et in cui i ragazzi cominciavano a essere reclutati come jawan, era uno dei combattenti pi temuti del villaggio. Ma agli occhi di suo padre quello non era che un motivo in pi perch restasse a casa: con lui la loro terra sarebbe stata pi al sicuro che con qualunque altro dei suoi fratelli.
Il fratello minore di Kesri si chiamava Bhim. I muscoli non gli mancavano, ma era tardo di comprendonio, incapace di ragionare con la sua testa. Obbediva al padre senza fare domande.
Il padre, Ram Singh, era stato anche lui un soldato, ed era testardo e manesco. Se lo si voleva contraddire bisognava prepararsi a ricevere una bella bastonata. Il che non scoraggiava Kesri dal dire quel che pensava, col risultato che di botte se n'era prese tante prima di capire che litigare col padre era una perdita di tempo: Ram Singh era il tipo di soldato che di fronte alla resistenza nemica si trincera ancora di pi. Se mai avesse voluto arruolarsi, Kesri avrebbe dovuto mettersi contro il padre e fare di testa propria. Ma come? Senza il consenso della famiglia nessun reclutatore rispettabile l'avrebbe preso, perch non avrebbe avuto alcuna garanzia circa la sua condotta. E poi, senza l'aiuto della famiglia non si sarebbe potuto permettere l'equipaggiamento che una recluta deve portare con s, men che mai un cavallo. Quanto ad altre opzioni, come unirsi a una banda di mendicanti armati o a una masnada di dacoit, perfino lavorare nei campi sembrava preferibile.
Perci non aveva altra scelta che tenere a bada la lingua quando i militari passavano di l per interpellare Ram Singh circa i suoi figli. Si rodeva il fegato in silenzio mentre il padre spiegava che sarebbe stato lieto di parlare del figlio minore, Bhim, ma per quanto riguardava il maggiore non c'era niente da dire: il suo futuro era gi deciso, sarebbe rimasto a casa a lavorare nei campi.
Come se ci non bastasse, fu pi o meno a quell'epoca che cominciarono a fioccare le proposte di matrimonio per la sorella pi vicina a lui per et. A quanto pareva, se ne sarebbe andata presto anche lei. Era come se si aprissero nuovi orizzonti per tutti tranne che per lui.
Dal momento che lui e Deeti trascorrevano un bel po' di tempo insieme nei campi, l'unica della famiglia a comprendere il suo stato d'animo era lei. Le sue sorelle erano tenute il pi possibile in casa, per proteggerne la carnagione, ma Deeti, essendo nata sotto una cattiva stella, aveva in ogni caso scarse prospettive matrimoniali, perci si era deciso che doveva imparare a coltivare la terra. Gli arrivava a malapena al ginocchio quando Kesri cominci a insegnarle a usare la nukha, l'attrezzo a otto lame con cui si incidevano le capsule dei papaveri maturi. Avanzavano lungo le file di fiori denudati, ciascuno con la sua nukha, e scalfivano le sacche tumescenti per farne stillare la linfa. Quando l'odore inebriante del lattice d'oppio dava loro alla testa, si sedevano vicini all'ombra di un albero.
Anche se Deeti era molto pi piccola di Kesri, s'intendevano alla perfezione. Deeti era straordinariamente comprensiva e perspicace per la sua et, tanto che Kesri si domandava se non possedesse davvero poteri fuori dall'ordinario. A volte, quando lui disperava di riuscire ad andarsene da Nayanpur, era lei, una bambinetta, a rassicurarlo. Sapendo che Kesri non smetteva di rimuginare sugli orizzonti che si aprivano per il fratello e la sorella, lo spronava: Wu saare baat na socho. Non preoccuparti. Cerca di pensare a qualcos'altro.
Ma ignorare quel che stava succedendo era semplicemente impossibile. La loro casa non aveva mai attratto tanti estranei; la loro famiglia non aveva mai provato l'emozione di essere cercata e corteggiata a quel modo. Spesso, al termine di una giornata di lavoro, quando tornavano alla loro casa con le pareti di fango, Kesri e Deeti trovavano il padre che s'intratteneva coi reclutatori all'ombra dell'albero di mango; oppure scoprivano che la madre era nel cortile interno a discutere con un sensale.
Cos come la moglie era ben informata riguardo al mercato matrimoniale, Ram Singh lo era riguardo a quello militare. Aveva trascorso molti anni nell'esercito del regno del Berar, e conosceva un gran numero di reclutatori professionisti che percorrevano i villaggi della regione in cerca di giovani promettenti. Quel tratto della pianura gangetica aveva sempre fornito agli eserciti dell'India settentrionale il grosso delle truppe. Poich molti di quei jawan provenivano da famiglie come la loro, aveva parenti in almeno una decina di armate. Avendo coltivato con cura quelle relazioni gi molto prima che qualcuno venisse a chiedere informazioni riguardo ai suoi figli, Ram Singh sapeva benissimo con quale tipo di reclutatore era disposto a trattare. E sapeva anche quali preferiva ignorare, fossero suoi parenti o meno.
Uno dei primi che si presentarono fu un agente del raj di Darbhanga, a cui Ram Singh era legato per motivi famigliari. Essendo un parente, fu ascoltato con cortesia, ma se n'era appena andato che gi la sua proposta era stata scartata.
Oggi come oggi il raj di Darbhanga  solo uno zemindari insignificante, aveva detto Ram Singh. Non  pi come ai tempi di mio padre. Sono vassalli dei sahib bianchi, lavorare per loro sarebbe peggio che arruolarsi nell'esercito della Compagnia inglese.
Era una faccenda su cui Ram Singh aveva opinioni ben precise. Il loro distretto era stato conquistato dalla Compagnia delle Indie orientali molto tempo prima, ma inizialmente l'annessione non aveva cambiato un granch le cose, e tutto era andato avanti pi o meno come al solito. Col passare del tempo, per, la Compagnia aveva cominciato a intromettersi in questioni di cui i sovrani indiani non si erano mai impicciati, questioni come le colture e i raccolti. Negli ultimi anni la fabbrica di oppio di Ghazipur aveva sguinzagliato centinaia di agenti per convincere gli agricoltori a contrarre prestiti per piantare i papaveri in autunno. Dicevano che quei prestiti avrebbero coperto il costo delle coltivazioni, e promettevano che i profitti sarebbero stati eccellenti. Ma spesso, quando veniva il momento, la fabbrica di oppio cambiava i prezzi in base a com'era andato il raccolto. E poich non era consentito vendere ad altri che alla fabbrica, spesso i coltivatori finivano per rimetterci, indebitandosi ulteriormente. Ram Singh conosceva parecchi uomini che si erano rovinati cos.
Ultimamente la Compagnia aveva addirittura cercato di interferire col mercato del lavoro, prendendo provvedimenti per scoraggiare gli uomini dall'arruolarsi in eserciti che non fossero il suo. Per Ram Singh, come per molti altri, ci era inammissibile, ancor pi che intromettersi nelle faccende agricole. Che qualcuno pretendesse di avere l'esclusiva sui loro servizi era un'assurdit: per loro, poche cose contavano pi del diritto di lavorare per chi offriva le condizioni migliori. Non era inconsueto che fratelli e cugini si trovassero impiegati in armate nemiche, e se accadeva che in battaglia finissero per scontrarsi, era inteso che ognuno avrebbe fatto il proprio dovere combattendo lealmente per il proprio capo, poich aveva mangiato il suo sale. Cos andavano le cose al tempo di Ram Singh, e di suo padre prima di lui; altro buon motivo per non volere che i figli si arruolassero nei paltan della Compagnia.
Lui l'esercito della Compagnia lo conosceva bene, l'aveva combattuto nella battaglia di Assaye. Le forze del Berar erano scese in campo alleate con l'esercito di Gwalior, ed erano arrivate a un passo dall'infliggere agli inglesi la pi grande sconfitta che avessero mai subito. Ram Singh ricordava sempre quella battaglia, e diceva che la vittoria degli inglesi era dovuta solo all'astuzia del loro generale, Arthur Wellesley, che era riuscito a indurre al tradimento i ranghi nemici con l'inganno e la corruzione.
Se c'era una cosa di cui Ram Singh era sicuro, era che l'esercito della Compagnia delle Indie orientali non era posto per i suoi figli. Nel modo di combattere degli inglesi, era solito dire, non c'era niente che rimescolasse il sangue, niente di eroico. I soldati della Compagnia non si facevano mai avanti per un corpo a corpo; i loro jawan non cercavano la gloria rompendo i ranghi per cogliere il nemico alla sprovvista. Combattevano come un'armata di formiche, allineati spalla a spalla, tutti intenti a fare gli stessi movimenti provati mille volte. C'era qualcosa che ricordava le formiche anche nel loro aspetto, indossavano tutti la stessa identica uniforme, nessuno aveva l'ardire di distinguersi con insegne sue o con un proprio inconfondibile turbante. Quanto alle carovane al loro seguito, erano squallide e anonime, quantomeno in confronto alle grandi salmerie che accompagnavano le armate di Gwalior, Jaipur e Indore, con le loro baiadere e i loro bazar.
Che senso aveva la vita militare se non offriva alcun piacere e alcun colore? Perch un uomo avrebbe dovuto scagliarsi contro il nemico se poi alla fine della battaglia non poteva neanche rilassarsi fra i civili al seguito andando a scovare le ragazze che preferiva e banchettando con cibo saporito e bevande forti? Meglio essere un bovaro, condurre il bestiame al pascolo, piuttosto che una vita simile. Era una vita priva di qualunque izzat, qualunque onore, contraria alle abitudini della loro casta e alle consuetudini dell'Indostan.
Ram Singh era costernato dal fatto che molti regni e principati indiani avessero cominciato a imitare gli eserciti britannici, ma per fortuna alcuni restavano fedeli agli antichi costumi bellici: quelli di Awadh, di Jaipur, di Jodhpur e di Jhansi, ad esempio. E poi c'era l'esercito moghul, che rappresentava tuttora un'ottima opportunit: il suo secolare prestigio era tale che, sebbene il territorio del vecchio impero andasse vieppi rimpicciolendosi, un uomo che serviva nelle sue legioni era sicuro di ottenere il rispetto del proprio villaggio.
Per tutte quelle armate, la regione intorno a Nayanpur era un'area di reclutamento privilegiata, perci Ram Singh era sicuro che suo figlio Bhim avrebbe avuto solo l'imbarazzo della scelta. E infatti presto cominciarono a presentarsi altri reclutatori. Alcuni erano duffadar, reclutatori professionisti al soldo di vari regni e principati, altri erano jamadar, veterani che talvolta Ram Singh aveva conosciuto al tempo in cui era soldato. Quando arrivavano, si disponevano per loro dei charpoy all'ombra dell'albero di mango, e si mandavano a prendere narghil, cibo e acqua.
Spesso era Kesri che veniva chiamato a servire i visitatori e ad accendere i narghil. Nessuno badava al fatto che restasse ad ascoltare quel che veniva detto: dal momento che non era disponibile per il reclutamento, la sua presenza non faceva alcuna differenza. Bhim invece non poteva neanche avvicinarsi ai reclutatori. Sarebbe stato sconveniente e avventato quanto per una ragazza presentarsi sfacciatamente di fronte a una schiera di futuri parenti acquisiti.
Ram Singh cominciava interrogando minuziosamente i reclutatori su questioni come il salario offerto e la regolarit dei pagamenti. Come veniva diviso il bottino? Che tipo di batta, di rimborsi, venivano riconosciuti? C'era un rimborso per il vestiario? Ce n'era uno per i trasferimenti? O un premio per le campagne oltremare? Chi forniva il cibo negli accampamenti? Quant'era grande il bazar dei civili al seguito? Cosa offriva? Al campo base erano forniti alloggiamenti?
Solo se queste domande ricevevano una risposta soddisfacente, Bhim veniva fatto comparire davanti al reclutatore. E come la madre trovava sempre il modo, al momento giusto, di presentare le figlie nella luce migliore davanti ai pretendenti, cos il padre faceva col figlio. Quando giungeva il momento, mandava Kesri a chiamare il fratello. Il ragazzo si presentava con un erpice in spalla, indossando solo camiciola e langot, cos che il reclutatore potesse ammirarne il fisico possente. Poi Ram Singh gli chiedeva di strigliare il cavallo del jamadar, cosa che lui subito faceva con entusiasmo, dimostrando cos di essere un ragazzo obbediente e beneducato che avrebbe eseguito rispettosamente gli ordini.
I jamadar non erano gli unici che andavano in cerca di giovani idonei alla vita militare: alcuni dei reclutatori erano jawan in licenza. Per le reclute venivano pagate delle commissioni, perci racimolare qualche ragazzo era un buon modo per fare un po' di soldi.
Per Bhim e Kesri i soldati pi giovani erano molto pi interessanti dei soliti anziani dai baffi grigi. Alcuni erano amici o conoscenti dei villaggi vicini, quindi non c'era bisogno di fare tante cerimonie; alcuni si fermavano addirittura per la notte, e allora i due fratelli restavano svegli fino all'alba ad ascoltare le loro storie.
Un giorno giunse in visita un cugino. Sebbene fosse poco pi vecchio di Kesri, aveva gi trascorso un paio d'anni a Delhi, arruolato nell'esercito moghul. Era la prima volta che tornava a casa, e non si poteva certo lasciarlo andar via senza che passasse l la notte: i ragazzi portarono i charpoy nel cortile e furono presto catturati dai racconti del cugino, che descrisse loro i templi e le moschee, i forti e i palazzi di Delhi. Quando era in marcia con la sua unit, disse, molto pi numerosi dei soldati erano i civili al seguito. Il bazar che li accompagnava era come una piccola citt, solo molto pi pittoresco. Un'intera sezione era riservata alle ragazze, le pi belle donne che si fossero mai viste, donne dell'Afghanistan e del Nepal, dell'Etiopia e del Turkmenistan. Bhim e Kesri, disse, non se le potevano neanche immaginare le cose che quelle ragazze sapevano fare col loro corpo e la loro lingua.
Ovviamente quell'accenno non poteva bastare. I due ragazzi lo tempestarono di domande, e dopo essersi fatto pregare per un po' lui raccont tutto quello che volevano sapere, e anche altro: com'era farsi accarezzare l'intero viso con un capezzolo, e farsi avviluppare l'arnese da muscoli capaci perfino di strizzare, pizzicare e strimpellare come le dita di un musicista.
Per Kesri quello era un territorio pericoloso, perch uno degli aspetti pi importanti del suo addestramento di lottatore era il controllo del lavorio interno del suo corpo, soprattutto per quanto atteneva i desideri e le loro manifestazioni. A tal fine praticava con regolarit una serie di esercizi volti a prevenire lo spargimento, accidentale o intenzionale che fosse, dei fluidi vitali. Ma quella notte il suo addestramento non si rivel all'altezza del compito: si svegli di soprassalto e scopr di essere stato vittima di un swapnadosha, un infortunio-in-sogno.
Quanto a suo fratello Bhim, cap subito che quello era esattamente il tipo di vita militare che gli si confaceva. Incoraggiato da Kesri, la mattina dopo and dal padre e gli disse che voleva seguire il cugino a Delhi. Ram Singh diede volentieri la sua benedizione, e promise che avrebbe provveduto a tutto il necessario.
I preparativi per la sua partenza cominciarono subito e coinvolsero l'intera famiglia. Furono confezionati capi di vestiario, messe da parte coperte e lenzuola, radunato l'equipaggiamento: pietre focaie, polvere da sparo, pallottole per il moschetto e una serie di armi da taglio lunghe e corte.
Mentre l'attenzione di tutti era concentrata su Bhim, Kesri si dedicava ad arare i campi di papaveri. E per quanto si sforzasse non riusciva a non pensare all'imminente viaggio a Delhi del fratello, in groppa a un cavallo, con le armi a tracolla e in testa un turbante bello nuovo. Per contrasto, il suo corpo nudo, con un lurido langot legato intorno alla vita e le mosche che si posavano sui rivoli di sudore, lo faceva pensare alla vita che lo attendeva, un interminabile arrancare dietro gli animali da tiro, scostandosi appena in tempo per evitare le improvvise scariche di escrementi, stagione dopo stagione, assistendo all'andirivieni dei raccolti, accontentandosi del lusso di un'ora di sonno all'ombra di un albero nel pomeriggio, per poi, a fine giornata, dedicarsi all'ardua impresa di lavare via il fango indurito come un secondo strato di pelle fra le dita dei piedi. Intanto Bhim sarebbe passato di citt in citt, riempiendosi le sacche di bottino, mangiando carni e pollame succulenti e crogiolandosi fra le braccia di donne bellissime.
Abbandonando i buoi nel mezzo del campo, and a sedersi sotto un albero. Si stringeva le ginocchia mentre le lacrime gli rigavano le guance, e cos lo trov la sorella quando gli port roti e achar per il pranzo. Deeti comprese al volo qual era il problema; rest con lui tutto il pomeriggio e lo aiut a terminare l'aratura.
A fine giornata, mentre tornavano a casa, gli disse: Non ti preoccupare, succeder. Te ne andrai anche tu.
Ma quando, Deeti? Batavela. Dimmi... quando?
Per parecchi giorni dopo lo sfortunato incontro con Mrs Burnham e sua figlia, Zachary visse nel terrore di essere cacciato dalla sua nuova e confortevole dimora sul budgerow. Era convinto che fosse solo questione di tempo, poi sarebbe arrivato un khidmutgar con una lettera che lo sollevava dall'incarico a causa della sua mancanza di decoro.
Ma poich i giorni passavano senza licenziamento, pens che Mrs Burnham avesse deciso di concedergli una seconda occasione. Sapeva per di non potersi distrarre: di tanto in tanto, un baluginio alle finestre della grande casa lo induceva a pensare di essere ancora sotto osservazione, perci faceva del suo meglio per attenersi scrupolosamente ai dettami ricevuti in fatto di vestiario e di contegno. Quando lavorava nelle zone esposte dell'imbarcazione, si sincerava di essere coperto dalla testa ai piedi, nonostante il caldo.
A parte quel piccolo fastidio, Zachary era ben contento di vivere sul budgerow. Le sue giornate erano monotone ma non prive di soddisfazione. Si alzava presto e lavorava fino al tramonto; quando gli serviva aiuto, si rivolgeva ai khidmutgar, ma perlopi preferiva lavorare da solo. Sembrava che la sua esistenza tranquilla e frugale impietosisse i cuochi e i domestici, che lo rifornivano di avanzi. A dire il vero non ricordava di aver mai mangiato cos bene e vissuto con tante comodit.
La cosa migliore erano le notti. Il letto era di per s un abbraccio morbido e accogliente, e solitudine e quiete erano un lusso ancora pi grande. Nutrita dal cibo squisito e dalla tranquillit del luogo, la sua immaginazione divenne cos concupiscente che non gli costava alcuno sforzo richiamare Paulette dalle ombre, e il piacere di quei convegni amorosi era cos intenso che arrivava a sperimentarlo pi volte in una notte.
Una mattina, mentre lavorava sul ponte di prua, ud Annabel che lo chiamava dalla riva: Ehi, voi!
Si port un dito al cappello. Salve, Miss Annabel.
Sono venuta a salutarvi, parto oggi per Hazaribagh.
Be', vi auguro un viaggio sicuro e piacevole, Miss Annabel.
Grazie.
La bambina fece un passo avanti. Dite un po', carpentiere, voi la conoscevate Paulette, vero?
S, la conoscevo.
Pensate di rivederla presto?
Non lo so disse lui. Lo spero.
Se la vedete, salutatela per favore da parte mia. Mi manca tanto.
Anche a me, Miss Annabel.
La ragazzina annu. Ora  meglio che vada. Alla mamma non piace che parli con voi.
Perch?
Dice che non sta bene che una ragazza parli coi segatori.
Lui scoppi a ridere. In tal caso  meglio correre. Arrivederci.
Arrivederci.
Annabel e Mrs Burnham partirono qualche ora dopo, e per quindici giorni la dimora dei Burnham fu silenziosa e buia. Poi all'improvviso le luci si riaccesero e Zachary cap che Mrs Burnham era tornata. Una settimana dopo ci fu in tutta la casa un'esplosione di attivit; una moltitudine di khidmutgar, chokra, mali e ghaskata sciamava nei giardini appendendo lanterne e sistemando sedie e poltroncine. Uno dei chokra disse a Zachary che ci sarebbe stato un grande burra-khana per festeggiare il compleanno della beebee.
La sera un gran numero di calessi e barrocci risalirono il viale, e il suono di voci e risate riecheggi sui prati fino a tarda notte. Zachary si rinchiuse nella sua cabina stando ben attento a non farsi vedere.
L'indomani, all'ora di cena, i khidmutgar gli portarono una stupefacente variet di avanzi e perfino qualche bottiglia di birra. Insieme al cibo e alle bevande gli consegnarono un piccolo pacco. Era accompagnato da una busta su cui, in caratteri marcatamente inclinati, era scritto il suo nome.
Era la prima comunicazione che Zachary riceveva dopo l'ultimo incontro con Mrs Burnham: apr la busta con grande trepidazione, non sapendo cosa aspettarsi. Con sua sorpresa, il tono del messaggio era non solo cortese ma quasi cordiale:
30 agosto 1839
Caro Mr Reid,
mi auguro che siate sistemato confortevolmente e che le riparazioni procedano. Se vi servisse qualcosa, non esitate, vi prego, a rivolgervi ai khidmutgar.
Poich l'Uomo non vive di solo pane, sentirete senz'altro il bisogno di un po' di Letteratura edificante per alleviare la solitudine. Perci mi sono presa la libert di mandarvi due libri. Spero li troverete interessanti.
Sinceri saluti,
C. Burnham
Dunque era stato perdonato! Con un grugnito di sollievo, Zachary pos il biglietto e il pacco sullo sgabello accanto al letto. Poi festeggi aprendosi una bottiglia di birra e consum un pasto generoso. Pi tardi sal sul ponte e invit mentalmente Paulette a sedersi accanto a lui sotto le stelle. La sua presenza era cos palpabile che gli fece bramare i piaceri del letto; si precipit in cabina e senza por tempo in mezzo apr la zanzariera e scivol fra le lenzuola, indugiando solo per afferrare una delle pezzuole macchiate e incrostate sparse tutt'attorno.
Stava per spegnere la candela quando il suo sguardo cadde sul pacchetto inviatogli da Mrs Burnham. Si allung verso lo sgabello e lacer la carta che lo avvolgeva. Dentro c'erano due libri, esattamente del tipo che si aspettava di ricevere da Mrs Burnham: una biografia di un missionario da tempo defunto e un'antologia di sermoni di un qualche reverendo.
Sembravano noiosi, e comunque Zachary non era nello stato d'animo giusto per leggere, ma proprio quando stava per posarli da uno dei libri scivol fuori un sottile opuscolo che gli cadde sul petto. Lo raccolse e diede un'occhiata alla copertina. C'erano stampate, in un vistoso grassetto, le parole:
Onania,
o l'abietto peccato
della Profanazione di s.
Leggendo quel titolo balz a sedere: non era sicuro del significato di quelle parole, ma il loro suono bastava ad allarmarlo.
Aprendo l'opuscolo a caso s'imbatt in un paragrafo che era stato sottolineato con tratti marcati.
La Profanazione di s  quella pratica innaturale con cui persone dell'uno e dell'altro sesso contaminano il proprio corpo senza il contributo di altri; abbandonandosi a sudicie fantasie, costoro tentano di imitare e procurare a se stessi quelle sensazioni che per volont di Dio devono riguardare esclusivamente il commercio carnale fra i due sessi per la continuazione della Specie.
I suoi occhi tornarono, come ipnotizzati, alle parole sudicie fantasie. Scosso da un brivido di vergogna, gir rapidamente pagina, ma solo per trovarsi davanti a un altro passo sottolineato:
...il Crimine in s  mostruoso e innaturale; la Pratica  terribilmente sudicia e odiosa; la Colpa grida vendetta e le Conseguenze sono rovinose. Esso distrugge l'affetto coniugale, corrompe l'inclinazione naturale e tende a estinguere ogni speranza di posterit.
Gir febbrilmente pagina:
Tanto per gli uomini quanto per i ragazzi,  spesso bastato un solo tentativo a provocare in taluni una Fimosi, in talaltri una Parafimosi. Non mi dilungher su tali termini, basti dire che si tratta di malanni assai dolorosi e molesti, che possono tormentare per parecchio tempo, se non provocare Ulcere e altri sintomi peggiori. Il frequente ricorso alla Profanazione pu inoltre provocare Stranguria, Priapismo e altri disordini del pene e dei testicoli, ma soprattutto Gonorrea, pi difficile da curare di quella contratta dalle donne...
Le mani di Zachary cominciarono a tremare e l'opuscolo gli scivol fra le dita. Si chin a slegarsi i calzoni e prese a esaminarsi il corpo in cerca di ulcere, strangurie e fimosi. Non sapeva esattamente cosa fossero, ma tra l'ispido pelo del pube e nelle pieghe grinzose della sacca sottostante non mancavano i segni di preoccupanti alterazioni: foruncoli, grani di miglio, grinze e vene rigonfie che non aveva mai notato prima.
Quando erano comparsi, e cosa preannunciavano? Non riusciva a pensarci, e ringrazi il cielo che non ci fossero segni d'incipiente priapismo, una malattia di cui aveva sentito parlare spesso tra i marinai: loro lo chiamavano sozzura del tagliamare, e aveva sentito dire che poteva causare danni spaventosi, a volte addirittura provocare un'eruzione all'estremit dell'organo, come una vescica o una pustola. Non riusciva a immaginare afflizione peggiore.
Poi sopraggiunse un pensiero ancora pi orribile: e se l'arrivo dell'opuscolo non fosse stato casuale? Se Mrs Burnham l'avesse deliberatamente infilato nel libro, sapendo che sarebbe approdato fra le sue mani?
No, impossibile. Zachary non riusciva neppure a immaginare che Mrs Burnham sapesse dell'esistenza di un simile opuscolo, men che mai che avesse una qualche familiarit con gli argomenti di cui trattava. Di sicuro una donna come lei, una memsahib cos sensibile e delicata, la pi riservata delle burra beebee, non avrebbe mai indugiato con gli occhi su un libello di quel tipo. E se pure l'aveva fatto, certo non avrebbe osato mandarlo a un uomo che quasi non conosceva.
Quale poteva essere infatti lo scopo di un simile gesto? Quali ragioni poteva avere per accusarlo di essere un onanista?
Per conoscere qualcosa di cos segreto, di cos privato, doveva aver scrutato fin dentro la sua anima. E vedere cos profondamente nella testa e nel corpo di un'altra persona significava impadronirsene, assumerne il completo dominio; ormai avrebbe potuto farle da cavafango, di sicuro non sarebbe mai pi riuscito a guardarla negli occhi.
E il peggio era che non avrebbe mai scoperto se lei sapeva o no; non era un argomento di cui un carpentiere e la sua padrona potessero parlare.
Fu invaso da una paura terribile, e ogni pensiero di ulteriori piaceri con Paulette svan dalla sua mente. Provava ora un disprezzo di s cos acuto da non riuscire a immaginare che simili abiette tentazioni potessero mai riemergere dentro di lui. E se anche fossero riemerse, le avrebbe combattute; avrebbe dimostrato di non essere un onanista. Era ben deciso a farlo: da ci sembrava dipendere la sua libert, il dominio della sua stessa anima.
I suoi occhi si posarono sugli stracci giallastri sparsi intorno al letto. Alla luce di quanto ora sapeva, apparivano indicibilmente disgustosi, vere e proprie fonti di peccato e di contagio. Muovendo le mani a tastoni, trov la pezzuola che si era portato nel letto e la scagli lontano con un fremito di ripugnanza. Poi riprese l'opuscolo e lo rilesse dal principio alla fine.
Nei giorni successivi, a forza di leggerlo e rileggerlo, Zachary ridusse praticamente a brandelli le pagine di Onania. I passi che gli facevano pi impressione erano quelli relativi alle malattie: ogni rilettura acuiva la sua ansia in merito alle infezioni che ribollivano dentro il suo corpo.
Fino a quel momento aveva creduto che lo scolo fosse la vendetta del bordello, e che fosse impossibile prenderlo senza ficcare il pacco in un boccaporto, di prua o di poppa che fosse; che invece il solo issare il paranco con le proprie mani potesse produrre il medesimo effetto non gli era mai passato per la mente.
A bordo della Ibis aveva visto le conseguenze dello scolo su altri marinai; aveva sentito uomini sifilitici urlare per il dolore mentre cercavano di incidere gli ascessi; aveva visto, con curiosit e orrore, il frutto che germogliava sulle verghe malate: l'ammasso informe di piaghe e vesciche, i fiotti di pus. Aveva anche sentito raccontare di come il trattamento, con applicazioni di mercurio e perfino di sanguisughe, fosse doloroso quanto la malattia. Inchiodare per sempre il cannone sembrava meglio che sottoporsi alla cura.
Mai avrebbe immaginato che i suoi piaceri notturni con Paulette potessero spingerlo in quella direzione. Era convinto che non ci fosse differenza fra la sua cartuccera e la vescica o l'intestino, che andavano tutti periodicamente svuotati. Aveva perfino sentito dire che spurgare il membro di tanto in tanto era necessario come soffiarsi il naso. Di sicuro chiunque avesse dormito in un castello di prora non poteva non accorgersi delle fucilate che a tratti scuotevano le amache. Pi di una volta Zachary aveva sbattuto il naso a causa di una mitragliata troppo vigorosa nell'amaca di sopra. E come talora rimbrottavano lui, anche lui aveva imparato a rimbrottare: Vuoi piantarla di lucidare la pistola lass? Spara un colpo e falla finita.
Ma ora ricord, con un tuffo al cuore, che erano sempre quelli col grilletto facile a beccarsi lo scolo. Lui non aveva mai fatto parte della combriccola, almeno fino a quando non era caduto vittima del fantasma di Paulette. Adesso, mentre lottava con la tentazione di abbandonarsi di nuovo tra le sue braccia, il solo pronunciare la lettera P gli divenne insopportabile, come del resto ogni parola il cui suono rimandasse a Paulette.
Il lato peggiore della cosa era che ogni giorno portava con s preoccupanti segnali proprio del malanno che pensava di aver evitato, il priapismo. Era un'amara ironia che il morbo si fosse manifestato solo dopo che lui ne aveva eliminato la causa; n era meno ironico che quanto pi lui si asteneva tanto pi vigorosamente esso si manifestava. Certe notti era come se i suoi fluidi cuocessero in un bollitore: tener chiuso il coperchio, con la pressione che saliva dal basso, richiedeva uno sforzo tremendo, ma tenne duro, perch cedere sarebbe stata una capitolazione, ammettere di non essere altro che una bestia al giogo.
Durante il giorno teneva a bada i sintomi dedicandosi strenuamente al lavoro. Ma anche cos, non passava ora senza che il suo attrezzo si agitasse nella stiva. Talora la forma di una nuvola evocava un seno o un fianco, e prima che se ne rendesse conto i calzoni gli si gonfiavano come una randa nel vento. La vista di una barcaiola ai remi di un sampan o di una lancia lo costringeva a correre in cerca di un grembiule da legarsi intorno alla vita. Un giorno una capra che brucava pigramente in lontananza gli evoc la silhouette di una coscia femminile, e gi il suo gherlino cercava di aprirsi un occhio di cubia nella patta dei calzoni.
Quella notte pianse al pensiero che un animale - una capra! - avesse prodotto un simile effetto. Era forse possibile cadere pi in basso?
Quando i khidmutgar gli portavano i vassoi, ora li fissava immusonito chiedendosi se anche loro avessero visitato le isole di Onania. Ne scrutava i volti in cerca dei sintomi elencati nell'opuscolo: pustole, infiammazioni, sbatter di palpebre, cerchi scuri intorno agli occhi e un pallore innaturale. Su nessuno di loro i segni erano manifesti come su di lui. Probabilmente si erano sposati presto, perci non avevano mai avuto bisogno di ricorrere al vizio solitario.
Ma anche quelle riflessioni inoffensive erano gravide di pericoli. Un pensiero portava a un altro, e nella sua mente scorrevano all'improvviso immagini dell'intimit dei khidmutgar con le mogli. La mano irsuta che reggeva il vassoio evocava la forma arrotondata di un seno; una nocca callosa sulle dita che gli porgevano una ciotola di dumbpoke si trasformava in un capezzolo scuro e turgido, e tutt'a un tratto l'asta di fiocco gli s'inorgogliva dentro i calzoni, e doveva spingersi pi sotto il tavolo con la sedia.
Stando come stava, nulla appariva a Zachary pi terrificante di un eventuale incontro con Mrs Burnham. Per tale ragione passava tutto il suo tempo sul budgerow. Ma una mattina, disperato, decise che quella reclusione peggiorava le cose e s'impose di fare una passeggiata.
Mentre marciava lungo l'argine, sentiva la testa leggera come non gli accadeva da giorni. Anche gli spasmi al basso ventre cominciavano a diminuire, ma per precauzione continu a tenere gli occhi fissi a terra. Tuttavia camminando si ringalluzz e prese a guardarsi intorno pi liberamente. E, con sua sorpresa, molte cose che solo il giorno prima avrebbero ghindato l'albero di mezzana - il gonfiore di un seno sotto un sari, la caviglia tintinnante di una donna lungo la strada - non provocarono il minimo sventolio.
Via via pi sicuro, lasci che i suoi occhi vagassero a piacimento, autorizzandoli a indugiare promiscuamente su nubi voluttuose e alberi suggestivamente rigonfi. Non vedendo ragione di preoccuparsi, si azzard a pronunciare parole che si era proibito: lancette, golette e cos via fino a un Paulette! a gola spiegata, e anche allora sul ponte di prua rimase tutto tranquillo, l'argano era a riposo.
Si ferm e trasse un respiro che gli galopp euforico attraverso il corpo: era come se gli fosse stata concessa una tregua, una guarigione! Fece dietrofront e si diresse allegramente verso il budgerow, dove, quasi a conferma della sua assoluzione, trov un visitatore ad aspettarlo.
Era Mr Doughty. Gli portava un invito al ballo della Capitaneria di porto, un ballo in maschera che aveva lo scopo di raccogliere denaro per la Casa dei marinai di Calcutta: tradizione voleva che qualche biglietto d'invito venisse regalato a giovani marinai indigenti ma meritevoli.
Zachary cap che Doughty si era fatto in quattro per procurarsi un invito per lui e si profuse in ringraziamenti. Il problema, Doughty,  che non ho un costume.
Ma Doughty aveva pensato anche a quello. Oh, non preoccuparti ragazzo. Ne ho uno io per te, uguale al mio. Perch prima non passi da noi per cena? Ti tirer a lucido, non ti coster nulla e ti divertirai. Te lo prometto.
3.
Ogni anno all'inizio dell'inverno, durante le celebrazioni del Naga Panchami, nell'akhara dove Kesri andava ad allenarsi si teneva una fiera. Oltre alle consuete attrazioni, si allestiva uno speciale quadrato per i lottatori, che venivano da molto lontano per misurarsi fra loro.
La fiera durava diversi giorni e attraeva un gran numero di sepoy, jawan e altri soldati. Convergevano a migliaia in quel luogo sacro, insieme a orde di naga sadhu giunti dagli angoli pi remoti del subcontinente indiano. La festa era considerata particolarmente di buon auspicio per le reclute, perci si decise che Bhim ne avrebbe atteso la conclusione prima di partire per Delhi col cugino.
Quell'anno, Kesri era in lizza per la prima volta, e ci si aspettava molto da lui. Ma l'imminente partenza del fratello e la prospettiva della sua definitiva reclusione al villaggio l'avevano cos abbattuto che venne eliminato quasi subito, infrangendo le speranze del suo guruji. Sempre pi abbattuto, il giorno dopo riusc a stento ad alzarsi dal letto, e per una volta suo padre s'impietos e gli permise di non andare nei campi.
Poich Bhim era in partenza, la famiglia colse l'occasione per riunirsi nel cortile davanti alla loro casa col tetto di paglia. La madre fece preparare uno spuntino con dolci e sorbetti, e tutti si accomodarono sui charpoy all'ombra dell'albero di mango.
A met mattina, mentre assaporavano quelle leccornie, videro avvicinarsi un carro trainato da un cavallo. Dopo un po' capirono che gli uomini sul carro erano forestieri. Il cibo fu riposto in gran fretta, e le ragazze mandate in casa. Ram Singh and di persona ad accogliere i visitatori, con Kesri da un lato e Bhim dall'altro.
Dal carro scese per primo un uomo d'aspetto possente, quasi minaccioso. Il torace era largo come un tamburo militare e le mani cos grandi che avrebbero coperto un thali d'ottone. I mustacchi a manubrio scintillavano incerati, e la pelle, del colore del grano maturo, era lucida d'olio di senape. Tutto, nel suo aspetto e nei suoi modi - lo stomaco teso e prominente, i pesanti orecchini d'oro, lo scialle finemente ricamato intorno alle spalle - parlava di gusti dispendiosi e appetiti voraci. Si present come Bhyro Singh e disse che il suo villaggio si trovava nei pressi di Ghazipur, un centinaio di chilometri pi a ovest.
Quell'informazione allarm Ram Singh. Gli abitanti della regione di Ghazipur erano noti per gli stretti legami che li univano agli inglesi, poich molti di loro lavoravano nella fabbrica di oppio della Compagnia delle Indie orientali. Ma Bhyro Singh non sembrava uno che lavorava nella fabbrica. Sebbene non fosse in uniforme, Ram Singh cap che doveva appartenere all'esercito della Compagnia. E non si sbagliava: il visitatore spieg di essere un havildar del 1o Battaglione del 25o Reggimento della Bengal Native Infantry, il celebre Pacheesi. I tre che lo accompagnavano erano sepoy del suo stesso battaglione: erano in viaggio per raggiungere il loro paltan e avevano deciso di fare tappa alla fiera dei naga sadhu prima di proseguire per la base del reggimento a Barrackpore, vicino a Calcutta. Erano passati a trovarli, disse l'havildar, per discutere una questione di una certa importanza.
Bhyro Singh era in cerca di reclute, e aveva sentito parlare delle prodezze di Kesri come lottatore. Sperava di convincerlo ad arruolarsi nell'esercito della Compagnia. Quando Ram Singh disse che Kesri non era disponibile per il reclutamento, l'havildar rest di stucco; e fu ancora pi sorpreso quando apprese che suo fratello Bhim era in partenza per Delhi, dove si sarebbe arruolato nell'esercito del badshah moghul.
Ma perch, Ram Singhji? protest Bhyro Singh. Il ragazzo  giovane, e voi siete suo padre. Dovreste spiegargli che Delhi non  pi quella di una volta. Un soldato che vuole farsi strada nel mondo deve andare nella capitale della Compagnia delle Indie orientali, Calcutta. In Indostan non ci sono eserciti in grado di offrire condizioni migliori.
Sarebbe a dire?
Quella domanda offr a Bhyro Singh l'occasione per lanciarsi in un resoconto dettagliato dei vantaggi offerti dalla Bengal Native Infantry. Anche se la paga iniziale non era pi alta che in altri eserciti, solo sei rupie al mese, l'importante era che i soldi arrivavano sempre, e sempre puntuali. Inoltre erano previsti aumenti regolari man mano che si saliva di grado: un naik riceveva sei rupie, un havildar dieci, un jamadar quindici e un subedar trenta. E soprattutto, ribad, il salario veniva sempre pagato al momento dovuto: mai una volta, in tutti i suoi anni con la Compagnia, Bhyro Singh era venuto a conoscenza di un ritardo.
Ditemi, Ram Singhji, di quale altro esercito in Indostan si pu dire che i soldati vengono pagati con regolarit? Sapete quanto me che i nostri raja e nawab ritardano di proposito i pagamenti affinch i soldati non disertino. Nell'esercito della Compagnia sarebbe inaudito.
E cosa mi dici dei rimborsi?
I rimborsi della Compagnia erano pi generosi, disse Bhyro Singh, di quelli di qualunque altro esercito: corrispondevano quasi all'ammontare della paga base. C'era un rimborso per le marce, un altro per le razioni durante le campagne, un altro ancora per le uniformi. Quanto al bottino, veniva diviso con scrupolosa equit. Bastava dire che, dopo una grande battaglia a Mysore, il generale inglese ne aveva tenuto per s solo la met! Il resto era stato equamente spartito fra i diversi ranghi di ufficiali e sepoy.
Ma ancora non gli aveva detto il meglio, prosegu l'havildar. La Compagnia era l'unico datore di lavoro in tutto l'Indostan che si preoccupasse dei suoi uomini anche quando non erano pi in servizio. Dopo il congedo ricevevano una cosa chiamata pensione, ovvero un salario a vita di almeno tre rupie al mese. In pi, se li volevano, potevano avere dei terreni. E se erano stati feriti ricevevano cure gratuite ogniqualvolta ne avevano bisogno.
Conoscete altri datori di lavoro in Indostan che offrano tutto questo, Ram Singhji? Ditemi sinceramente.
Ram Singh sgran gli occhi, ma eluse la domanda chiedendo: E gli alloggi? A Delhi i soldati hanno un posto dove abitare. Succede anche con la Compagnia?
Bhyro Singh dovette riconoscere che al suo reggimento le cose non stavano cos: per ogni sepoy riceveva un rimborso con cui costruirsi una baracca.
Ma credetemi, Ram Singhji, nessuno se ne ha a male, perch in questo modo possiamo sistemarci come preferiamo, e stare fra noi.
Anche se i primi semi del dubbio cominciavano a germogliare dentro di lui, Ram Singh diede voce ad altre, pi pressanti obiezioni.
Dite pure quel che vi pare, Bhyro Singhji, riprese, ma questi firangi angrez sono cristiani mangiatori di vacche. Se un rajput lavorasse con loro, per la sua famiglia sarebbe un disonore. Non  forse vero che chiunque si arruoli nei paltan della Compagnia deve mangiare cose impure e proibite? E vivere spalla a spalla con uomini d'ogni sorta, inclusi quelli di casta bassa?
L'havildar scoppi a ridere.
Ram Singhji, disse, vi sbagliate di grosso: gli inglesi tengono al dharma della casta pi di qualunque nostro nawab o raja. Nel nostro reggimento non c' un solo sepoy che non sia un bramino o un rajput. E non si tratta di impostori che cercano di farsi passare per nati-due-volte: la casta di ogni sepoy viene accuratamente controllata, e anche il suo corpo. Come sapete, nei tempi andati gli eserciti dell'Indostan erano giungle, gli uomini ci si rifugiavano per celare le proprie vere origini. Dopo qualche anno qualunque tessitore musulmano si faceva passare per afghano di nobili natali, e met di quelli che si facevano chiamare rajput erano montanari o selvaggi. I nostri badshah e maharaja chiudevano un occhio perch erano affamati di nuove reclute. Per centinaia d'anni in Indostan le cose sono andate avanti cos: ogni cosa  degenerata, si sono tutti dimenticati del vero dharma della casta e si sono messi a fare quel che gli pareva. Ma ora finalmente la Compagnia angrezi sta rimettendo le cose a posto. In queste faccende i sahib sono molto pi severi di quanto siano mai stati i nostri raja e nawab. Hanno portato degli eruditi dal loro paese per studiare i nostri vecchi libri. Questi pandit bianchi conoscono le nostre scritture sacre meglio di noi. Stanno riportando le cose alla loro purezza originaria, come ai tempi dei nostri antichi saggi e asceti. Sotto la guida dei sahib, ogni casta torner a essere una gabbia di ferro: a nessuno sar permesso di muoversi di un palmo dal posto che gli  assegnato. Hanno gi fatto di pi, per tenere a bada le caste inferiori, di quanto abbiano fatto i nostri re ind in centinaia d'anni. Nessuno che non sia di casta alta si pu arruolare nel paltan dei gora, e chiunque abbia dubbie origini non vi dura pi di un paio di giorni. Il cibo ce lo cuciniamo da noi, oppure ce lo facciamo cucinare da attendenti di casta alta. Se nutriamo qualche perplessit riguardo a un qualunque sepoy, gli ufficiali aprono subito un'inchiesta. E se si scopre che la sua appartenenza di casta  sospetta, viene subito rimandato al suo villaggio. Perfino le ragazze che la Compagnia ci procura per i nostri bazar sono di casta alta.
Bhyro Singh fece una pausa perch il suo ascoltatore assimilasse bene ci che aveva appena detto.
Ve lo garantisco, Ram Singhji, continu poi, la Compagnia ha pi rispetto per il dharma della casta di quanto ne abbiamo noi. Sentite questa. Qualche tempo fa nel nostro campo gli ufficiali inglesi hanno imposto una nuova regola secondo cui ogni qualche ora bisognava suonare una campana. Ovviamente nessuno di noi voleva accollarsi un lavoro in pi, cos abbiamo dichiarato che  contrario ai nostri costumi che uomini di casta alta suonino le campane. E, pensate un po', hanno assoldato dei campanari appositamente per quel compito! Credete che i nostri nawab e raja si sarebbero fatti tanti scrupoli? Se avessimo detto che non potevamo suonare le campane, si sarebbero messi a ridere e ci avrebbero presi a calci nel sedere.
Ram Singh era visibilmente colpito da quelle argomentazioni, tuttavia insistette: Per, Bhyro Singhji, non c' izzat nel lavorare per i firangi mangiatori di vacche.
Ma anche i musulmani sono mangiatori di vacche, disse lui. E questo non vi ha impedito di mandare vostro figlio a Delhi per entrare nell'armata moghul, no? Per i nostri padri e i nostri nonni servire i badshah musulmani  sempre stato un onore. E lavorare per la Compagnia  un onore anche pi grande, dal momento che gli inglesi stanno purificando l'Indostan. Per migliaia d'anni in questo paese tutto  decaduto e si  degradato, la gente si  mischiata cos tanto che  diventato difficile fare distinzioni. Sotto gli inglesi invece ognuno deve stare al suo posto, ognuno coi suoi simili: i bianchi coi bianchi, mentre noi ce ne stiamo per conto nostro. Sono loro i veri difensori della casta, Ram Singhji, e se tenete al dharma di vostro figlio fareste meglio a mandarlo da noi.
Ma il dharma non  solo questione di regole, obiett Ram Singh. Noi siamo rajput, e per noi la virt di un uomo sta nel suo coraggio. Nei paltan dei gora non si pu essere veri guerrieri... per loro valore e destrezza non contano nulla. Durante la battaglia di Assaye alcuni dei nostri migliori combattenti si sono fatti avanti e hanno sfidato il nemico a schierare i suoi bahadur per un corpo a corpo. Ebbene, non un solo uomo  emerso dai ranghi della Compagnia. Nell'intera armata non c' stato neanche un soldato con l'audacia di un vero bahadur! Anche se erano quasi tutti indostani, come noi, da quando si erano arruolati nell'esercito della Compagnia i loro sepoy avevano perso izzat e himmat. Ci siamo vergognati noi per loro.
Sul volto di Bhyro Singh comparve un sorriso. Ma Ram Singhji, replic con voce suadente, ditemi un po', chi ha vinto ad Assaye?
Non trovando nulla da ribattere, Ram Singh chin il capo.
Bhyro Singh sogghign compiaciuto: L'antico modo di combattere avr pure prodotto eroi e bahadur, Ram Singhji, ma non sempre ha fatto vincere le guerre.  proprio questo il punto, nel modo di combattere degli inglesi: non hanno bisogno di eroi. L'esercito della Compagnia non  fatto di tanti bahadur,  un unico valoroso guerriero. Per questo  chiamato l'Esercito Bahadur. L'intera armata combatte come un solo uomo, un solo corpo, che obbedisce a una sola testa; questo tutti i sepoy della Compagnia lo devono imparare attraverso l'addestramento. Ognuno deve obbedire al proprio superiore, su su fino in cima. Nessuno pu rifiutarsi di eseguire un ordine, pena la fucilazione. Non  come negli eserciti indostani, fatti di uomini fedeli solo al sardar che li paga... e se quel sardar si lascia corrompere, tutti tagliano la corda con lui. Gli ufficiali angrez questo lo sanno molto bene, e prima di ogni battaglia mandano i loro baniya a corrompere i sardar degli altri eserciti. Ce ne sono sempre tre o quattro che accettano, e poi abbandonano il campo, oppure durante la battaglia restano a guardare. Non  forse andata cos, ad Assaye?
S, ammise Ram Singh. Non lo nego. Ma non  stata l'unica ragione della vittoria degli angrez. Avevano cannoni migliori dei nostri. E anche moschetti migliori.
Esatto! disse Bhyro Singh. A differenza dei nostri raja e nawab, gli angrez studiano e apportano modifiche. I loro cannoni migliorano ogni anno. Gli angrez non smettono mai di perfezionare le loro armi.
Interrompendosi di colpo, Bhyro Singh balz in piedi: Permettetemi di mostrarvi una cosa.
And al carro, legato poco lontano, e torn con due spade, entrambe inguainate nel fodero. Una era ricurva e l'altra diritta; le pos entrambe su un charpoy, e vi si sedette accanto.
Guardate questa scimitarra! disse, sguainando la spada ricurva e adagiandosi la lama scintillante sulle ginocchia.
Lo vedete com' bella? Com' affilata?
Raccolse una foglia di mango e l'accost al filo della scimitarra. Bast un leggerissimo tocco a fenderla in due.
Quest'arma l'hanno avuta mio padre e mio nonno prima di me, continu Bhyro Singh.  la prima arma che ho imparato a usare, e resta quella che amo di pi. In confronto, le spade che ci danno gli inglesi non sono degne di uno sguardo.
Sguain l'altra spada e se la pos sulle ginocchia accanto alla scimitarra. Era di un grigio spento, molto appuntita e diritta. Non aveva alcuna incisione ornamentale sulla lama, e sembrava che non fosse mai stata toccata dalla mano di un artigiano.
Queste spade inglesi sono tutte uguali, disse Bhyro Singh. Vengono fabbricate a migliaia e migliaia, tutte identiche. In confronto alle nostre, sono oggetti squallidi, brutti.
Pass una foglia sul filo della spada, che la intacc appena.
Ma quando ci si trova in combattimento le cose cambiano, disse. Si alz in piedi e brand davanti a s la scimitarra.
Guardate, disse. Questa scimitarra  fatta per tagliare di lato. Per usarla in battaglia, bisogna disporre di molto spazio intorno, altrimenti c' il rischio di ferire i propri uomini.
Fece segno agli altri di tirarsi indietro e men qualche fendente, tracciando delle croci nell'aria con un movimento ad arco dalla vita alla spalla.
Quando uso la scimitarra, disse, nessuno dei miei uomini pu starmi vicino. Dobbiamo distanziarci di almeno due braccia.
Pos la scimitarra e afferr la spada inglese, protendendola davanti a s.
Questa spada, disse, funziona in modo completamente diverso. Non  pensata per tagliare di lato, ma per infilzare di punta. Con armi come queste, una colonna di uomini dotati di spade e baionette pu avanzare spalla a spalla senza che nessuno metta in pericolo il proprio vicino. Anche se contano meno uomini, le colonne inglesi sono pi efficaci, perch i soldati stanno uno attaccato all'altro. Quando una schiera di uomini della Compagnia affronta una schiera di uomini armati di scimitarra, riesce sempre a fare breccia. I guerrieri con le scimitarre non possono respingerci, per quanto valorosi e abili siano. Se cercano di serrare i ranghi, mietono pi vittime fra loro che fra noi. La scimitarra non pu essere usata allo stesso modo di una spada o una baionetta, la lama ricurva non lo consente. I nostri nemici hanno bisogno di spazio per combattere, e ci li rende vulnerabili, per quanto numerosi siano.  per questo che davanti a noi finiscono sempre per disperdersi.
L'havildar pass le due lame ai suoi uomini perch le riponessero nei foderi. Poi riprese: Vedete, Ram Singhji, c' un motivo se nessuna armata dell'Indostan riesce a tener testa all'Esercito Bahadur. A volte succede che i nostri avversari scappino appena ci vedono. Se volete che vostro figlio combatta nelle fila dei vincitori, se volete che torni a casa vivo, con qualche soldo in saccoccia, affidatelo a me, e io ne far un sepoy della Compagnia.
A quel punto Bhim intervenne, dicendo a suo padre con un bisbiglio ben udibile che lui aveva gi deciso: voleva andare a Delhi, e da nessun'altra parte.
Ci pose fine alla discussione. Bhyro Singh scroll le spalle, come a dire che aveva fatto quel che poteva: Bene, allora io vi saluto, Ram Singhji. Quel che avevo da dire l'ho detto. Se doveste cambiare idea, domani sar alla fiera.
E, fatto segno ai suoi uomini di slegare il carro, si rimisero in viaggio.
Shireen stava rientrando da una delle sue visite quotidiane al Tempio del Fuoco quando venne intercettata da un khidmutgar. Un gentiluomo era venuto a porgerle i suoi rispetti, disse. L'aspettava nella sala di ricevimento al pianterreno, insieme a suo fratello.
Kaun hai? disse Shireen. Chi ?
Il ragazzo seppe dirle soltanto che il visitatore era un topeewala-sahib, un bianco-col-cappello.
Velandosi con un lembo del sari bianco, Shireen si diresse verso il baithak-khana del fratello. Sedeva in compagnia di un uomo alto il cui volto faceva pensare a una scogliera erosa dal vento: le guance erano incise da solchi profondi e le tempie ossute sporgevano come speroni rocciosi. Era perfettamente rasato, con la pelle color del sole al tramonto. Indossava giacca e pantaloni di un nero funereo e portava al braccio una scura fascia di lutto.
A giudicare dalla carnagione, e dall'abbigliamento, il visitatore aveva tutto l'aspetto di un sahib, eppure c'era qualcosa di non del tutto europeo nel suo portamento. N c'era alcunch di occidentale nel gesto con cui la salut, un salaam compiuto con una mano a coppa e un profondo inchino.
Shireen, ti presento Mr Zadig Karabedian. Sono certo che il suo nome ti suona familiare, era intimo amico di Bahram-bhai.  venuto a porgere i suoi rispetti.
Shireen chin il capo senza scostare il velo. Bahram le aveva parlato spesso di Zadig Bey. Avevano fatto amicizia durante un viaggio in Inghilterra, circa trent'anni prima. Zadig Bey era cresciuto in Egitto, le aveva detto Bahram: era un cristiano armeno, un fabbricante di orologi che viaggiava in mezzo mondo per via della sua attivit.
Vogliate perdonarmi, bibiji, disse il visitatore in fluente indostano, se non sono venuto prima, ma il mio viaggio a Bombay  stato lungamente rimandato. Anch'io come voi ho subito una grave perdita.
Oh!
Indic la fascia che portava al braccio: Qualche mese fa una violenta febbre si  portata via la donna che era mia moglie da molti anni.
Mi dispiace molto, Zadig Bey. Dov' accaduto?
A Colombo. Ma ho avuto la grande fortuna di starle accanto alla fine. A voi Dio non ha concesso neppure questo.
Dietro il velo, gli occhi di Shireen si riempirono improvvisamente di lacrime: No, non l'ha fatto...
Bibiji, non so dirvi quanto mi ha rattristato la morte di vostro marito. Bahram-bhai era il mio pi caro amico.
Udendo il nome del marito, lo sguardo di Shireen corse alla faccia priva di espressione del fratello. Nelle ultime settimane, il nome di Bahram era diventato quasi un tab nella dimora dei Mistrie; sembrava che tutti evitassero di pronunciarlo per risparmiarsi l'ignominia di sentirsi ricordare la sua bancarotta e il disonore causato alla famiglia e ai parenti.
Shireen stessa non nominava quasi mai Bahram, tranne con le figlie, e loro ne parlavano come se fosse stato un altro: era come se la sua morte, unita al catastrofico fallimento che l'aveva preceduta, l'avesse in un certo senso fatto rinascere sotto le spoglie di un uomo profondamente diverso da quello che avevano conosciuto, un uomo la cui carriera era stata fin dall'inizio destinata al fallimento, e i cui successi non erano stati che un presagio del disastro in cui avrebbe trascinato coloro che pi amava.
Le ragazze avevano sempre adorato il padre, ma adesso non riuscivano a parlarne se non con vergogna e in tono di rimprovero; n Shireen poteva biasimarle, dal momento che la bancarotta di Bahram le aveva defraudate non solo delle loro aspettative di eredit ma anche di una parte considerevole del rispetto di cui avevano fino ad allora goduto nelle famiglie dei mariti.
Anche per Shireen il nome di Bahram era una ferita aperta, che lei cercava a volte di sanare a volte di nascondere, e sentirlo ora pronunciare con un affetto cos genuino era stranamente doloroso.
Mio marito parlava spesso di voi, disse con calma.
Bahram-bhai era il pi gentile, il pi generoso degli uomini, disse Zadig.  terribile che se ne sia andato cos.
Shireen sbirci il fratello e vide che era molto agitato. Simili apprezzamenti su Bahram lo infastidivano profondamente, lei lo sapeva, e se non fosse stato per l'inopportunit di lasciarla sola in compagnia di un estraneo sarebbe volentieri uscito dalla stanza. Per risparmiargli ulteriore disagio, gli sussurr in gujarati che se voleva poteva andarsene: fuori dalla porta c'era la cameriera, poteva dirle di entrare lasciando aperta la porta. Non ci sarebbe stato nulla di deplorevole; lei comunque era velata, non doveva preoccuparsi.
Il fratello balz subito in piedi. Benissimo, disse. Vi lascio per qualche minuto.
La cameriera entr e sedette accanto alla porta aperta, con la tenda tirata. Allora Shireen rivolse il viso velato verso Zadig Bey.
Posso chiedervi quando avete visto mio marito per l'ultima volta?
Un paio di mesi prima dell'incidente. Io ho lasciato Canton all'inizio della crisi. Lui era tra quelli che sono rimasti.
Ma perch  rimasto? domand Shireen. Potete spiegarmi esattamente cos' successo?
Zaroor Bibiji.
Zadig prese a spiegare che nel marzo di quell'anno le autorit cinesi avevano avviato una massiccia campagna per mettere fine all'afflusso di oppio in Cina. L'imperatore aveva inviato a Canton un nuovo governatore, il commissario Lin; poco dopo essere arrivato a Canton, costui aveva dato un ultimatum ai mercanti stranieri, ordinando di consegnare tutto l'oppio che avevano sulle navi. Di fronte al loro rifiuto, aveva dislocato soldati e imbarcazioni intorno all'enclave straniera di Canton, isolandola completamente. I mercanti avevano cibo in abbondanza e non erano trattati male, ma subivano una tale pressione che alla fine avevano deciso di consegnare la merce. A quel punto il commissario Lin li aveva autorizzati a partire, tutti salvo i pi importanti: Bahram era tra quelli cui era stato chiesto di rimanere a Canton. Era rimasto in casa sua, col suo entourage, nell'enclave straniera di Canton.
Come forse sapete, bibiji, prosegu Zadig, nell'enclave straniera di Canton ci sono tredici factory, o hong, come vengono chiamate laggi. Non sono fabbriche, piuttosto dei grandi caravanserragli. In ognuna c' un certo numero di appartamenti e stanze, che vengono affittati ai mercanti stranieri a seconda dei loro mezzi. Bahram coi suoi dipendenti occupava sempre la stessa factory, la Fungtai Hong. Era l che andavo a trovarlo.
Come stava?
Zadig fece una pausa per schiarirsi la gola, e quando riprese a parlare fu col tono impacciato, esitante di chi non vorrebbe dare cattive notizie.
Non so se dovrei dirvelo, bibiji, ma Bahram-bhai era in uno stato mentale di grande prostrazione, l'ultima volta che l'ho visto. A essere sincero sembrava malato. Ho chiesto al suo munshi perch, e lui mi ha detto che Bahram-bhai usciva di rado dal suo daftar: a quanto pare trascorreva ormai le giornate seduto in poltrona vicino alla finestra, guardando il maidan.
Shireen cominciava a sentirsi soffocata dal dolore, e prese a stropicciare l'orlo del sari.
Mi  difficile credere a tutto questo, Zadig Bey. Mio marito era incapace di stare fermo.
Era oppresso dalle preoccupazioni, bibiji, e non c' da stupirsene. Stava per perdere un'enorme quantit di denaro e naturalmente si preoccupava dei debiti.
Zadig tossicchi.
Voi certo sapete, bibiji, che nulla per lui contava quanto la famiglia. Era la sua religione, la sua seconda religione, dovrei dire.
Sotto il velo, Shireen si asciug le lacrime: S, lo so.
Zadig continu: Non c' da sorprendersi se la salute di Bahram-bhai ne ha risentito. Quando l'ho visto era gi molto debole, tuttavia, quando ho saputo che era caduto dal ponte dell'Anahita, non riuscivo a crederci.  l'ultima cosa che ci si pu aspettare da un uomo con una simile esperienza di navigazione. Ed  tanto pi tragico perch se fosse vissuto un po' pi a lungo avrebbe scoperto di poter recuperare le sue perdite.
Shireen tese le orecchie: Intendete dire che potranno esserci compensazioni?
Zadig annu. I mercanti stranieri avevano creato un fondo, spieg, per fare pressione sul governo britannico affinch prendesse un'iniziativa contro i cinesi. Ogni mercante aveva versato un dollaro per ogni cassa d'oppio confiscata dal commissario Lin. L'ingente somma raccolta era stata mandata a Mr William Jardine, a Londra. Jardine era il pi potente fra quanti commerciavano con la Cina, e aveva fatto un ottimo uso del denaro, aveva pagato parecchi membri del Parlamento e un'infinit di giornalisti. Non si era mai visto niente di simile, mercanti e seth che usano il loro denaro per corrompere il governo! Si erano fatti cos tanti discorsi, ed erano stati pubblicati cos tanti articoli, che adesso ogni cittadino inglese era convinto che il commissario Lin fosse un mostro. Correva voce che su consiglio di Jardine il governo britannico si apprestasse a inviare un corpo di spedizione in Cina. La confisca dell'oppio era la ragione addotta per dichiarare guerra, perci era praticamente certo che avrebbero preteso un risarcimento.
A questo punto Zadig si sporse in avanti: Bibiji, disse, dovete assicurarvi che le richieste di Bahram-bhai non vengano trascurate quando verr il momento di spartirsi i soldi.
Reprimendo un singhiozzo, Shireen spieg che il problema era proprio quello, non aveva nessuno che potesse rappresentarla; i suoi fratelli e i suoi generi erano presi dai loro affari e non avevano certo il tempo per un viaggio di un anno in Cina.
Non c' nessuno che possa fare le veci di mio marito, Zadig Bey, nessun figlio, nessun erede, e in un certo senso la colpa  sua.
Cosa intendete dire, bibiji?
Shireen era cos affranta, e la compagnia di Zadig cos rassicurante, che senza accorgersene cominci a parlare di una cosa di cui non aveva mai fatto parola con nessuno.
Zadig Bey, c' una cosa che forse non sapete: mio marito aveva un problema, qualcosa di fisico, che gli impediva di generare un maschio. Lo apprendemmo da un sadhu che aveva curato molti casi come il suo. Si offr di curare anche mio marito, ma lui si fece una risata. Se avesse preso la faccenda pi seriamente forse adesso le cose non starebbero cos.
Dopo aver ascoltato attentamente le parole di Shireen, Zadig sprofond in un silenzio meditabondo. Quando riprese a parlare, lo fece in inglese: Posso farvi una domanda, bibiji?
Shireen lo guard stupita, e lui l'ammon con un gesto, inclinando il capo in direzione della cameriera. Posso chiedervi una cosa?
S, certo disse lei. Continuate, vi prego.
Posso chiedere se bibiji si allontana mai da casa?
Shireen si stup di quella domanda. Perch me lo chiedete?
Mettiamola cos: sarebbe possibile parlarvi in privato, lontano dalle orecchie di famigliari e domestici?
Shireen riflett un istante. Gioved  l'anniversario della morte di Mrs O'Brien, la mia precettrice inglese. Andr alla chiesa di Nossa Senhora da Gloria ad accendere un cero per lei.
La chiesa cattolica di Mazagon?
S.
A che ora?
Udendo i passi del fratello in corridoio, Shireen abbass la voce: Alle undici del mattino.
Lui annu e ridusse la voce a un sussurro: Ci sar.
Al giovane Kesri salirono le lacrime agli occhi mentre guardava il carro di Bhyro Singh che si allontanava; era come se a venire ridotte in polvere sotto quelle ruote fossero le sue stesse speranze.
Nessuno aveva ascoltato le parole dell'havildar con pi attenzione di lui: di argomenti come casta e religione non gli importava granch, ma i discorsi su armi e tattiche militari lo avevano profondamente colpito, modificando le sue aspirazioni; non voleva pi essere un soldato qualunque, voleva unirsi all'esercito della Compagnia, nel battaglione dell'havildar. Il vecchio modo di combattere aveva perso per lui ogni attrattiva, questo nuovo tipo di guerra era molto pi interessante. La vera vita militare era quella: vincere, sapersi adattare, battere il nemico in astuzia e, in questo modo, far soldi.
Che suo fratello Bhim si fosse lasciato sfuggire una simile occasione gli sembrava incredibile. Pi tardi, quando il padre non poteva sentirli, Kesri gli chiese: Batavo... Dimmi, perch non sei andato con l'havildar Bhyro Singh? Avevi paura di babuji?
No, disse Bhim, scuotendo la testa.  di Bhyro Singh che ho paura. Meglio andare con un demonio piuttosto che con lui.
Perch dici cos? Non hai sentito come sono buone le condizioni offerte dalla Compagnia?
Bhim si limit a scuotere le spalle e strusciare i piedi.
Se solo, disse Kesri con amarezza, se solo ci fossi stato io, al tuo posto.
Perch? disse Bhim. Cos'avresti fatto? Te ne saresti andato con lui?
Kesri annu, sbattendo le palpebre per ricacciare le lacrime che gli traboccavano dagli occhi. Al posto tuo, disse, non ci avrei pensato due volte. Sarei gi su quel carro, con loro...
Se fino a quel momento il desiderio di andarsene era stato per lui un dolore sordo, adesso divenne una febbre violenta che gli mise lo stomaco in subbuglio. Tutto il cibo che aveva mangiato quella mattina gli torn su, e lo vomit davanti all'intera famiglia.
In un certo senso fu una fortuna, perch gli forn una scusa per starsene per conto suo. Il resto della giornata lo trascorse disteso sulla sua stuoia, e and a dormire presto. La mattina dopo, quando venne il momento di andare alla fiera dei naga sadhu, non se la sentiva di sorbirsi le benedizioni che Bhim avrebbe ricevuto per il viaggio fino a Delhi; si diede per malato e rest a casa.
Quando gli altri si furono allontanati, scov la scorta d'oppio di suo padre e se ne ficc un pizzico in bocca. Poco dopo si assop, e quando gli altri tornarono, sebbene si fosse svegliato, non si alz. Era gi buio, perci nessuno and a chiamarlo, e presto torn ad addormentarsi.
Poi si svegli di nuovo ed era molto tardi, e suo fratello gli stava sussurrando all'orecchio: Uthelu Kesri-bhaiya... Svegliati, vieni fuori!
Ancora intontito dall'oppio, Kesri si sostenne al gomito del fratello e lo segu attraverso la casa addormentata fino ai charpoy sotto l'albero di mango.
Ascolta, Kesri-bhaiya, gli sussurr Bhim. Devi sbrigarti... Bhyro Singhji ti sta aspettando.
Ka kahrelba? Kesri si strofin gli occhi sonnolenti. Cosa stai dicendo?
S, proprio cos, disse Bhim. Oggi alla fiera ho parlato con Bhyro Singhji. Gli ho detto che volevi arruolarti nell'esercito della Compagnia ma che babuji non vuole, non ti d il permesso. Quello che babuji vuole o non vuole a lui non interessa, ha detto. Non  un suo parente, pensi quel che gli pare. Calcutta  troppo lontana, babuji non pu farci niente.
Ora Kesri era sveglissimo. E tu cos'hai detto?
Che se parti senza il permesso di babuji non avrai n soldi n equipaggiamento, e nemmeno un cavallo. Lui ha detto che anche questo non ha importanza: il cavallo non serve, perch a Calcutta ci andate in barca. Quanto alle altre necessit, ti fa un prestito lui, e glielo ripaghi in seguito.
E poi?
Ha detto che se sei davvero convinto devi raggiungere lui e i suoi uomini al ghat sul fiume, all'alba. La loro barca parte a quell'ora. Li trovi l che ti aspettano. Der na hoi... Non fare tardi.
Dici davvero? esclam Kesri. Sei sicuro?
S, Kesri-bhaiya. Manca poco all'alba. Se ti spicci, fai in tempo.
Bench non vedesse l'ora di andarsene, a Kesri dispiaceva lasciare solo il fratello ad affrontare l'ira del padre. Ma Bhim lo rassicur, sarebbe andato tutto bene, il padre non sapeva che parte aveva avuto lui nell'organizzargli la fuga, perci non gli avrebbe fatto niente. Al contrario, ne avrebbe tratto dei vantaggi, perch in assenza di Kesri il padre forse gli avrebbe chiesto di restare, e a lui stava pi che bene. E quando Kesri avesse cominciato a mandare soldi a casa, con ogni probabilit sarebbe stato perdonato.
A Kesri sembrava strano che il fratello fosse stato capace di un ragionamento tanto complesso. Sei stato tu a pensarlo, questo piano? disse. Tutto da solo?
Bhim scosse la testa. Io? No.  stata Deeti.  tutta opera sua. Mi ha chiesto di andare a parlare con Bhyro Singhji e mi ha spiegato cosa dovevo dirgli. Ha pensato lei a tutto. Anche a questo.
Gli pass un fagotto di vestiti: Ecco, un dhoti di riserva e un po' di sattu. Non ti servir altro. E adesso sbrigati!
2 settembre 1839
Guangzhou
Ieri sono stato di nuovo invitato alla tipografia di Compton, per incontrare Zhong Lou-si.
Era un pomeriggio tiepido, cos abbiamo potuto sederci fuori nel cortile, sotto il ciliegio. Per un po' abbiamo parlato del pi e del meno, poi la conversazione  tornata alla questione dell'attacco britannico alla Cina. Oggi Zhong Lou-si  stato pi esplicito, mi ha fatto capire che era al corrente delle voci gi da qualche tempo.
Dopo un po' si  schiarito la gola e si  espresso con estrema cortesia, come se volesse far intendere che stava affrontando un argomento difficile e delicato.
Dimmi un po', Ah Neel, ha detto. Tu vieni dal Ban-gala, dico bene?
Haih Lou-si.
Abbiamo saputo, Ah Neel, ha continuato, che in Ban-gala molti sono scontenti del dominio britannico. Si dice che il popolo voglia ribellarsi agli yinglizi.  vero?
Ci ho messo un po' a raccogliere le idee.
Lou-si, ho detto, non  semplice rispondere alla vostradomanda.  vero che molti in Bengala sono scontenti del dominio straniero. Ma  anche vero che molti si sono arricchiti collaborando con gli inglesi e faranno il possibile per aiutarli a restare. Ad altri invece le cose stanno bene cos perch gli inglesi hanno portato pace e sicurezza. Molta gente ricorda i disordini del passato e non vuole che si ripetano.
Intrecciando le mani in grembo, Zhong Lou-si si  sporto in avanti, cos che i suoi occhi scavavano nei miei.
E cosa mi dici di te, Ah Neel? Quali sentimenti hai per gli yinglizi?
La sua domanda mi ha colto di sorpresa.
Cosa posso dirvi? ho risposto. Mio padre  stato uno di quelli che hanno sostenuto la Compagnia delle Indie orientali, e io sono cresciuto sotto il dominio britannico. Ma alla fine la mia famiglia ha perso tutto. Io ho dovuto andarmene e guadagnarmi da vivere all'estero. Si potrebbe dire che per me e per la mia famiglia il dominio britannico  stato un disastro confezionato con le nostre stesse mani.
Compton e Zhong Lou-si ascoltavano attentamente e quando ho finito si sono scambiati un'occhiata. Poi, come se si fossero messi d'accordo prima,  stato Compton a continuare il discorso.
Ah Neel, Zhong Lou-si vuole che ti dica che  consapevole dell'aiuto che ci hai dato in passato e che lo apprezza molto. Mesi fa, durante la crisi coi mercanti stranieri, ci hai fornito molte informazioni e consigli utili. Ritiene che da te possiamo imparare di pi, e come ti ho gi detto lui adesso  a capo dell'ufficio traduzioni e raccolta informazioni.
S'interruppe, per lasciar sedimentare le sue parole, poi riprese: Zhong Lou-si vuol sapere se ti piacerebbe lavorare con noi. Nei prossimi mesi avremo bisogno di qualcuno che conosca le lingue indiane. Ovviamente saresti pagato, ma per qualche tempo dovresti vivere qui a Guangzhou. E mentre lavori con noi, dovresti interrompere ogni rapporto con l'India e con gli stranieri. Che ne pensi?
Mi sono sentito in gravi ambasce; non potevo dare una risposta senza prendere partito, e non  nella mia natura. Sono sempre stato orgoglioso della mia indipendenza - il grammatico Panini non diceva forse gi nell'antichit che l'indipendenza  essenziale per lo studio delle lingue? Anche per questo avevo apprezzato Compton fin dall'inizio, perch avevo riconosciuto in lui un'anima gemella, uno che s'interessa alle cose, e alle parole, per il solo fatto che esistono. Ora invece mi rendevo conto di trovarmi di fronte alla scelta di assicurare la mia lealt non soltanto a un amico bens a una vasta pluralit di persone: un intero paese, col quale per di pi ho pochi legami.
Di fronte a una simile prospettiva, ho rivisto d'un lampo tutta la mia vita. Ho ricordato il mio precettore inglese, Mr Beasley, e come aveva guidato e incoraggiato le mie letture; ho pensato al piacere e all'entusiasmo con cui avevo letto Daniel Defoe e Jonathan Swift, e alle lunghe ore passate a mandare a memoria passi di Shakespeare. Ma ho ricordato anche la sera in cui ero stato portato nel carcere di Alipore, e il mio tentativo di parlare in inglese col sergente di turno, per il quale le mie parole non erano diverse dal gracchiare dei corvi. E perch non avrebbe dovuto essere cos?  una follia pensare che conoscere una lingua e leggere qualche libro possa creare legami di fedelt fra le persone. Pensieri, libri, idee, parole... rischiano di renderti pi solo, poich distruggono ogni lealt istintiva che puoi aver posseduto. E comunque, a chi dovrei essere leale? Certo non agli zemindar del Bengala; nessuno di loro ha mosso un dito per me quando sono stato trascinato in galera. N alla mia casta di nascita, che ora mi vede come un paria, caduto e contaminato. A mio padre, la cui dissolutezza  stata la mia rovina? O forse agli inglesi, che se sapessero che sono ancora vivo mi darebbero la caccia fino al pi remoto angolo della terra?
Al contrario, ci che Compton e Zhong Lou-si mi stavano chiedendo era di condividere la sola cosa che davvero mi appartiene: la mia conoscenza del mondo. Per anni mi sono riempito la testa di cose prive di qualunque utilit; sono davvero pochi i luoghi in cui il contenuto della mia mente potrebbe essere considerato utile, ma caso vuole che uno sia questo. In qualche modo, nel corso della mia vita, ho accumulato un grande bagaglio di informazioni su cose che potrebbero tornare utili a Compton e Zhong Lou-si.
Alla fine  stato questo, non la lealt, l'appartenenza o l'amicizia, a far pendere il piatto della bilancia: il pensiero che un individuo inutile come me possa in realt essere utile.
Sono rimasto zitto cos a lungo che Compton ha chiesto:Ah Neel,neih jouh mh jouh aa?Ci stai o no? O hai bisogno di pensarci ancora?
Ho posato la tazza del t e ho scosso il capo: No, Compton, non ho bisogno di pensarci ancora. Sono lieto di accettare l'offerta di Zhong Lou-si; sono lieto di restare a Guangzhou. Non c' un altro luogo dove ho bisogno di stare.
Ha sorriso:Dihm saai... Allora siamo intesi?
Jauh haih lo!ho detto. S, siamo intesi.
Il costume che Mr Doughty aveva scelto per il ballo della Capitaneria di porto era molto semplice: due drappi di tela fissati con qualche spilla e un paio di fermagli.
Una toga ragazzo mio! La cosa migliore che si sono inventati i romani! Andare ai balli sarebbe un incubo, senza la toga.
I drappi e gli altri accessori erano stati predisposti nel vestibolo di Mr Doughty. Sotto la guida dell'amico, Zachary si spogli, rimase in mutandoni e banyan e poi si drappeggi i due teli intorno al corpo.
Adesso acchiappa quel lembo lass, serralo ad angolo e impiombalo con una spilla... s, cos  perfetto. Shahbash!
Ci volle un'ora buona di piega, torci e ripiega prima che la toga fosse adeguatamente tesata e incocciata. Quando entrarono nel baithak-khana per un goccio di brandy preprandiale, Zachary e Doughty erano abbigliati in modo identico, in costumi tenuti insieme con spille e fermagli, da cui, piuttosto incongruamente, sbucavano calze, giarrettiere e scarpe lustre.
Per cena si un a loro Mrs Doughty, vestita da Elena di Troia, con una morbida tunica bianca e una tiara di latta. Arross con modestia quando Zachary si compliment per il suo costume. Oh, sar messa in ombra dalle altre beebee disse. Credo che Mrs Burnham abbia deciso di essere Maria Antonietta!
Al che Mr Doughty strizz l'occhio a Zachary: Puoi giurarci che il corsetto da solo vale una o due tola d'oro puro!
Dopo cena scesero in strada e montarono su un modesto calesse che Doughty aveva preso a nolo per la serata. Li port lungo Chowringhee fino alla Town Hall, in Esplanade Row, dove si sarebbe tenuto il ballo.
Era uno dei palazzi pi grandiosi di Calcutta, con colonne massicce e un'imponente scalinata. Quando il calesse si ferm per far scendere i suoi passeggeri, la musica gi si riversava fuori dai quattro maestosi portali ad arco. Mentre si accodavano alla folla degli invitati, Mr Doughty, indicando uno dei notabili, sussurr all'orecchio di Zachary: Quello  il jangi laat, il generale Sir Hugh Gough, e quello laggi  Lord Jocelyn, il cicisbeo di Miss Emily Eden, la sorella del laat-sahib.
La sala riunioni pi vasta della Town Hall era stata sgombrata per il ballo: ovunque ardevano lampade a gas e il soffitto era pavesato con bandierine e nastri colorati. Lungo una parete si aprivano alcove protette da tendaggi dove i ballerini esausti potevano riprendere fiato su una sedia o una chaise-longue. Al fondo della sala c'era l'orchestra di un reggimento scozzese, con tanto di kilt e sporran.
Mr Doughty si ferm sulla soglia e, indicando con un ampio gesto i ballerini volteggianti, l'orchestra coi lucidi ottoni, le sfarzose decorazioni e lo sfavillio delle luci, disse: Guarda che roba, Reid, mica la si vede tutti i giorni una simile magnificenza! E Zachary dovette ammettere di non aver mai visto uno spettacolo cos splendido.
Non aveva quasi avuto il tempo di guardarsi intorno, quando Mrs Doughty lo afferr per un gomito. Venite con me, vorrei presentarvi qualche bella figliola.
Oh no, Mrs Doughty protest Zachary. Volevo chiedere a voi il primo ballo.
Lei lasci cadere la proposta con una risata. Potrete fare pi tardi il vostro dovere con noi beebee. Le missy-mem non ci perdonerebbero mai, se vi monopolizzassimo fin dall'inizio.
Bastarono poche presentazioni perch Zachary scoprisse che molte delle missy-mem presenti avevano letto di lui sulla Calcutta Gazette ed erano ansiose di saperne di pi sulle sue peripezie. Cos le compagne di ballo non gli mancarono, e fra le bevande, la musica e le danze, ben presto cominci a divertirsi. Ciononostante, quando Mrs Burnham entr nella sala, non pot non notarne l'ingresso, tanto era insolito e appariscente il costume che indossava: un'ampia gonna di seta, strettissima in vita, e un corsetto aderente. I capelli abbondantemente incipriati erano raccolti in un'alta acconciatura, simile a un grande alveare bianco.
Fu prontamente invitata a ballare dal giudice Kendalbushe. Dopodich Zachary la intravide solo di tanto in tanto tra la folla volteggiante; sebbene Mrs Burnham non desse segno di averlo notato, lui non smetteva di guardare nella sua direzione. Non avrebbe comunque osato chiederle un ballo se non gliel'avesse suggerito Doughty: Hai gi piazzato il tuo nome sul carnet di Mrs Burnham? Te l'ho detto, no, che tradizione vuole che al ballo della Capitaneria voi marinai giovani e gagliardi facciate fare un giro alle burra beebee? Vedi dunque di rispettare i tuoi doveri, mio bel cascamorto.
Era gi quasi mezzanotte quando si present un'opportunit: durante una pausa della musica, ritrovandosi gomito a gomito con Mrs Burnham, Zachary le fece un inchino: Vi andrebbe di ballare, Mrs Burnham?
Lei lo guard accigliata e per un attimo lui pens che l'avrebbe sdegnosamente respinto. Poi per, con la consueta imperiosa alzata di spalle, disse: Non vedo perch no. Dopotutto  il ballo della Capitaneria, non si pu andare troppo per il sottile.
L'orchestra attacc una polonaise e loro presero a volteggiare quietamente a tempo. Sebbene il ritmo fosse lento, Zachary si avvide che Mrs Burnham respirava a fatica; ben presto percep anche un curioso cigolio, come di un osso contro un osso. Fino a quel momento era stata dura per lui non guardarla, ma ora una rapida occhiata gli bast per accorgersi che il suo dcollet era perfino pi ampio del solito; e con ci comprese che il corsetto era stato stretto troppo e cigolava per la tensione.
Distogliendo gli occhi, disse con prontezza: Siamo un po' allo stretto, non trovate?
Ekdum! Un pigia pigia tremendo concord lei. E un caldo spaventoso! Quasi non respiro.
L'orchestra era passata a un valzer, costringendoli ad affrettare il ritmo. Dopo alcuni minuti di energici volteggiamenti, la faccia di Mrs Burnham era talmente arrossata che Zachary cominci a preoccuparsi. Stava per proporre una pausa quando lei si stacc da lui e si port le mani al petto.
Oh, Mr Reid! Soffoco!
Devo accompagnarvi a sedere, Mrs Burnham?
S, vi prego.
Zachary guard a destra e a sinistra e, non trovando nessuna sedia, si gir per vedere se ce ne fosse una alle sue spalle. Scorse invece i tendaggi di un'alcova a un passo da lui, e scostandoli vide all'interno una chaise-longue libera, rischiarata da un grappolo di candele.
C' un divanetto qui, Mrs Burnham.
Oh, grazie al cielo...! disse lei, abbandonandosi sulla chaise-longue. Per favore, Mr Reid, volete essere cos gentile da tirare il purdah? Non mi va che mi vedano in questo stato.
Sicuro.
Richiusa la tenda, Zachary torn a girarsi verso di lei e la guard in faccia: aveva chiazze rosse sulle guance e stentava a riprendere fiato.
Vado a cercarvi qualcuno? Magari Mrs Doughty? chiese. Potrebbe essere d'aiuto?
Oh no, Mr Reid! strill lei. Temo che non ci sia il tempo. Non vorrei avere un mancamento mentre voi non ci siete.
Vi sentite cos male?
S, non c' un momento da perdere. Batt una mano sullo spazio vuoto accanto a lei sulla chaise-longue. Potete sedervi qui un attimo?
Ma certo.
Quando si fu seduto, gli gir la schiena: Vi sarei terribilmente grata, Mr Reid, se voleste slacciare i bottoni pi alti del vestito. Vedrete l'estremit di un laccio di cuoio. Non dovete fare altro che tirarlo.
Zachary adesso era nervosissimo, ma tenne per s la sua ansia. Far del mio meglio.
Per fortuna l'alcova era ben illuminata, cos non ebbe difficolt a localizzare i bottoni ingegnosamente occultati dell'abito. Quando li ebbe liberati dall'occhiello di seta, il tessuto si apr, proprio come lei aveva detto, rivelando qualcosa che somigliava a una stringa da scarpa. La tir con decisione provocando un forte cigolio, seguito da un repentino rilassarsi della rigida postura di Mrs Burnham.
Oh, grazie, Mr Reid! Mi avete salvata, vi sono molto riconoscente!
Mentre il seno di Mrs Burnham si alzava e abbassava con ritmo regolare, gli occhi di Zachary furono attratti dal prezioso pendente adagiato al centro del suo petto. A un'estremit, sospeso sull'orlo della scollatura, c'era uno splendido diamante: puntava verso il triangolo di vellutata oscurit dove si apriva il solco fra i seni. Quella piccola cavit tenebrosa pareva sempre pi accentuata ogni volta che lei respirava: lo sguardo di Zachary ne era cos potentemente attratto che senza accorgersene le si accost un poco.
Nel frattempo Mrs Burnham si era preparata per un respiro ancora pi profondo: drizzando le spalle, spalanc di colpo le braccia, come un uccello distende le ali. Quel movimento condusse la sua mano destra verso Zachary, e la punta delle dita gli sfior l'inguine.
Non fu che un tocco di piuma, ma strapp un gridolino dalla gola di Mrs Burnham: Oh!
Prima che Zachary potesse muoversi, lei si gir a guardarlo con gli occhi sbarrati. Abbassando gli occhi a sua volta, lui vide con orrore che la toga si era aperta lasciando vedere i mutandoni: tra le pieghe dei drappi bianchi il tessuto era sollevato, e si librava come una tenda issata su un palo.
Agguant la stoffa e si affrett a coprirsi, ma troppo tardi. Mrs Burnham si era accasciata sul bracciolo della chaise-longue, con gli occhi chiusi e le mani strette sul petto.
Oh! Oh!... Non avrei mai pensato...! Che cosa indegna...! Oh, i miei occhi! Se solo potessi ripulirli...!
Zachary, ora di un colore pi vicino al viola che al rosso, si vergognava al punto che non riusc a dire altro che: Vi prego, Mrs Burnham, vi prego, mi dispiace tanto.
Vi dispiace?  tutto quello che sapete dire?
Zachary aveva la gola riarsa; potendo, sarebbe volentieri svenuto per l'umiliazione, ma il suo corpo traditore non gli offr tale sollievo.
Credetemi, Mrs Burnham mormor,  solo perch ultimamente sono stato parecchio malato.
Lei emise una sorta di sibilo e lui prese ad annaspare in cerca di parole: Cercate di capire, a volte succede.  come avere un cucciolo che qualche volta sfugge al guinzaglio.
Davvero? disse Mrs Burnham. Di questo dunque si tratta, di un cucciolo?
Adesso Zachary era fuori di s per la vergogna. Mi dispiace... Si alz in piedi e raggiunse la tenda.  tutto quello che so dire, Mrs Burnham, mi dispiace. E adesso  meglio che vada.
Lui pensava che sarebbe stata felice di toglierselo di torno, ma si sbagliava. Lo trattenne con un gesto enfatico. Assolutamente no! Non se ne parla neanche! Non posso lasciarvi tornare al ballo, Mr Reid, la mia coscienza me lo impedisce! Se una donna della mia et  in grado di causare un simile comportamento del vostro... cucciolo, non oso pensare quali stravaganze possa provocare una giovane e seducente missy-mem. E riuscite a immaginare, Mr Reid, cosa accadrebbe se una piccola tenera pootlie dovesse fare la conoscenza del vostro... cucciolo? Be', non dubito che uscirebbe di senno e scapperebbe fuori di qui strillando. Riuscite a immaginare lo scandalo se la gente scoprisse che avete trovato rifugio nella nostra propriet? Be', non dubito che saremmo rovinati!
S'interruppe per riprendere fiato. No, Mr Reid, non posso permetterlo, sarebbe un crimine lasciarvi vagare per la sala da ballo nello stato in cui siete. Fate bene a dire che siete malato, direi anzi che siete preda di una grave afflizione, di un morbo. Per mia fortuna non sono una giovincella e non mi lascio impressionare facilmente. Nelle mie vene scorre il sangue di un'antica stirpe di soldati. Dovete sapere che mio nonno combatt a Wandiwash, Mr Reid, e mio padre ad Assaye. Sono una donna forte e non verr meno al mio dovere. Finch sarete sotto la mia giurisdizione non potrete nuocere, ho l'obbligo morale di controllare che lasciate questo luogo senza danni. Provveder io a scortarvi fino al budgerow. Subito.
Zachary era annichilito. A capo chino come uno scolaro castigato, biascic: D'accordo, andiamo.
Dandogli la schiena, Mrs Burnham impart un brusco comando. Abbiate la compiacenza di riallacciare i bottoni, Mr Reid. I miei, voglio dire.
S, Mrs Burnham.
Grazie. Mentre si alzava in piedi evit accuratamente di guardarlo: Mr Reid, siete in condizioni di uscire da qui? Il vostro cucciolo  al guinzaglio?
Sissignora.
Allora andiamo. Facciamo come se niente fosse e torniamo alla carrozza.
A testa alta, scost i tendaggi e s'immerse nella folla. Zachary si trascin obbediente dietro di lei, con gli occhi bassi, e la segu fuori dalla sala e nella strada sul retro, dove la carrozza l'attendeva.
Presero posto a bordo, alla massima distanza consentita dalle dimensioni del veicolo. Mentre i cavalli procedevano a un trotto vivace, loro tacevano, guardando fuori dai rispettivi finestrini. Dopo un po' Mrs Burnham, con voce pacata ma decisa, disse: Siete cosciente, vero, Mr Reid, della natura del morbo che vi affligge?
Non capisco, signora.
Oh, davvero? Si volt bruscamente verso di lui, con occhi scintillanti. Se pensate che il vostro malanno sia un segreto vi sbagliate, Mr Reid. Alcuni medici coraggiosi hanno messo in guardia il mondo da questo flagello, e dovete sapere che uno di loro  appena arrivato a Calcutta col preciso intento di combattere il morbo. Ho seguito le sue conferenze e sono perfettamente consapevole, come dovreste essere anche voi, che l'innaturale eccitabilit del vostro... cucciolo...  la diretta conseguenza di certe pratiche... pratiche animalesche... spero mi perdonerete se non riesco neppure a nominarle. Basti dire che il nome stesso evoca un continente di tenebra e degradazione. Insudiciare le nostre labbra con la parola non  comunque necessario, dal momento che voi non siete, credo, estraneo a quelle sponde, dico bene, Mr Reid?
A quel punto Zachary ebbe uno scatto di rabbia: Non so come potete avanzare una simile accusa. Su quali basi, signora? E con quali prove?
La prova l'ho avuta davanti agli occhi, Mr Reid! replic lei. O piuttosto davanti al mio cannocchiale. Vi ho visto quel giorno, il giorno del vostro arrivo, quando un attacco di morbosa eccitazione vi ha indotto a strapparvi gli abiti di dosso e buttarvi nel fiume. Forse immaginavate di non essere osservato mentre davate sfogo alla vostra afflizione, anche se non capisco perch, dal momento che eravate in pubblico.
Sbalordito, Zachary protest: Ma no... vi sbagliate di grosso, signora. Vi assicuro che non... non stavo facendo ci che pensate.
E allora cosa stavate facendo? lo sfid lei.
Felicissimo di spiegare, Mrs Burnham rispose Zachary. Stavo semplicemente lustrando un cavicchio.
Ah ah! Lei fece una risatina sarcastica.  cos che preferite chiamarlo? Potreste anche dire che stavate scuoiando un furetto. O scrostando un alfiere, per quel che vale!
No, no protest lui. Voi non capite, era proprio un cavicchio.
Che senza dubbio stavate ingrassando! Rise di nuovo. Non pensate che sia un'ingenua, o una sciocca, Mr Reid, perch vi assicuro che non lo sono. Sono parecchio pi vecchia di voi e non  facile farmi fessa. Vi garantisco che so benissimo cosa significa rinserrare il gesuita o ispezionare il jamadar. O perfino insaponare il sepoy e omaggiare il subedar. Caso mai non le conosceste, queste espressioni si riferiscono tutte alla medesima cosa. E davvero non  il caso, Mr Reid, di coprirsi gli occhi dinanzi alle vere cause della vostra sventurata condizione.  una malattia, e il primo passo per guarirne  riconoscere di essere malato, di esserne vittima.
Si allung verso di lui e gli diede una pacca amichevole sul braccio. Avete bisogno di aiuto, Mr Reid disse con voce pi gentile, e io sono decisa a fornirvelo. Capisco che siete straniero in questo paese, solo e senza amici, ma sappiate che finch ci sono io non vi mancher un pilastro a cui appoggiarvi. Rinuncer volentieri a una piccola parte del mio pudore pur di riscattarvi dal peccato e dalla malattia. Il mio sacrificio sar un'inezia, rispetto a quello dei missionari che ogni giorno rischiano di essere gettati in pentola da bruti e selvaggi. Per anni mio marito si  adoperato per salvare fanciulle indocili da una vita peccaminosa.  solo giusto che ora io faccia lo stesso per voi. Consulter uno specialista e poi vi vedr, in privato, e vi riferir i suoi consigli per un trattamento.
Nel frattempo avevano raggiunto la residenza dei Burnham. La carrozza si ferm nel punto in cui dal viale si dipartiva un sentiero che portava all'ancoraggio del budgerow.
Zachary salt a terra, mormor un frettoloso buonanotte, e stava correndo via quando Mrs Burnham si sporse dal finestrino: E rammentate, Mr Reid, le mani sono per la preghiera. Siate forte. Insieme conquisteremo il continente di tenebra che si annida dentro di voi, non abbiate timore!
4.
Il primo viaggio di Kesri lungo il Gange, gi gi fino alla base di Barrackpore, su un pulwar a tre alberi che si fermava in tutti i porti fluviali, anche i pi piccoli, fu molto lento, ma cos denso di eventi che i ricordi di quella navigazione lo avrebbero assillato per anni e anni.
Fu durante quel tragitto che Kesri conobbe Hukam Singh, colui che sarebbe diventato il marito di Deeti. Era un nipote di Bhyro Singh e, sebbene fosse pressappoco coetaneo di Kesri, serviva nel Pacheesi gi da un paio d'anni. Era lui il responsabile delle reclute, che erano sei in tutto.
Hukam Singh era alto e ben piantato, e approfittava della sua stazza per angariare e intimorire gli uomini di corporatura meno possente. Ma Kesri non era da meno n per altezza n per vigore, e non gli mostrava la stessa deferenza delle altre reclute. E questo a Hukam Singh non stava bene, perch ormai era abituato a spadroneggiare sui novellini. Cap in fretta che Kesri non si sarebbe lasciato spaventare come gli altri, perci adott una strategia diversa, cercando di logorarlo a forza di insulti e vessazioni, ridicolizzando la sua carnagione scura e ricordandogli a ogni pi sospinto che se n'era andato di casa senza un soldo e stava viaggiando a credito. E quelle cattiverie non si limitava a dirgliele in faccia; aveva seminato il dubbio riguardo alle sue origini e alla sua ascendenza mettendo in giro la voce che la famiglia l'avesse buttato fuori di casa.
Per tutta la prima settimana, Kesri tenne a freno la lingua e non accett provocazioni. Ma un giorno Hukam Singh si spinse oltre: gett sul ponte la camiciola e il langot sporchi e gli ordin di raccoglierli e lavarli.
A quel punto Kesri non pot pi far finta di niente; scroll le spalle e si gir dall'altra parte mandando Hukam Singh su tutte le furie. Mi hai sentito? Fa' come ti ho detto.
Se no? disse Kesri.
Se no lo dico a mio zio, l'havildar Bhyro Singh.
Fa' pure, disse Kesri.
Te la faccio vedere io...
Hukam Singh si precipit a cercare lo zio, e poco dopo tutte le reclute furono chiamate a raccolta sul ponte di prua. Era l che Bhyro Singh trascorreva le sue giornate godendosi la brezza. Disteso su un charpoy, si stava rilassando con un narghil mentre la barca avanzava pigramente sul fiume. Pieg un dito per chiamare a s Kesri e gli fece segno di accovacciarsi di fronte a lui. Poi continu a fumare, aspettando che quella posizione scomoda diventasse dolorosa.
E ham ka suna tani? disse infine. Cosa mi tocca sentire? Dicono che ti sei montato la testa.
Kesri non ribatt, n l'altro si aspettava una risposta.
Avrei dovuto immaginarlo, disse l'havildar, che un ragazzo pronto a scappar via con dei forestieri, disobbedendo al padre, non poteva che essere uno stupido chootiya.
Poi all'improvviso la sua mano scatt in avanti e colp Kesri sulla guancia.
Il peso e la statura di Bhyro Singh eccedevano di molto quelli di Kesri, che dopotutto era ancora uno sbarbatello. La forza del ceffone gli fece voltare la testa di scatto e lo mand lungo disteso sul ponte. Gli ronzavano le orecchie e sentiva nel naso l'odore del sangue. Passandosi una mano sulla faccia, sent che era bagnata. Cap che Bhyro Singh l'aveva colpito non solo con la mano ma anche col bocchino del narghil, squarciandogli la guancia. Nella sua esperienza di lottatore niente l'aveva preparato a una cosa simile.
Poi sent di nuovo la voce dell'havildar: La prima regola del soldato  l'obbedienza, vedi di tenerlo a mente.
Kesri era ancora riverso sul ponte. Alz la testa e vide Bhyro Singh sopra di lui. L'havildar prese lo slancio e gli moll un calcio nel sedere facendolo rotolare sull'assito del ponte. E mentre lui scivolava lontano, lo segu tirandosi su il dhoti con le mani. Gli diede un altro calcio, poi un altro ancora, e l'ultimo lo indirizz in modo da colpirlo con l'unghia dell'alluce nel solco fra le natiche attraverso le sottili pieghe del dhoti e del langot.
Kesri si sfreg di nuovo gli occhi e di nuovo si accovacci. Sullo sfondo vedeva le altre reclute che arretravano, i loro occhi terrorizzati che guizzavano da lui all'havildar, in piedi con il bocchino insanguinato del narghil in una mano. Con l'altra, infilata nel dhoti, si grattava il pube.
Quel pestaggio, si rese conto Kesri, non aveva un vero motivo; era una pura esibizione di forza, rivolta non solo a lui, ma a tutte le reclute. Bhyro Singh voleva mettere in chiaro che per lui infliggere dolore e umiliazione era una sorta di piacere animalesco.
Poi l'havildar gett il bocchino a Kesri: Vallo a pulire, lava via il tuo sangue schifoso. Yaad rakhika... Ricordatelo bene, questa  solo la prima dose della medicina. Se non basta, ne ho ancora tanta in serbo per te.
Le botte lasciarono Kesri coperto di lividi, ma a nessuno sfugg che per lui quel pestaggio era stato anche una piccola vittoria, perch in fin dei conti Bhyro Singh non gli aveva ordinato di lavare la biancheria del nipote. E Hukam Singh non aveva trovato il coraggio di ricordare allo zio qual era stata la sua rimostranza. Kesri lo prese come un segno della scarsa considerazione in cui Bhyro Singh teneva il nipote, e cap che Hukam Singh aveva paura dell'havildar e allo stesso tempo desiderava disperatamente emularlo; era quello il pernicioso terreno in cui affondavano le radici della sua tracotanza e del suo livore.
Dopo quell'episodio, ci furono sottili mutamenti nell'atteggiamento di Hukam Singh verso Kesri. Le sue frecciate si fecero pi caute, e parve rassegnarsi al fatto che quella recluta non si sarebbe lasciata trattare come un servo. Non solo, parve riconoscere che fra i nuovi arrivati era proprio Kesri il pi adatto a fare il soldato.
Ora che il viaggio stava per finire, l'interesse delle reclute per la vita che le attendeva si andava accentuando. Una delle cose che pi le intrigava era la futura wardi, l'uniforme. Per loro era stata una grande delusione che i sepoy del contingente viaggiassero in abiti civili, e che neppure una volta avessero anche solo spacchettato l'equipaggiamento.
Poco prima dell'arrivo, Hukam Singh cedette alle loro insistenze e acconsent a mostrare la sua uniforme. Per non si sarebbe fatto agghindare come una bambola a loro beneficio. Se volevano una dimostrazione, disse, uno di loro doveva offrirsi volontario per fare da manichino.
Malgrado l'entusiasmo di poco prima, nessuna delle reclute si faceva avanti. Kesri era l'unico che avesse la taglia giusta, ma il cattivo sangue che correva fra lui e Hukam Singh lo tratteneva.
Alla fine fu Hukam Singh a chiamarlo e a dirgli di togliersi dhoti e jama. Quando si fu spogliato, Hukam Singh gli indic il perizoma allacciato in vita e disse che un langot come quello al momento era accettabile, ma non lo si poteva indossare con l'uniforme. Andava bene portarlo fuori servizio, col dhoti e con la tunica d'ordinanza chiamata ungah, ma con l'uniforme bisognava indossare i mutandoni conosciuti come jangiah. Gli ufficiali inglesi ci tenevano molto; se c'era un'ispezione e ti trovavano addosso un langot, eri nei guai.
Perch? chiesero le reclute.
Chi lo sa?  una delle loro fissazioni.
Poi Hukam Singh and a prendere lo zaino e i ragazzi videro che in cima c'era un lota d'ottone quasi sferico. Il sepoy spieg loro che, per regolamento, quell'utensile doveva contenere esattamente un litro d'acqua, ed essere legato a una corda in modo da poterlo calare nei pozzi in caso di necessit. Doveva stare sempre sullo zaino, anche in battaglia; se non era fissato bene, passavi dei guai. Quando i soldati si schieravano in parata, non c'era nulla che gli ufficiali amassero di pi che vedere una fila ben ordinata di lota scintillanti al sole. Durante le ispezioni, il lota era la prima cosa che veniva controllata e se non era lustrato a dovere la punizione era severa.
Dopodich i ragazzi osservarono sbalorditi l'incredibile quantit di articoli che a poco a poco emergevano dallo zaino di Hukam Singh: una tawa, cio una piastra di ferro per fare i roti; una stuoia di due metri per uno su cui dormire; argilla bianca con cui ingrassare calzature e cinturoni di cuoio; una mantella in cui avvolgersi la notte. Il peso totale di uno zaino a pieno carico, disse Hukam Singh, era di mezzo maund, circa cinquanta libbre; ci voleva tempo per abituarsi.
C'era poi un capo d'abbigliamento ben ripiegato.
Patloon... da mettere sopra i jangiah.
Quegli strani pantaloni lasciarono interdette le reclute. Ricordavano un pyjama, ma non avevano lacci. E Kesri non capiva come ci si potesse entrare, tanto erano stretti.
Hukam Singh gli mostr come sbottonarli in vita, ma anche cos Kesri ebbe qualche difficolt a infilarseli. Non aveva mai indossato nulla di tanto aderente e, quando si guard, quasi non riconosceva le proprie gambe. Grazie a come il tessuto fasciava i muscoli, sembravano molto pi lunghe e robuste.
Le reclute guardavano a occhi sgranati, e una di loro disse: E se devi fare acqua? Te li togli?
No.
Hukam Singh mostr loro come la patta si apriva e abbassava slacciando due bottoni. A Kesri non parve una gran soluzione. Flettendo le ginocchia, disse: Ma come faccio ad accovacciarmi?
Quando indossi i patloon, disse Hukam Singh, non ti accovacci per pisciare.
Le reclute lo fissarono stupefatte: Si fa acqua in piedi?
Hukam Singh annu. Sulle prime  difficile, disse. Ma col tempo ci si abitua.
Infil di nuovo una mano nello zaino ed estrasse un altro capo: una camiciola senza maniche che si allacciava con delle cordicelle, non diversa da quelle che di solito Kesri portava col dhoti. Poi ci fu una vampata di colore: una giubba scarlatta.
Quella si chiamava koortee, spieg Hukam Singh; somigliava alla giacchetta rossa dei soldati inglesi, che per l'avevano ribattezzata straccetto. Mostr a Kesri come indossarla allungando le braccia all'indietro e infilandole nelle maniche.
La koortee si chiudeva sul davanti con lacci di cuoio e, una volta che furono ben tirati, Kesri faticava a respirare. Guardando la giubba not che le strisce orizzontali sul davanti avevano preso vita e si protendevano dal torace come un piumaggio. Incastonati fra una e striscia e l'altra c'erano lucenti bottoni metallici.
Sono d'oro?
No, disse Hukam Singh. Sono d'ottone, ma costano cari lo stesso. Se ne perdi uno, ti tolgono otto anna dalla paga.
Otto anna! Era pi di quanto Kesri avesse mai speso per qualunque indumento. Ma il prezzo non sembrava eccessivo: se fossero stati d'oro quei bottoni non avrebbero potuto essere pi belli e sgargianti.
Alla gola la koortee aveva un'altra serie di lacci e, prima di stringere anche quelli, Hukam Singh tir fuori una collana di perline. La mise a Kesri in modo tale che le perline pi luccicanti fossero incorniciate dal colletto rigido bordato d'oro.
Anche le perline erano un omaggio della Compagnia, spieg. Gli ufficiali insistevano perch i sepoy le portassero. Se le perdevi, ti deducevano due settimane di paga dal salario.
Una volta allacciato, il colletto era come un giogo. E, quando gli venne stretto intorno alla vita il kamar-bandh, il cinturone, Kesri si sent come un pollo pronto per lo spiedo. Riusciva a stento a girare la testa, e il mento era sospinto verso l'alto, cos che, se cercava di parlare, la gola gli faceva male.
Com'era possibile combattere cos infagottati?
Hukam Singh gli mostr come stare ben eretto, con la testa tesa all'indietro.
Quando indossi una koortee, non puoi ciondolare la testa, disse. Gli occhi devono guardare in alto e le spalle devono stare dritte.
Mentre raddrizzava la schiena, Kesri intravide le ampie spalline gialle ricurve della koortee. Sembravano ali d'aquila, e Kesri aveva la sensazione di non aver mai avuto spalle cos larghe e robuste.
Fino a quel momento aveva in testa, come al solito, una bandana di cotone, con sotto i capelli raccolti in una crocchia.
Ora Hukam Singh gliela strapp via, cos che i capelli ricaddero sulle spalle. Dovrai tagliarteli, disse. Gli ufficiali non vogliono che teniamo i capelli raccolti sotto il topee.
Poi estrasse da un'altra sacca un cilindro alto pi di mezzo metro e foderato di lucido tessuto nero.
Quando gli fu piazzato sulla testa, Kesri si ritrov col mento compresso fra le punte del colletto che quasi lo soffocava. Quell'affare pesava come una pila di mattoni.
Hukam Singh rise vedendo la sua espressione. Gli tolse il topee e mostr alle reclute com'era fatto dentro: nascosta sotto la fodera esterna c'era un'armatura d'ottone.
Quando sei in marcia  pesante, disse, ma in battaglia sei ben contento di averlo. Ti protegge la testa.
Le reclute lo provarono a turno, poi cal il silenzio: quel peso illustrava pi efficacemente di qualunque discorso il futuro che li attendeva, un futuro ben diverso dalla vita vissuta fino a quel momento.
L'anniversario della morte della sua precettrice si approssimava, e Shireen era sempre pi nervosa all'idea dell'appuntamento con Zadig Karabedian. Ripensandoci, non riusciva a spiegarsi perch aveva cos prontamente accettato di incontrarlo, per di pi senza avere la minima idea di quel che lui volesse.
Mai avrebbe preso in considerazione l'idea di incontrare all'insaputa della sua famiglia un uomo praticamente sconosciuto. Se un suo parente o una delle figlie fossero venuti a sapere dell'appuntamento si sarebbero fatte molte chiacchiere inopportune. Tuttavia non riusciva a dimenticare il calore con cui Bahram aveva sempre parlato del suo vecchio amico Zadig Bey. Vederlo comparire sulla soglia era stato come trovarsi davanti un messaggero di Bahram stesso; come se dalla tomba Bahram avesse teso una mano verso di lei.
Dalla dimora dei Mistrie a Nossa Senhora da Gloria era solo una breve distanza, ma andarci a piedi, pur con uno stuolo di cameriere e khidmutgar, avrebbe alimentato i pettegolezzi, cos Shireen decise di chiedere un calesse ai fratelli. Quando venne il giorno stabilito, si rallegr di averlo fatto, perch il cielo era carico di minacciosi banchi di nubi.
Il primo scroscio li sorprese mentre il veicolo s'inerpicava verso la chiesa. Per fortuna i cocchieri erano venuti preparati, e uno di loro scort Shireen fino all'ingresso con un ombrello. Lo lasci ad aspettare sotto il portico, compr qualche candela e varc il portone. Dentro era quasi buio: le alte finestre erano sbarrate contro la pioggia e l'interno era rischiarato solo da qualche incerta fiammella.
Il volto di Shireen era coperto da uno di quegli scialli a maglie larghe che usava come velo quando usciva dalla propriet di famiglia. Ora, attraverso i larghi fori dello scialle, scorse un'alta figura seduta in un banco a met strada fra l'ingresso e l'altare. Avanz lentamente lungo la navata trattenendo il velo con le labbra, e quando l'ebbe quasi raggiunto indugi solo il tempo necessario per accertarsi che si trattasse proprio di Zadig Bey. Poi con un cenno gli fece capire chi era, indicandogli di spostarsi un po' oltre, in un angolo oscuro al riparo di una colonna. Lui annu col capo e lei prosegu verso l'altare.
Le candele le tremavano tra le mani; cerc di calmarsi mentre le accendeva e le sistemava al loro posto. Poi si volt e si diresse lentamente verso l'angolo dove ora l'alta figura di Zadig sedeva celata tra le ombre. Prendendo posto a una distanza misurata con cura, sussurr attraverso il velo: Buongiorno, Mr Karabedian.
Buongiorno, bibiji.
Ora la pioggia tamburellava sul tetto metallico della chiesa, ed era una fortuna, pens Shireen, perch rendeva meno probabile che qualcuno li udisse.
Vi prego, Zadig Bey mormor. Non ho molto tempo. Il calesse dei miei fratelli mi aspetta fuori, potete immaginare lo scandalo se mi trovassero qui con voi. Vi prego, ditemi perch avete voluto incontrarmi.
S, bibiji... certo.
Colse l'esitazione nella sua voce, e poich si era interrotto lo sollecit di nuovo: Dunque? Di che si tratta?
Vogliate perdonarmi, bibiji balbett lui. Non  una cosa facile da raccontare,  una cosa molto personale, ed  particolarmente difficoltoso...
S?
Perch non so con chi sto parlando.
Cosa intendete? disse lei stupita. Non capisco.
Ecco, bibiji, ho visto alcuni vostri ritratti nelle stanze di Bahram-bhai a Canton... tuttavia non credo che vi riconoscerei, se vi incontrassi per strada. E di certe cose  difficile parlare con una persona che non si  mai vista in faccia.
Shireen arross ancora di pi. Mentre armeggiava goffamente con lo scialle, ebbe il ricordo vivissimo di un'altra occasione in cui aveva dovuto scostare il velo per mostrare il viso a un estraneo: il giorno del suo matrimonio. Seduta sulla predella, era stata sopraffatta da una tale timidezza che non riusciva ad alzare il capo, come se all'improvviso le fosse caduto addosso un macigno. Per quanto si sforzasse, non riusciva a guardare negli occhi l'uomo col quale avrebbe condiviso la vita. Alla fine era intervenuta sua madre e le aveva sollevato il capo a forza. Molti anni dopo era toccato a lei fare lo stesso con le sue figlie, eppure adesso le sembrava di essere di nuovo una fanciulla che mostra il viso a un uomo per la prima volta.
C'era qualcosa di sconveniente in quel concatenarsi di pensieri, perci s'impose di scacciarli dalla mente. Scostando il velo, sostenne lo sguardo di Zadig solo il tempo necessario per constatarne la sorpresa. Aveva gi distolto gli occhi quando ud la sua esclamazione stupita: Ya salaam!
Qual  il problema, Zadig Bey?
Vogliate scusarmi... mi dispiace. Non mi aspettavo...
S?
Che aveste un aspetto cos giovane...
Shireen s'irrigid. Come?
Lui tossicchi. I ritratti che ho visto nelle stanze di Bahram-bhai... non vi rendono giustizia.
Lei gli lanci un'occhiata sorpresa affrettandosi a coprire di nuovo il viso. Vi prego, Zadig Bey.
Scusatemi disse lui. Non avrei dovuto. Vogliate perdonarmi.
Non importa. Ora per vi prego di non perdere tempo. Ditemi perch siamo qui... perch avete voluto parlarmi in privato.
S, certo.
Zadig intrecci studiatamente le mani in grembo e si schiar la voce. Bibiji, non so se ci che sto facendo  giusto... quello che ho da dirvi non  facile.
Continuate.
Bibiji, ricordate quel che mi avete detto l'altro giorno, a proposito del fatto che Bahram-bhai non ha lasciato nessuno che possa prendere il suo posto?
S, certo.
C' una cosa che dovreste sapere. Ecco perch vi ho chiesto di vederci qui.
Continuate.
Lo ud deglutire, e scorse il pomo di Adamo che gli andava su e gi nel collo magro, coriaceo.
Ecco, bibiji... ci che volevo dirvi  che in realt Bahram-bhai un figlio maschio ce l'aveva.
Quell'annuncio non ebbe su di lei un effetto immediato; il rumore della pioggia era cos forte, adesso, che pens di aver frainteso.
Forse non ho sentito bene, Zadig Bey.
Lui si mosse a disagio sul sedile. No, bibiji, le cose stanno come vi ho detto. Bahram-bhai era padre di un ragazzo.
Shireen scosse il capo e disse in fretta e furia le prime parole che le vennero in mente: No, Zadig Bey, voi non capite. Ci che mi state dicendo  impossibile. Posso assicurarvelo perch una volta ci siamo recati da un uomo che di queste cose se ne intende, un famoso baba, e lui ci ha spiegato che mio marito non avrebbe potuto avere un maschio senza sottoporsi a un lungo trattamento...
Le manc il fiato e tacque.
Allora Zadig riprese, con grande delicatezza: Perdonatemi, bibiji, ma non ve l'avrei detto se non ne fossi sicuro: il figlio di Bahram-bhai  un giovanotto adesso. Ha avuto gravi difficolt nel corso degli anni. E questa  una delle ragioni per cui ho pensato che dobbiate esserne informata.
Non  vero. Non pu essere vero.
Al riparo dello scialle, Shireen s'infil le dita nelle orecchie. Le sembravano contaminate, sozze, ed era disgustata di se stessa per aver accettato di incontrare quell'uomo, un uomo che non si faceva scrupoli a pronunciare oscenit nella casa di Dio. Pens che se fosse rimasta ancora l, seduta vicino a lui, si sarebbe sentita male. Alzandosi faticosamente in piedi, e con la voce pi ferma che riusc a trovare, disse: Mi spiace, signore. Siete un bugiardo... uno sciocco, lurido bugiardo. Dovreste vergognarvi di raccontare simili menzogne su un uomo che vi considerava un amico.
Zadig non apr bocca e rimase immobile nel banco, a capo chino. Ma passandogli davanti, Shireen lo ud bisbigliare: Bibiji, se non credete a me, chiedete a Vico. Lui sa tutto. Vi racconter.
Vi prego disse lei, non abbiamo pi nulla da dirci.
Temeva che potesse seguirla fuori, nel qual caso i cocchieri dei Mistrie l'avrebbero visto e avrebbero riferito la cosa alla sua famiglia.
Se avete un briciolo di onore disse a Zadig, non muovetevi da qui finch non sar uscita.
Certo, bibiji.
Con suo grande sollievo rimase seduto mentre lei percorreva quasi di corsa la navata e usciva dalla chiesa.
30 settembre 1839
Honam
Solo dopo aver accettato l'offerta di Zhong Lou-si ho cominciato a preoccuparmi delle questioni pratiche: Dove avrei alloggiato? E il cibo? Lavorare per Mr Coolidge era molto noioso, ma se non altro mi erano garantiti un posto in cui dormire e i pasti. Come me la sarei cavata ora?
Decisi di parlarne con Asha-didi, la proprietaria dell'unica taverna achha di Canton:  il tipo di donna che qui viene chiamataah je, una che  capace di risolvere qualunque problema. Sebbene provenga dalla comunit cinese di Calcutta, Asha-didi conosce molta gente qui perch ha origini cantonesi. Anche suo marito, Baburao (ho cercato di abituarmi a usare i loro nomi cinesi, ma mi riesce difficile perch di solito tra noi parliamo in bengali), ha una vasta rete di conoscenze fra la gente delle barche di Canton. Ero sicuro che avrebbero saputo indicarmi un posto da affittare. E non mi sbagliavo. Ancora non avevo finito di esporle il mio problema e gi Asha-didi mi informava che c'era una stanza libera proprio dove sta lei, sulla casa-barca che lei e Baburao condividono con figli e nipoti.  ormeggiata sull'altra sponda del Fiume delle Perle, sulla costa dell'isola di Honam. Asha-didi mi ha avvertito che la stanza veniva usata come magazzino e aveva bisogno di essere ripulita. Le ho detto che per me andava benissimo.
Poi per ho scoperto che veniva usata come pollaio oltre che come deposito. Ero del tutto impreparato al vortice di piume e sterco di gallina che si  sollevato appena ho aperto la porta. Quando la bufera si  placata, ho visto che i volatili stavano appollaiati su cataste di remi, yuloh, listelli, struzze, timoni, ramazze e rotoli di corde di bamb. Mi sono chiesto: Com' possibile vivere qui? Non c' neppure un letto. Vedendo la mia smorfia, Asha-didi  scoppiata a ridere.Bhoi peyo na,non ti preoccupare, ha detto in bengali. (Continuo a meravigliarmi quando questa donna sottile ed energica, con abiti e modi identici a quelli di qualunque barcaiola di Canton, si rivolge a me in bengali, e per di pi nel dialetto di Calcutta; mi sembra incredibile, anche se so benissimo che non dovrei stupirmi. Dopotutto l'abitazione della sua famiglia a Calcutta distava solo poche strade dalla mia.)
Eppure per certi aspetti Asha-didi  una vera cantonese: non le va di sprecare le parole o il tempo. Pochi minuti dopo avermi mostrato la stanza, gi si occupava della pulizia e della mobilia. Un allevatore di polli ha legato le galline per le zampe e le ha portate via come grappoli di chioccianti noci di cocco. Poi una mezza dozzina di figli, nipoti e nuore di Asha-didi si sono messi al lavoro, raschiando il ponte da piume ed escrementi, lavando le murate e spostando legname e attrezzi. Presto sono cominciati a spuntare dei mobili: sedie, sgabelli e perfino un charpoy giunto a Canton fin da Calcutta.
Solo dopo che tutto  stato sistemato, Asha-didi ha aperto la porta in fondo alla stanza. Allora mi sono reso conto che la stanza da letto aveva un prolungamento.
Vieni a vedere! ha detto Asha-didi. Qui c' una piccola baranda.
In quella specie di veranda erano ammucchiati fasciame, pali e corde marcescenti. L'ho seguita con circospezione, aspettandomi un'altra spiacevole sorpresa, oche magari, o anatre. Invece il panorama della citt mi ha investito come un maroso.
Era una giornata limpida, e riuscivo a vedere fino al monte Wu, la cima che sovrasta Guangzhou; vedevo anche il grandioso edificio a cinque piani sulla vetta: la Zhenhai Lou (o Torre-che-addormenta-il-mare). Davanti a me, sull'altra sponda, c'era l'enclave straniera; il fiume era affollato di imbarcazioni di varie fogge e dimensioni: si vedevano le giunche mercantili di Shantou torreggiare sulle chiatte da riso e sui ferry; e dovunque volgessi lo sguardo vedevo le tonde curuche fare avanti e indietro fra una riva e l'altra ( con questo mezzo che attraverso il fiume ogni giorno, per pochi spiccioli).
Non potevo chiedere di meglio: stando su quella veranda ti si srotola davanti agli occhi un perpetuo tamasha.
La sera, quando le tenebre calano sulla citt, il fiume si riempie di luci. Molte delle famose barche-dei-fiori di Canton scivolano sull'acqua oltre la mia veranda, con le lanterne accese, lasciandosi dietro una scia di musica e risate. Alcune hanno balconate e padiglioni aperti dove vedi donne che intrattengono i clienti con musica e canzoni. Osservandole, capisco perch a Canton si dice che i giovanotti vengono qui a rovinarsi.
Anche la posizione  ideale. La casa-barca  ormeggiata sulla costa dell'isola di Honam, che  assai pi tranquilla della sponda settentrionale, molto pi costruita, dove si stende la citt di Guangzhou. Il contrasto fra le due sponde  impressionante: il versante nord  densamente abitato, non ho mai visto edifici cos fitti; su questa sponda invece ci sono perlopi boschi e terreni agricoli, oltre a qualche villaggio, alcuni monasteri e vaste propriet. I dintorni sono molto tranquilli, ma la stamperia di Compton  a portata di mano.
La casa-barca  di per s un'inesauribile fonte di diversivi. Talora i figli di Asha-didi vengono a fare due chiacchiere con me, e spesso la conversazione riguarda Calcutta. Erano quasi tutti molto giovani quando la famiglia ha lasciato il Bengala per tornare nel Guangdong, ma tutti conservano memoria della citt. Non ce n' uno che non ricordi qualche parola di bengali o indostano, e tutti vanno matti per i masala. Anche i piccoli, i nipotini di Baburao e Asha-didi, chiedono di Calcutta e del Bengala. La forza dei loro legami con l'India  sorprendente, credo dipenda dal fatto che il nonno e la nonna sono sepolti sulle rive del fiume Hooghly, nel cimitero cinese di Budge-Budge. Ci crea un legame vitale col suolo, difficile da capire per uno come me, dal momento che le ceneri dei miei antenati vengono da sempre sparse sul Gange.
Dei figli di Asha-didi, quella che ha vissuto pi a lungo a Calcutta  la figlia maggiore, che tutti chiamano Ah Maa. Deve avere un paio d'anni pi di me e non si  mai sposata.  magrissima e la sua faccia  pi segnata di quanto l'et giustifichi. Come leaiburo, le zie nubiliin Bengala, si occupa dei bambini e si fa carico di innumerevoli incombenze domestiche. Non sta ferma un momento, eppure c' in lei una profonda malinconia. Quando sono venuto a vivere qui,  stata l'unica della famiglia a mostrare un certo disagio per la mia presenza. Non mi parlava n mi guardava; anzi, distoglieva lo sguardo come una donna bengalese farebbe con un estraneo. Mi  sembrato strano, perch qui a Canton le donne delle barche non osservano il purdah e non si fasciano i piedi, n si attengono agli obblighi prevalenti fra gli altri cinesi. E del resto non mostra alcuna timidezza quando ha a che fare con altri estranei.
Avevo la sensazione che vedermi avesse riaperto una vecchia ferita. Sembrava incapace di ignorarmi. Qualche volta mi portava del cibo dalla barca-cucina di Asha-didi e me lo porgeva senza una parola: intuivo che qualcosa in me la turbava, ma non riuscivo a immaginare cosa potesse essere.
Ma due giorni fa si  messa a parlarmi in bengali, esitante, come se stesse ripescando sassolini dalle sabbie della memoria. Il suo nome di Calcutta, mi ha detto, era Mithu. Poi mi ha raccontato la sua storia: da ragazza aveva conosciuto un giovane bengalese, un vicino di casa. Ma le famiglie si erano opposte, e i suoi avevano cercato di darla in moglie a un membro della comunit cinese di Calcutta. Lei per si era intestardita e l'aveva rifiutato.
Cos erano passati gli anni, finch per lei era stato troppo tardi per sposarsi.
L'ultima sera del viaggio, le reclute restarono in piedi fino a tardi. Ormai si erano stabiliti fra loro forti legami. Avevano tutti pressappoco la stessa et, intorno ai quindici anni, e nessuno era mai stato lontano dalla famiglia.
Due di loro provenivano da remoti villaggi dell'interno, e avevano visto il mondo ancora meno di Kesri. Il pi ingenuo di tutti era un ragazzo allampanato di nome Seetul, considerato il pagliaccio del gruppo.
Quella notte parlarono di ci che li attendeva e di come sarebbe stato trovarsi agli ordini degli ufficiali inglesi. Seetul era fra quelli che si preoccupavano di pi. Uno dei suoi parenti, spieg, era stato di recente in una cittadina dove vivevano molti angrez. Tornato a casa, aveva riferito un segreto riguardante i sahib-log, i bianchi, una cosa che non andava assolutamente divulgata.
Cosa?
Kasam kho! Promettete di non raccontarlo a nessuno?
Dopo che tutti ebbero giurato, Seetul spieg loro cos'aveva detto il suo parente: le donne dei sahib-log erano fate, avevano le ali.
Quando gli altri ragazzi scoppiarono a ridere, disse che il suo parente ne aveva le prove, l'aveva visto coi suoi occhi. Aveva visto passare un sahib e una memsahib in carrozza. Non solo lei indossava abiti variopinti come ali di fata ma, quando la carrozza si era avvicinata, tutti si erano accorti che il sahib le teneva le mani sulle spalle per impedirle di volare via. Non c'era dubbio che fosse una fata, una pari.
Kesri e gli altri risero dell'ingenua credulit di Seetul, ma in realt erano tutti molto in ansia all'idea di incontrare i sahib-log; nei propri villaggi avevano sentito ogni sorta di storie al loro riguardo.
Ma il giorno dopo, quando giunsero a Barrackpore, la novit costituita dai sahib-log parve loro poca cosa in confronto all'estrema stranezza di tutto il resto. Ancor prima che la barca attraccasse, scorsero un edificio diverso da qualunque cosa avessero mai visto prima: un palazzo affacciato sul fiume, coi pavoni sul tetto, e davanti un grande giardino pieno di strani fiori variopinti.
Hukam Singh derise le loro espressioni intimorite. Per il burra laat, il governatore generale britannico, il bungalow di Barrackpore era una baracca, disse, in confronto alla sua residenza di Calcutta.
Una volta sbarcate, le reclute non sapevano dove guardare, a tal punto era tutto nuovo. Mentre marciavano accanto a un muro di cinta, udirono dei suoni che gelarono loro il sangue nelle vene: ringhi e ruggiti di tigri, leoni e leopardi. Al villaggio quei suoni li avevano uditi solo in lontananza; l invece gli animali sembravano vicinissimi, pronti a balzare loro addosso. L'unica cosa che li trattenne dal darsi alla fuga era che non sapevano in che direzione scappare.
Hukam Singh rideva vedendoli in preda al panico, e disse che erano stupidi chootiya, a spaventarsi cos: quelli erano gli animali di compagnia del burra laat. Stavano chiusi in gabbie dall'altro lato del muro.
Quando poi giunsero alla base, restarono senza fiato. Ovunque guardassero c'erano baracche, tende e lunghe e basse costruzioni in legno, tra le quali si stendevano vaste piazze d'armi con migliaia di soldati in addestramento. I sahib-log erano dappertutto: nelle loro uniformi dai colori sbalorditivi, marciavano, si esercitavano e ciondolavano qua e l. Ma la cosa pi incredibile, la cosa che li lasci a bocca aperta, era che nessuno aveva la barba o i baffi. Le loro facce erano invariabilmente lisce, guance e labbra glabre, come facce di bambini, o di donne.
Il viaggio delle reclute si concluse in una tenda vuota, dove fu detto loro di aspettare.
A un certo punto Seetul sgattaiol via. Gli altri stavano parlando delle cose viste quella mattina, e nessuno si accorse della sua assenza; ne ebbero sentore solo quando tutt'a un tratto si udirono urla e strepiti nelle vicinanze. Corsero fuori a vedere, ed ecco Seetul, trascinato verso di loro da una sentinella.
Si scopr che, avendo lo stomaco in subbuglio, Seetul aveva sentito l'urgente bisogno di alleggerirsi. Non sapendo dove andare, aveva deciso di regolarsi come al villaggio: con in mano un lota pieno d'acqua, era andato a cercarsi un posticino appartato. Dopo un po' aveva individuato in una siepe rigogliosa un varco che faceva al caso suo. Stando ben attento che non passasse nessuno, si era tirato su il dhoti, si era accovacciato ed era entrato rinculando nel varco.
Sfortunatamente per lui, quella siepe fungeva da recinzione del giardino di un colonnello-sahib, dove, oltretutto, in quel momento le signore stavano facendo un picnic.
La colpa dell'accaduto ricadde su Hukam Singh, che aveva trascurato di mostrare alle reclute dove si trovavano le latrine. Pi tardi gliel'avrebbe fatta pagare cara per quell'errore, a Seetul, ma per il momento la sentinella gli ordin di condurre subito le reclute alla pakhana: quando la videro, i ragazzi si domandarono se le loro budella avrebbero mai pi funzionato.
C'erano lunghe fosse coperte da assi di legno con file di buchi. Su quelle assi stavano accovacciati parecchi uomini, tutti vicini, come corvi su una fune. Il fetore era asfissiante, e i plop che si udivano a cadenze regolari ricordavano cosa sarebbe accaduto se uno degli uomini accovacciati avesse perso l'equilibrio.
Nei loro villaggi, le reclute erano abituate ad andare nei campi e accucciarsi all'aperto, col vento in faccia; inoltre, bench spesso per maggior sicurezza fossero in due o tre, di solito c'era della vegetazione a garantire un minimo di riservatezza.
Pensare di doversi allineare a quel modo, l'uno accanto all'altro, li fece inorridire; eppure, nel giro di un paio di giorni ci si abituarono, e interiorizzarono in fretta i taciti protocolli delle latrine, dove la mattina, nei momenti di maggiore affollamento, alcune file erano sempre riservate ai pi anziani, mentre le reclute erano le ultime in ordine di precedenza.
Il terzo giorno comparve sulla porta della baracca Bhyro Singh in persona. Era la prima volta che le reclute lo vedevano in uniforme. Col topee a renderlo pi alto e le spalline ad allargargli il torace, sembrava due volte pi robusto.
Lo seguirono fino a un edificio che sembrava un daftar. L'havildar disse loro di aspettare nella veranda ed entr. Quando ne usc, and su tutte le furie trovandoli seduti all'ombra. Li rimprover aspramente per essersi seduti senza permesso e giur che li avrebbe castigati se l'avessero fatto di nuovo: un sepoy della Compagnia si sedeva solo se gli veniva ordinato di farlo.
Le reclute balzarono in piedi sgomente e restarono ben erette, spalla a spalla, senza pi osare muoversi.
Dopo un po' comparve un ufficiale inglese con un grosso bastone in mano. La cosa li sgoment ancora di pi, pensavano infatti che li volesse picchiare per punirli di essersi seduti. Ma quel bastone, su cui c'era una tacca, serviva solo a verificare la loro statura. L'ufficiale li misur uno dopo l'altro, assicurandosi che l'altezza di ognuno superasse quella prescritta.
Kesri non riusciva a distogliere gli occhi dal viso liscio e imberbe dell'ufficiale. Fin da quando gli erano spuntati i primi peli sul labbro, lui i suoi mustacchi li aveva coltivati con tanta cura che non capiva come si potesse rasar via qualcosa di cos prezioso. Quando fu il suo turno di essere misurato, ebbe la conferma che quel mento glabro era una scelta, non uno scherzo della natura: si vedeva che la peluria stava rispuntando e che quell'uomo si radeva con regolarit.
Quando tutti furono misurati, l'ufficiale si sedette a una scrivania, prese una penna e si mise a scrivere. Come quasi tutte le reclute, Kesri sapeva leggere e scrivere l'alfabeto nagari, ma solo con grande lentezza e circospezione. La rapidit con cui la penna dell'ufficiale volava sulla carta lo sbalord.
Il foglio di carta venne quindi consegnato a Bhyro Singh, che li condusse in un altro daftar. Si dava il caso che Kesri fosse in testa alla fila, perci fu lui a essere selezionato per primo. Bhyro Singh gli fece cenno di farsi avanti e lasci gli altri ad aspettare dov'erano. Quindi lo condusse in una stanza in cui aleggiava un acre odore di medicinali. Dentro c'erano un medico inglese e due memsahib vestite di bianco. Appena Kesri varc la soglia, Bhyro Singh gli chiuse la porta alle spalle, lasciandolo solo col medico e le due donne.
Il medico gli si rivolse in indostano, dicendo di togliersi tutti i vestiti, non solo il jama, ma anche il dhoti e il langot.
Sulle prime Kesri pens di aver frainteso. Come potevano pretendere che si denudasse davanti a degli sconosciuti, di cui due erano donne! Ma il medico ripet ci che aveva detto, con voce pi alta e sbrigativa, e intervenne anche una delle due donne, sbraitandogli di obbedire al dottore e togliersi i vestiti.
Allora a Kesri tornarono in mente gli avvertimenti del padre riguardo all'esercito della Compagnia e al fatto che chi vi si arruolava perdeva il suo dharma. Adesso si rendeva conto che era vero, e fu assalito da un terribile rimorso per non avergli dato retta.
Mentre quei pensieri gli attraversavano la mente, il medico-sahib fece un passo verso di lui. Kesri ebbe l'impressione che volesse aggredirlo per strappargli i vestiti. A quel punto si decise: gir su se stesso, corse alla porta e la spalanc, poi, sfrecciando davanti a Bhyro Singh e alle reclute, si lanci verso il bazar della base.
Se fosse riuscito a confondersi in mezzo alla folla, pensava, avrebbe fatto perdere le sue tracce. E poi come andava andava, al peggio sarebbe tornato a casa.
Corse come non aveva mai corso prima. Ud la voce di Bhyro Singh alle sue spalle e cap che lo stava seminando.
Ma, proprio quando stava per raggiungere il bazar, gli si par dinanzi Hukam Singh con altri due sepoy. Li vide troppo tardi per riuscire a schivarli, cos fu acciuffato e bloccato a terra.
Pur col sangue che gli pulsava nella testa, riusciva a sentire i passi pesanti di Bhyro Singh.
Haramzada! Bahenchod!
Bhyro Singh ansimava sputando insulti: Bastardo, pensavi di potermi sfuggire? Chootiya,  un mese che vivi a sbafo coi miei soldi. Stronzetto, credi di potermi derubare e farla franca?
Kesri sent la grande mano dell'havildar che lo abbrancava per il collo, lo rimetteva in piedi e lo sollevava da terra. Poi, con l'altra mano, Bhyro Singh gli strapp di dosso dhoti e langot.
A quel punto si era radunata una folla. Bhyro Singh gir da parte a parte il suo corpo tremante per mostrare a tutti le sue parti basse.
Ecco, guardate! Guardate cosa pensava di nascondere questo haramzada.
Poi lo scagli nella polvere e gli sferr un calcio.
Sei solo un cane rognoso, sbrait. Non credere di potermi ingannare come hai fatto con tuo padre. Adesso non hai nessuno che ti protegga, nessun posto dove andare. Questo  il tuo carcere e io sono il tuo carceriere... meglio che ci fai l'abitudine.
Mentre cercava di coprirsi con quel che gli restava dei suoi vestiti, Kesri dovette constatare l'amara verit di quelle parole: senza amici o parenti a venirgli in soccorso, era diventato una sorta di paria, oltrech un prigioniero. Solo allora si rese conto che scappando di casa con Bhyro Singh aveva abbandonato non solo la sua famiglia e il suo villaggio, ma anche se stesso, o piuttosto la persona che era stato, con determinate idee di dignit, autosufficienza e decoro.
Sebbene molte altre reclute avessero subito umiliazioni simili, se non peggiori, per mano dei sottufficiali, per Kesri quello fu un episodio cruciale. Ne ricav la lezione che ogni soldato aveva da combattere due guerre: una contro i nemici esterni e una contro gli avversari interni. La prima la si combatteva coi fucili, le spade e i muscoli; la seconda con l'astuzia, la pazienza e la sagacia.
I mesi successivi furono un ammasso indistinto di pestaggi, soprusi e veglie forzate, i metodi con cui si trasformavano le reclute in soldati. In quel periodo Kesri ebbe varie occasioni di fuga, e ne avrebbe approfittato se non fosse stato consapevole di non avere dove andare e a chi rivolgersi. Poi giunse finalmente il giorno in cui a lui e ai suoi compagni vennero letti i primi quattro articoli del codice militare, quelli relativi alla diserzione, dopodich dovettero prestare il giuramento di fedelt alla bandiera del reggimento. Da quel momento, anche se per un mese erano ancora in prova, quindi senza paga e rimborsi, le cose divennero pi facili, perch erano ormai considerati membri a pieno titolo del Pacheesi.
Fu in quel mese di totale indigenza, in cui i nuovi sepoy dovevano mantenersi con due anna al giorno, che Kesri ricav dal ricordo dell'umiliazione subita un'altra, pi dolce lezione: scopr che a volte fra le macerie di una sconfitta si celano doni inattesi.
Un giorno, mentre attraversava il laal bazar, ud la voce di una ragazza che lo chiamava: Ehi, tu, senti un po'!
La voce giungeva da una finestra socchiusa del piano superiore di un edificio mezzo diroccato noto come laal kotha, casa rossa. Quando Kesri si avvicin, la finestra si apr un po' di pi, rivelando il viso pesantemente truccato di una ragazzina, che gli sorrise e gli fece cenno di salire.
S'inerpic per l'angusta scala e la trov che lo aspettava.
Come ti chiami?
Kesri Singh. E tu?
Gulabi... Sei tu, vero, quello che quel giorno stava cercando di scappare dall'havildar Bhyro?
Lui arross e ribatt stizzito: E a te che te ne importa?
Niente.
La ragazza gli sorrise e lo port in una camera con un charpoy in un angolo. Una volta entrato, Kesri fu preso dal panico: anni e anni di allenamento all'autocontrollo confliggevano coi suoi desideri come mai prima gli era accaduto. Dentro di lui una voce insistente lo avvertiva che rinunciare alla disciplina della lotta e concedersi quel piacere gli sarebbe costato caro.
Ma non riusc a resistere. Appoggiandosi alla porta con la schiena, disse: Samajhni nu? Lo sai, no? Non ho soldi.
Sperava quasi che gli dicesse di andarsene; invece Gulabi sorrise e si stese sul charpoy. Non importa, rispose. Mi pagherai un'altra volta. Tanto da qui non scappi, e neanch'io. Siamo tutt'e due fauj-ke-ghulam, schiavi dell'esercito.
Aveva lineamenti delicati, un viso dalle curve morbide esaltate dall'anello che portava al naso; la bocca era arrossata dai residui di paan, perci le labbra parevano gonfie e imbronciate.
Perch te ne stai l? disse. Si alz dal letto e gli si avvicin, poi gli slacci la patta dei calzoni e il cordoncino dei jangiah.
Giovane com'era, sembrava tuttavia conoscere la sua uniforme quanto lui. Kesri abbass lo sguardo e vide il proprio corpo nudo dalla pancia alle cosce.
Evidentemente non le sembrava necessario che si spogliasse di pi, cos torn a sdraiarsi, ma lui, ancora pi imbarazzato, rimase dov'era, con le mani strette sull'inguine.
A quel punto lei aggrott la fronte, come a dire che non capiva perch continuasse a restare fermo sulla porta. Allung un braccio e lo attir a s. Kesri riusciva a fare solo piccoli passi, perch i calzoni lo stringevano alle ginocchia, e fin per perdere l'equilibrio, ruzzolando sul letto.
Lei sorrise perplessa, come se non avesse mai conosciuto un uomo che non sapeva cosa fare, e faticasse a credere nell'esistenza di una simile specie.
Si fece seria e lo aiut a districare le gambe. Pahli baar? Prima volta?
Kesri stava per mentire, poi cap che non lo diceva per sminuirlo, ma solo perch non immaginava che un uomo, un sepoy, potesse mostrarsi cos incerto e confuso in quel genere di cose.
Cominci ad aiutarlo, guidandogli le mani tra le pieghe della gharara, ma le dita di lui si smarrivano: mai avrebbe immaginato che in un unico capo d'abbigliamento potessero esserci cos tanto tessuto e cos tanti anfratti. Nei suoi sogni, quella fase era sempre stata semplice.
E quando finalmente riusc a toccarle la pelle, tutto era diverso da come se l'era aspettato; le parti che aveva intravisto mentre le donne si lavavano o facevano i loro bisogni nei campi sembravano tutte diverse, ora che le trovava riunite in un essere umano.
Dopo un po' si resero conto entrambi che non sarebbero mai pi riusciti a rivivere lo stupore e la meraviglia di quel momento; anche per Gulabi, che ormai aveva fatto l'abitudine agli uomini, la bramosia di scoperta di Kesri era stata una sorpresa che le aveva fatto vedere il proprio corpo in una luce nuova. A un certo punto, incredula, si accorse di essere nuda - in seguito gli avrebbe raccontato che con gli altri uomini non si spogliava mai completamente, e che le altre donne l'avrebbero disprezzata se l'avessero saputo; ma quel giorno si era disfatta di ogni inibizione, e questo aveva creato un legame fra loro, perch adesso condividevano un segreto.
Per molte settimane Kesri non riusc a smettere di pensare a Gulabi. Andava da lei cos spesso che il suo credito con la casa rossa si esaur. Seetul e le altre reclute lo schernivano: Piyaar me paagil ho gayilba? Sei pazzo d'amore? E lui non lo negava.
Fu a lungo tormentato dal pensiero degli altri uomini che andavano da lei, ma alla fine ci si abitu, e gli dava anzi un torvo piacere sapere che gli altri clienti venivano imbrogliati, perch nessuno avrebbe mai avuto da Gulabi quello che aveva avuto lui.
Solo diversi anni dopo lei gli spieg perch, il giorno in cui si erano conosciuti, gli aveva fatto segno dalla finestra.
Te la ricordi, Kesri, quella volta che Bhyro Singh ti ha spogliato davanti a tutti? Non sei stato l'unico a essere picchiato, quel giorno.
E chi altro?
Dopo aver finito con te,  venuto da me... mi ha portato in una stanza e, dopo aver fatto quello per cui era venuto, mi ha schiaffeggiata e percossa.
Ma perch?
Lei fece un gesto di sconcerto. Kya pata? Che ne so? Ma l'ha fatto anche con altre ragazze. Si vede che gli d piacere.
Kesri ci pens sopra e rabbrivid.
Te lo giuro, Gulabi, disse, il giorno che Bhyro Singh muore, regaler a tutti un mucchio di dolci... sempre che non lo ammazzo prima.
Lei rise: Non vedo l'ora di assaggiarli, quei dolci.
Per parecchi giorni Zachary non vide Mrs Burnham n ebbe notizie da lei. Un silenzio cos assoluto da indurlo a pensare che si fosse scordata del loro appuntamento. Ma proprio quando si stava abituando all'idea che non ci sarebbe stato nessun incontro, arriv un khidmutgar con un pacchetto. Dentro c'erano un grosso libro e una busta.
10 ottobre 1839
Caro Mr Reid,
vi porgo le scuse pi sincere per il mio prolungato silenzio. Ultimamente le notizie dalla Cina sono state molto inquietanti ed eravamo tutti assai preoccupati. Ma non dovete supporre che io abbia consentito agli affari del mondo di distrarmi dall'impegno preso con voi. Nulla potrebbe essere pi lontano dal vero. Voi e i vostri Malanni mi siete costantemente presenti: si potrebbe perfino dire che mi ossessionate.
Ricorderete che vi ho parlato di un medico che ha studiato a fondo la vostra Afflizione. Si chiama Allgood ed  stato mandato qui dall'Inghilterra allo scopo di curare i malati di mente sia negli ospizi per i nativi sia in quelli riservati agli europei (poich naturalmente la malattia mentale  uno dei principali sintomi della fase pi avanzata del Disturbo di cui voi soffrite). Il dottor Allgood non solo  un'autorit mondiale nel campo, ma ha dedicato la vita a sradicare il Morbo.  grazie alla sua crociata che gli abitanti di questa citt sono stati allertati contro il diffondersi dell'Epidemia.
Caso vuole che io abbia aiutato il dottor Allgood a organizzare alcune conferenze, pertanto sono in buoni rapporti con lui. Poich intendevo avvalermi della sua competenza ho cercato di ottenere un colloquio, ma non  stato facile, perch il dottore  terribilmente preso dalle sue ricerche. Malgrado le sue molte preoccupazioni, tuttavia, ieri il dottore  stato cos gentile da dedicarmi un po' del suo tempo, ed  per comunicarvi il suo parere che ora ho preso la penna per scrivervi.
Senza dubbio vi interesser sapere che del vostro Disturbo si occupa una delle principali aree di ricerca della medicina moderna: si  giunti a considerarlo come una delle cause principali di debilitazione umana. Si ritiene che i costi fisici ed economici del Morbo siano tali che la nazione che per prima trover il sistema di vincerlo dominer il mondo. Vi lascio dunque immaginare l'urgenza di cercare un rimedio. Tuttavia, malgrado i grandi sforzi di medici e uomini di scienza, i progressi per ora sono modesti. Il dottor Allgood mi assicura che ci sono ottime ragioni per sperare che si trover al pi presto una Cura, forse addirittura un Vaccino, ma purtroppo ancora non li si  trovati. Per me naturalmente  stata una grande delusione, speravo infatti che mi potesse prescrivere un qualche Ricostituente, Farmaco o Impiastro in grado di prevenire le Crisi, ma sembra che al momento ogni speranza sia riposta nel rendere edotti i pazienti delle spaventose conseguenze del Morbo.
Stante il metodo di trattamento prescritto, far in modo di recuperare libri e altro materiale per voi. Qui accluso troverete il primo testo del corso di studi che fa al caso vostro. L dove  raccomandata una particolare attenzione sono stati inseriti dei segnalibri, e vi sollecito a mandare a memoria tali passi. Il dottore dice che in un siffatto corso di studi  assolutamente necessario somministrare esami e verifiche per accertarsi che il paziente abbia assimilato le lezioni assegnate. A tale scopo far in modo di organizzare un incontro privato per verificare i vostri progressi.
Nel concludere questa nota, vi esorto a non perdere la speranza, perch, se  innegabile che la strada dinanzi a voi  lunga e ardua, ho ragione di credere che, con perseveranza, fede e determinazione, riuscirete a trovare un vostro percorso di Cura. E sappiate che non siete solo, far tutto ci che  in mio potere perch possiate procedere speditamente lungo il vostro cammino.
Sinceri saluti
C. Burnham
p.s. Onde mantenere il riserbo sulla nostra collaborazione  bene distruggere immediatamente questa missiva.
Il libro che accompagnava gli appunti s'intitolava Elementi di fisiologia, a firma di un professore di medicina dell'Universit di Parigi, tale Anthelme Balthasar Richerand. Era un volume ponderoso, ma per fortuna i passi raccomandati all'attenzione di Zachary erano molto brevi e contrassegnati con chiarezza.
Il primo era un'analisi dettagliata del caso di un giovane pastore in Francia che era diventato schiavo dell'onanismo al punto da praticarlo anche sei o sette volte al giorno. Alla fine l'eiaculazione era divenuta cos difficoltosa da costringerlo ad affannarsi per un'ora col solo risultato di spargere poche gocce di sangue. All'et di ventisei anni, la sua mano non era pi sufficiente, e non poteva far altro che tenere il pene in un permanente stato di priapismo. Pens allora di stimolare la parte interna dell'uretra mediante un bastoncino di legno lungo una quindicina di centimetri, e in tale faccenda affaccendato passava parecchie ore mentre custodiva il gregge nella solitudine dei monti. Dopo sedici anni di continua titillazione, il canale dell'uretra si era indurito, diventando calloso e insensibile...
Zachary fu scosso da brividi di paura e di orrore leggendo la ripugnante conclusione del caso: il troppo abusato membro dello sventurato pastore si era spaccato longitudinalmente in due met, come una salsiccia troppo abbrustolita, e malgrado i lodevoli sforzi dei medici dell'ospedale di Narbonne, poco dopo il pastore era morto.
Non si era ancora ripreso dagli incubi provocati da quella lettura quando arriv un altro plico, accompagnato da un'altra missiva.
14 ottobre 1839
Caro Mr Reid,
sono tornata or ora da una delle conferenze del dottor Allgood sul Malanno di cui siete vittima:  stata forse la pi commovente fra quelle cui ho finora presenziato. Nella lotta contro il Morbo, dice il dottor Allgood, sta la differenza tra l'uomo primitivo e l'uomo moderno. Su questo tutti i filosofi moderni concordano, ha detto, e ha letto una lunga citazione da un certo Mr Kant, che si dice sia il pensatore pi illuminato dell'epoca. Ho ritenuto opportuno prendere qualche appunto per la vostra edificazione.
Le conseguenze fisiche sono assolutamente disastrose dice il filosofo, ma quelle morali sono ancora pi lamentevoli. Si trasgredisce ai limiti posti dalla natura, e il desiderio non d requie perch non trova alcuna reale soddisfazione.
Dopo di che il dottor Allgood  stato cos gentile da prestarmi un altro libro: Lezione ai giovani uomini sulla castit, di Sylvester Graham. Lo troverete qui accluso. Siamo davvero fortunati che il dottor Allgood ci metta a disposizione anche questo volume. In America  stato pubblicato solo di recente e ha gi venduto migliaia di copie. Il dottor Allgood mi assicura che, se esiste un qualche rimedio alle vostre Condizioni, lo si trova in questo libro. Vi esorto a studiarlo, oggi e nei prossimi giorni, e ad assorbirne gli insegnamenti. Sarebbe bene iniziare il vostro catechismo finch questa lettura  ancora fresca nella vostra mente, perci penso sia bene incontrarci dopodomani.
Quanto al luogo, confesso che ho avuto difficolt a decidere in merito. Una discussione di siffatta natura richiede un grado di riservatezza difficilmente raggiungibile in una casa con plotoni di servitori come la mia. Ma alla fine ho concepito uno stratagemma che, credo, faccia mirabilmente al caso nostro. Ho detto alla servit che alcune scaffalature nella mia stanza da cucito sono rotte, e che il carpentiere-sahib verr a ripararle.
Poich oggi  marted, vi propongo di presentarvi alla porta di casa alle undici di gioved mattina. Una delle mie cameriere vi accompagner nella mia stanza da cucito. Naturalmente non dovete dimenticare di portare con voi i vostri arnesi, n scordare i volumi che il dottor Allgood ci ha cos cortesemente prestato. Centinaia di persone li reclamano, tanta  la preoccupazione per il Contagio.
Sinceri saluti
C. Burnham
p.s: accludo un pacco di biscotti confezionati secondo una ricetta dell'autore della Lezione sulla castit. Diffusissimi in America, dove vengono chiamati Graham Crackers, pare costituiscano un eccellente antidoto al vostro Morbo.
p.p.s.: inutile aggiungere che questa missiva va distrutta appena avrete finito di leggerla.
5.
A Kesri non ci volle molto per capire che il Pacheesi era un feudo di Bhyro Singh e del suo clan. Dietro la facciata esterna dei gradi militari c'era un'impalcatura di potere invisibile, con una diversa gerarchia e legami di fedelt suoi propri. Ci non era solo tollerato ma addirittura incoraggiato dagli ufficiali britannici, che si affidavano a quella struttura informale perch procurasse nuove reclute e trasmettesse informazioni sugli uomini del battaglione.
Non appartenendo al suo clan, Kesri doveva rivolgersi altrove per sapere quel che accadeva dietro le quinte. L'uomo a cui si affidava era un consigliere valente ma alquanto improbabile: Pagla-baba, il naga sadhu che seguiva il battaglione ovunque andasse.
Pagla-baba era un uomo allampanato, con braccia e gambe che sembravano canne di bamb annerite dal fuoco. Aveva enormi giunture nodose, e si spalmava di cenere tutto il corpo, e anche i capelli arruffati, che raccoglieva in un'alta crocchia simile a un turbante. Quando il battaglione era in marcia, portava legati sulla schiena con una corda tutti i suoi averi, che consistevano in una stuoia arrotolata, tre chakra coi bordi taglienti e un lota d'ottone non diverso da quello che i sepoy tenevano allacciato allo zaino. Su insistenza degli ufficiali inglesi, talvolta si annodava una striscia di stoffa intorno alla vita, ma quando loro non c'erano la rincalzava in modo che non coprisse nulla. Il suo vestito era la cenere, amava dire, e imbrattava pube e genitali ancor pi copiosamente del resto del corpo.
Gli ufficiali inglesi lo detestavano, e non solo perch li faceva vergognare sbandierando il suo possente organo virile; lo avevano in antipatia soprattutto per lo sbalorditivo ascendente che aveva sui soldati. Non si stancavano di ripetere ai sepoy che per qualunque necessit religiosa ogni paltan aveva un apposito contingente di pandit e maulvi, funzionari al soldo dell'esercito al pari dei cappellani anglicani che officiavano per gli ufficiali e dei preti cattolici che provvedevano ai tamburini, ai pifferai e agli altri musicisti (perlopi cristiani eurasiatici giunti nei ranghi della Compagnia da orfanotrofi e ospizi per i poveri).
Per loro era sconcertante che, con tanti rispettabili uomini di religione a portata di mano, i sepoy dovessero invece ricorrere a un poco di buono che se ne andava in giro senza langot preceduto da quel suo pezzo d'artiglieria pronto a far fuoco.
In effetti per i rituali prescritti la maggior parte dei sepoy si affidava a pandit e maulvi, ma quando si trattava delle loro pi riposte speranze e paure, delle loro sofferenze e credenze intime, avevano bisogno di intermediari di altro tipo. Gli asceti come Pagla-baba non erano solo uomini di religione, ma anche soldati che avevano combattuto in eserciti e in bande di guerrieri. Erano in grado di comprendere la vita dei sepoy come nessun pandit o maulana avrebbe mai potuto fare, fornendo loro, oltre che una guida spirituale, anche consigli pratici. Sul campo di battaglia, i sepoy confidavano molto pi negli amuleti ricevuti da fachiri e sadhu che nelle benedizioni di pandit e imam.
E poi gli asceti erano assai ben informati: le loro reti si estendevano ovunque, e non di rado avevano accesso alle notizie riservate ancor prima delle spie dell'esercito. Per tutti questi motivi, non c'era battaglione del Bengala che non annoverasse un asceta nel proprio accampamento, e non importava quale religione professasse, se si definisse un gosain o un sufi. Ulteriore motivo di fastidio per gli ufficiali angrez, i quali esigevano che ognuno stesse al proprio posto, gli ind con gli ind e i musulmani coi musulmani.
Kesri ebbe la fortuna di entrare nel circolo ristretto di Pagla-baba senza alcuno sforzo. Si dava infatti il caso che il sadhu avesse partecipato pi volte alla fiera annuale che si teneva nei pressi di Nayanpur. Aveva una memoria straordinaria per nomi e facce, e ricordava di averlo visto l molti anni prima. Per via di quella casuale coincidenza, quando Kesri era entrato nel paltan, Pagla-baba l'aveva subito preso sotto la sua ala; quanto a Kesri, sentiva con lui un'affinit istintiva, soprattutto perch si faceva beffe di pandit e purohit e della loro pedante osservanza di regole e rituali.
Fu Pagla-baba a consigliargli un modo per fare carriera nel paltan senza dover dipendere da Bhyro Singh e dal suo clan: offrirsi volontario per una missione oltremare. Gli ufficiali guardavano con occhio particolare i sepoy che si offrivano volontari, perch nella Bengal Native Infantry era difficile trovare soldati disposti a imbarcarsi. Quasi tutti provenivano da regioni dell'entroterra come il Bihar e l'Awadh, e non amavano attraversare il mare: alcuni temevano di perdere la casta, altri avevano da ridire per le spese aggiuntive, oltre che per l'incomodo e il pericolo. Ecco perch, di solito, nell'esercito bengalese il servizio oltremare era volontario: in passato l'obbligo di partecipare a siffatte missioni aveva provocato malcontento, perci, quando c'era bisogno di truppe per spedizioni in paesi lontani, il pi delle volte erano i sepoy di Madras a fornirle.
Yeh jaati-paati ki baat sab bakwaas haelba... Tutto questo blaterare di casta  una baggianata, diceva Pagla-baba con la sua voce rauca e scricchiolante. Quando ci sono i rimborsi, i sepoy del Bihar corrono ad arruolarsi come lepri. Lo stesso se si parla di quote sul bottino. Poi, al ritorno, pagano per una piccola cerimonia di purificazione e tutto finisce l. Qualunque sepoy  pronto a offrirsi volontario quando c' oro che luccica... ma se parti quando non ci sono soldi in ballo, allora s che fai colpo sugli ufficiali angrez.
Se avesse potuto, Kesri si sarebbe arruolato all'istante, ma trascorse qualche tempo prima che l'occasione si presentasse. Un giorno il comandante-sahib annunci che si cercavano volontari per dar manforte a una guarnigione stanziata sulla frontiera fra il Bengala e la Birmania. La base si trovava sull'isola di Shahpuri, alla foce del fiume Naf, che segnava il confine fra i territori della Compagnia delle Indie orientali e la provincia birmana dell'Arakan. L'isola distava alcune centinaia di chilometri da Calcutta, e i rinforzi sarebbero stati mandati per nave: trattandosi di un normale presidio, non ci sarebbero stati rimborsi, n erano previste quote sul bottino o altri emolumenti.
Kesri and subito ad apporre il proprio nome sulla lista dei volontari; non essendoci incentivi finanziari, era sicuro che del suo battaglione non si sarebbe presentato nessun altro. Ma quando la lista fu resa pubblica, scopr che, dal momento che gli avevano promesso il grado temporaneo di naik, si era arruolato anche Hukam Singh. E il peggio era che Kesri era stato assegnato proprio al suo plotone.
Quando giunsero sull'isola, tutti si pentirono all'istante della propria scelta. L'accampamento era una semplice recinzione su una lingua di sabbia orlata da giungla e paludi, fiume e mare. Inoltre, sull'altra sponda del Naf si era gi radunato un nutrito contingente birmano, con intenzioni palesemente ostili.
Kesri non dovette aspettare molto per assaggiare il suo primo combattimento. Un giorno, mentre si trovava di pattuglia, la sua compagnia cadde in un'imboscata. I sepoy riuscirono a sparare solo una raffica prima che gli aggressori piombassero su di loro, dopodich ognuno dovette pensare a se stesso, le baionette dei sepoy contro le lance e le sciabole dei birmani.
Kesri si trov a fronteggiare l'attacco di un uomo con una faccia spaventosamente tatuata e un'enorme sciabola lucente. Pos un ginocchio a terra, come tanto spesso aveva fatto durante l'addestramento, e tir indietro la baionetta, preparandosi a sferrare il colpo. L'affondo fu eseguito alla perfezione. L'aggressore, che evidentemente non si aspettava un'arma cos lunga, fu colto di sorpresa, e la baionetta gli si conficc fra le costole trafiggendo il cuore.
Era la prima volta che Kesri uccideva un uomo. La faccia tatuata dell'aggressore era cos vicina che vide la luce offuscarsi nei suoi occhi, ma quella testa spaventosa continu ad avanzare verso di lui. Diede un violento strattone al fucile, cercando di estrarre la baionetta dalla gabbia toracica del cadavere, ma riusc solo a scuoterlo, cos che la testa sballottol avanti e indietro, e un rivolo di sangue gocciol dalla bocca schizzandogli in faccia. Allora si rese conto, in preda al panico, che la baionetta era intrappolata fra le costole.
Con la coda dell'occhio vide un altro uomo che gli si avventava contro brandendo una sciabola. Stratton di nuovo il calcio del fucile, ma non riusciva a districarlo. Il cadavere impalato si ostinava a restare attaccato alla baionetta, e i suoi occhi sgranati continuavano a fissarlo.
Ora l'altro aggressore era cos vicino che non restava il tempo di spingere il cadavere a terra per estrarre la lama. Kesri non ebbe altra scelta che usare il morto come scudo. Quando la sciabola cal su di lui, torse il proprio corpo come aveva imparato a fare quando lottava nel quadrato, e fece leva sul cadavere per ripararsi.
La prima sciabolata si abbatt sulla schiena del morto, spingendo la faccia tatuata contro quella di Kesri e facendolo cadere a terra. Il colpo era stato smorzato, ma non schivato del tutto. Kesri cap di essere stato colpito perch vide il proprio sangue che schizzava sulla faccia del cadavere.
Poi l'aggressore gli si avvent contro dall'altro lato. Ora tutto il peso del morto gravava su di lui e, prima di far leva sul calcio del fucile, Kesri attese di nuovo che la lama cominciasse a calare.
Ancora una volta riusc a deviare parzialmente il colpo. Stavolta la sciabola gli scalf il braccio, rimbalzando su un amuleto donatogli da Pagla-baba, e in qualche modo ebbe l'effetto di liberare la baionetta. Sempre riparato dal cadavere, Kesri sfil la lama, premurandosi di tenerla nascosta al suo aggressore. Aspett che il birmano gli si avvicinasse e solo allora contrattacc, infilando la baionetta nel varco fra il braccio e il fianco del cadavere. Stavolta punt allo stomaco, ed ebbe la fortuna di centrarlo. Il secondo aggressore si abbatt sul primo, e l'impatto della sua caduta mozz il fiato a Kesri, ora sepolto sotto entrambi i corpi. Cominci a girargli la testa, e l'ultima cosa che sent fu la voce di Hukam Singh che gli urlava di alzarsi.
Date le sue ferite, Kesri fu subito evacuato in India. Durante la degenza in ospedale si ripromise che, quando fosse toccato a lui addestrare le reclute nell'uso della baionetta, avrebbe insegnato loro a puntare sempre allo stomaco: era la parte pi molle del corpo, e non rischiavi di trovarti con la baionetta intrappolata fra le ossa.
Era ancora in convalescenza a Barrackpore quando gli arriv dal villaggio una lettera dettata a uno scrivano da suo fratello Bhim.
In quegli anni aveva sempre mandato soldi a casa tramite i sepoy che andavano in licenza. Tramite loro aveva anche ricevuto notizie dalla famiglia, perci sapeva che Bhim era rimasto a badare alla terra.
Ora il fratello gli chiedeva di tornare al villaggio per far visita alla famiglia. Il padre lo aveva perdonato ed era ansioso di vederlo per diverse ragioni. La prima era che si trovava invischiato in una vertenza legale riguardo a un pezzo di terra, e gli avevano detto che il magistrato, un inglese, sarebbe stato meglio disposto nei suoi confronti se Kesri si fosse fatto vedere in aula nell'uniforme di sepoy della Compagnia. La seconda era che avevano ricevuto un'eccellente proposta di matrimonio per lui: da una famiglia di possidenti thakur. Anche i fratelli della ragazza erano sepoy, dunque un matrimonio perfetto sotto ogni punto di vista.
Bhim concludeva dicendosi ansioso di vedere sistemato il fratello, per poter pensare a sua volta a sposarsi.
Kesri non aveva alcuna fretta di prendere moglie: aveva pensato di fare come gli altri sepoy, che di solito per sposarsi aspettavano il congedo. Tuttavia era desideroso di riconciliarsi coi genitori, perci prese una licenza di quattro mesi e torn a casa.
Quando giunse a Nayanpur, si meravigli del subbuglio causato dal suo arrivo. Scopr che durante la sua assenza era diventato una figura di rilievo per il villaggio. I soldi che mandava a casa avevano consentito alla sua famiglia di sistemarsi meglio, e anche di celebrare delle puja nei templi della zona. Alla prayashchitta, la cerimonia organizzata dalla sua famiglia per rimuovere l'impurit dei suoi viaggi per mare, si present tutta Nayanpur. E quando Kesri comparve in tribunale accanto al padre, il magistrato inglese ne rest impressionato ed emise una sentenza a loro favore.
Quanto ai suoi dubbi riguardo al matrimonio, furono presto spazzati via dai suoi famigliari. La dote offerta era cos ricca che sarebbe stato impossibile rifiutarla anche se avesse voluto, e comunque non voleva, perch non avrebbe saputo cosa obiettare: la sposa era ben in carne, chiara di pelle e piuttosto amabile; e poi andava d'accordo con sua madre e con le sue sorelle, soprattutto Deeti, che aveva un debole per lei. Kesri cap subito che i genitori avevano scelto bene, e lui, per parte sua, era pronto a fare del proprio meglio come marito, cos da non deludere le attese. Le nozze furono un evento grandioso, cui parteciparono centinaia di persone. I suoi parenti acquisiti avevano vaste conoscenze, perci vennero tutti gli zemindar del distretto, e anche i mukhiya dei villaggi vicini.
Andava tutto cos bene che Kesri prese in considerazione l'idea di congedarsi e restare a casa. Ma gli bast fare il capofamiglia per un paio di mesi e cambi idea. Scopr con stupore che gli mancavano l'ordine e la disciplina della vita nel reggimento; gli mancava la sicurezza di sapere con esattezza quando poteva mangiare, dormire e lavarsi; gli mancava l'allegro cameratismo; gli mancava la sua baracca, dove ogni cosa era al proprio posto e a portata di mano; gli mancavano le strade e i vicoli dritti e puliti della base militare: adesso i gali del villaggio dov'era cresciuto gli parevano sporchi e caotici.
Dopo qualche mese di vita domestica, anche le oppressive gerarchie militari cominciavano a sembrare pi sopportabili. Quantomeno sapevi sempre qual era la tua posizione rispetto a chi ti circondava... e sopportare i meschini soprusi dei naik e degli havildar non era pi arduo che trattare con suo padre. Infine, rispetto alle complicazioni del talamo coniugale, i rapporti con Gulabi erano assai pi appaganti.
Ma se anche fosse stato propenso a restare, sapeva che non era possibile. La famiglia si era abituata ai soldi che mandava a casa; e tutti traevano qualche vantaggio dal legame con un uomo che indossava l'uniforme di una potenza sempre pi temuta e rispettata. E poi, quando la licenza stava per concludersi, Kesri si rese conto che, con l'eccezione di Deeti, i suoi erano stanchi di averlo per casa. Il vuoto lasciato dalla sua fuga era stato riempito dal flusso delle loro esistenze, e il suo ritorno, per quanto gradito, cominciava a interferire con quelle nuove correnti.
Strano a dirsi, tutto ci rese la sua partenza ancora pi struggente: era come se la sua famiglia si rammaricasse non tanto perch lui se ne andava, quanto per come ormai considerava inevitabile la sua lontananza.
Qualche mese dopo, gli scrissero per dirgli che la moglie aspettava un bambino. A tempo debito, un'altra lettera gli annunci la nascita di un maschio: suo padre gli aveva dato il nome di Shankar Singh.
In quel momento Kesri era di stanza nell'interno, a Ranchi. Spese la paga di una settimana in dolci e li distribu a tutta la base.
Puntualmente, il gioved mattina Zachary attravers il prato reggendo con una mano una cassetta degli attrezzi e con l'altra i due libri che Mrs Burnham gli aveva prestato, incartati con cura.
All'ingresso della grande casa, venne accolto da una cameriera velata, che lo guid per un labirinto di scale e corridoi fino alla luminosa stanza da cucito di Mrs Burnham.
Lei lo aspettava l, austeramente vestita di calic bianco. Salut Zachary distrattamente, senza alzare gli occhi dal ricamo. Oh, il segatore-sahib? Fallo entrare.
Appena lui ebbe messo piede nella stanza, Mrs Burnham fulmin con un'occhiata la cameriera ancora ferma sulla soglia. Challo. Muoviti! disse brusca, facendole segno di andarsene. Non ho bisogno di te.
Quando la donna si fu allontanata, and alla porta e mise il catenaccio. Venite, Mr Reid disse. Non abbiamo molto tempo, perci dobbiamo approfittarne al meglio.
Al centro della stanza c'era un tavolo da cucito cinese, di squisita fattura, con sinuosi disegni in oro su un fondo laccato di nero. Due sedie erano state sistemate una di fronte all'altra ai lati del tavolo, sul quale era posato un sottile opuscolo.
Mrs Burnham gli indic di sedersi di fronte a lei. Spero abbiate con voi gli attrezzi, Mr Reid.
Sicuro.
Zachary sollev la cassetta di legno e la pos sul tavolo.
Bene, vi suggerisco di dare un colpetto di martello sulla scatola di tanto in tanto. Dar l'impressione che siate al lavoro e servir a dissipare i sospetti di chiunque possa origliare alla porta. Come sapete, i nativi sono curiosi come scimmie. Queste precauzioni sono indispensabili.
Certo, signora. Zachary tir fuori il martello e prese a battere lievemente sul coperchio.
Confido, Mr Reid, che abbiate letto e fatto vostro il capitolo del dottor Richerand sullo sventurato pastorello.
Certo, signora. Zachary concentrava la sua attenzione sulla cassetta degli attrezzi, lieto di avere una scusa per tenere gli occhi bassi.
Posso chiedervi che effetto vi ha fatto?
Zachary deglut. Molto sgradevole, signora.
Lei colse l'occasione al volo. Forse per il timore di ridurvi anche voi in uno stato cos pietoso?
Be', no, signora rispose prontamente Zachary. Posso assicurarvi che la mia situazione non... non  neppure lontanamente paragonabile a quella del pastore.
Ah, davvero? L'esclamazione non era priva di un certo disappunto. E cosa mi dite della Lezione, Mr Reid? L'avete studiata col dovuto scrupolo?
S, signora.
A quel punto Mrs Burnham si chin sulla sua borsa a rete, estrasse un fazzoletto e prese a tamponarsi le guance. Quel gesto spinse Zachary a spostare momentaneamente gli occhi dalla cassetta degli attrezzi al collo di lei, ma li distolse subito e riprese a picchiettare.
In tal caso, Mr Reid, vorreste essere cos gentile da ripetermi l'elenco dei disturbi associati alla vostra condizione? Confido che li abbiate mandati a memoria.
S, signora disse Zachary. Se ricordo bene include emicranie, malinconia, ipocondria, crisi isteriche, debolezza, problemi di vista, cecit, debolezza dei bronchi, tosse nervosa, consunzione polmonare, epilessia, perdita di memoria, follia, apoplessia, disfunzioni del fegato e dei reni...
Lo interruppe con uno strillo risentito: E dei disturbi intestinali non fate menzione?
A dire il vero, signora rispose prontamente Zachary, non volevo essere indelicato.
Al che Mrs Burnham fece una risata che lo costrinse a sollevare di nuovo gli occhi dal tavolo, e cos non pot fare a meno di notare che sulle sue guance erano apparse due accese chiazze di colore.
Oh, Mr Reid! esclam. Se fossi una creatura cos fragile da arrossire al sentir nominare deiezioni e pitali, non mi sarei fatta carico del fardello di aiutarvi a trovare una cura per il vostro malanno!
Le sue parole, tuttavia, erano contraddette dall'espandersi delle chiazze di colore sulle guance. Poi, come per darsi un tono, Mrs Burnham si chin a prendere un telaio da ricamo e afferr un ago.
Non preoccupatevi di risparmiare le mie orecchie disse, mentre l'ago cominciava a volare. Le nostre sorelle missionarie devono sopportare ben di peggio per salvare i pagani dal peccato. Se durante le visite alla tottee-connah avete avuto dei problemi, potete confessarlo con franchezza.
Zachary abbass di nuovo gli occhi sulla cassetta degli attrezzi. No, signora, non ne ho avuti.
Oh! Anche questo fu detto con leggero disappunto. Di nuovo prese a tamponarsi, stavolta pi gi, alla base del collo. E ancora una volta gli occhi di Zachary si sollevarono esitanti dalla cassetta e s'incollarono al seno di Mrs Burnham; gli cost un grande sforzo riabbassarli.
Nel frattempo Mrs Burnham aveva preso l'opuscolo posato sul tavolo. Lo apr e indic un paragrafo sottolineato a matita.
Il dottor Allgood mi ha prestato un suo scritto recente disse. Riguarda il trattamento dei disturbi mentali, che possono giungere alla follia, provocati da questa infermit. Vorreste avere la cortesia di leggere il passo sottolineato?
Zachary trasse un profondo respiro e cominci a leggere: L'insorgere della follia, provocato dall'Onanismo, pu essere rallentato da un cauto uso delle seguenti terapie: applicazione di sanguisughe all'inguine e all'area rettale, oppure clisteri con una modesta soluzione di acido fenico. In alcuni casi possono rendersi necessari trattamenti pi radicali, come l'applicazione di sanguisughe alla sacca scrotale e al perineo; iniezioni di piccole dosi di calomelano nell'uretra mediante catetere; cauterizzazione delle ghiandole sebacee e della porzione membranosa dell'uretra; e incisioni chirurgiche per recidere il legamento sospensorio dell'organo...
A quel punto Zachary fu interrotto da uno strillo.
Alz gli occhi nel preciso istante in cui il telaio da ricamo cadeva dalle mani di Mrs Burnham, e vide una goccia di sangue sgorgarle dalla punta dell'indice. Mrs Burnham trasal e premette un pugno sul dito. Ahi! Temo di essermi fatta un piccolo buco!
Zachary si protese leggermente in avanti, i suoi occhi scesero dal dito ferito alla gola ora arrossata, poi al seno coperto da un casto indumento di pizzo bianco; not allora un fluttuare repentino del pizzo, sotto il quale a ogni respiro sembrava delinearsi una minuscola ombra triangolare, a indicare il solco che era stato la causa della sua ultima dfaillance.
Mrs Burnham si guardava il dito costernata. Mia madre diceva sempre mormor con noncuranza che bisogna stare molto attente ai buchi.
Gli occhi di Zachary erano tuttora fissi sul minuscolo, quasi invisibile triangolo tra i seni, e quel che spuntava sotto il pizzo era adesso cos seducente che d'un tratto dovette spingersi un po' pi accosto al tavolo.
Un movimento minimo, che tuttavia non sfugg a Mrs Burnham. Il suo sguardo guizz dal proprio dito alla faccia arrossata di Zachary, rimarcandone la postura curiosamente eretta e il modo in cui appiattiva il ventre contro il bordo del tavolo da cucito.
D'un tratto cap e non pot reprimere un grido: Santo cielo! Non posso crederci!
Alzandosi in piedi di scatto, Mrs Burnham rivolse uno sguardo incredulo a Zachary, che aveva chinato pudicamente il capo.  successo di nuovo, Mr Reid? Rispondete!
Zachary era ammutolito per la mortificazione.
Con l'aria di compatirlo, gli diede una pacca affettuosa su una spalla. Povero ragazzo! Forse non vi rendete conto della gravit del vostro malanno. Ma non disperate, non vi abbandoner! Persevereremo, e chiss che non si possa mutare il vostro destino.
Si diresse lentamente verso la porta e, dopo aver tolto il catenaccio, si gir di nuovo verso di lui. Devo andare a occuparmi del mio... buco. Vi lascer qui a ricomporvi. Riceverete presto altro materiale da me, e quando l'avrete studiato ci rivedremo. Ma ora, Mr Reid, abbiate la cortesia di restare qui finch non vi sarete... ridimensionato, e sarete di nuovo presentabile.
Nei giorni successivi Shireen fece il possibile per cancellare il ricordo dell'incontro con Zadig. Perlopi ci riusciva, ma a tratti le sue parole affioravano alla superficie della sua coscienza come bolle dalle profondit di uno stagno, cogliendola alla sprovvista: Bibiji, se non credete a me, chiedete a Vico.
Quelle parole generavano in lei un'inquietudine che le impediva di stare con le mani in mano, allora strappava il piumino dalle mani di una domestica e si metteva a spolverare i soprammobili allineati sulle mensole, perlopi doni di Bahram dalla Cina: bambole che annuivano con la testa, ventagli dipinti, sfere d'avorio delicatamente intagliate e cos via. Spesso si ritrovava davanti al luminoso riquadro di vetro su cui era dipinto il ritratto di Bahram, e in quei lineamenti familiari le accadeva di scorgere forme che i suoi occhi non decifravano con chiarezza. Era come guardare una nuvola in cui tutti tranne te riescono a vedere una figura nascosta.
Ciononostante non trovava alcuna valida ragione per approfondire la ricerca. Quale vantaggio poteva venire dal riesumare la vita di un defunto? Qualunque cosa avesse appreso su Bahram, non poteva che aggravare la situazione sua e delle figlie. Non erano gi state abbastanza disonorate?
Poi, un mattino, inaspettatamente, un khidmutgar venne ad annunciare che c'era Vico alla porta e voleva parlare con lei.
Vico? Fu scossa da un brivido e si lasci cadere sulla sedia pi vicina.
Cosa vuole Vico?
L'uomo la guard meravigliato: Come posso saperlo, bibiji? Perch dovrebbe dirlo a me?
No, certo che no. Fallo entrare. Trasse un profondo respiro e si ricompose, cos che quando Vico entr nella stanza riusc ad accoglierlo con un sorriso. Khem chho Vico? disse in gujarati. Tutto bene?
Era sempre lo stesso, il corpo scuro e massiccio abbigliato in modo impeccabile, all'europea, con un chiaro completo beige.
Khem chho Bibiji? disse lui con un vivace luccichio nei grandi occhi sporgenti.
Il suo largo sorriso e i modi affabili la rassicurarono. Venite, Vico, sedetevi, gli disse, indicando un sof.
Vico era sempre stato riluttante a mettersi seduto in sua presenza, e anche ora scosse il capo: No, bibiji, non  il caso. Sono venuto solo per chiedervi una cosa, non ci vorr molto.
Cio?
Bibiji, mi piacerebbe organizzare una piccola riunione in memoria del vostro defunto marito. Malgrado tutto ci che  accaduto, a Bombay ci sono molte persone che desiderano rendere omaggio al sethji.
Oh! Gli occhi di Shireen corsero all'altro capo della stanza e si posarono sul ritratto di Bahram. E dove pensate di organizzarla?
Nel mio villaggio, Bassein, in casa mia. E naturalmente vorremmo che ci foste anche voi... senza di voi non sarebbe lo stesso.
E quando?
La settimana prossima, bibiji.
Perch cos presto?
Vorrei invitare l'amico del sethji, Mr Karabedian. Pu darsi che riparta presto per Colombo.
Shireen sussult: Mr Karabedian! Avete intenzione di invitarlo?
Vico aggrott la fronte. S, certo. Era il miglior amico del sethji.
Shireen distolse lo sguardo, e stava cercando di trovare qualcosa da dire quando nella stanza si ud il rumore di uno strappo. Abbassando gli occhi, si rese conto di avere involontariamente lacerato con le mani il lembo del sari.
Se n'era accorto anche Vico.
Cosa succede, bibiji? Ho detto qualcosa che vi ha turbata?
Essendo la sua agitazione cos manifesta, era inutile fingere. Sentite, Vico, disse con voce malferma. Devo chiedervi una cosa...
Corse con gli occhi al ritratto sulla parete e mormor: Dio mi perdoni per ci che sto per dire.
S, bibiji?
Vico, mi sono giunte all'orecchio delle voci. Su mio marito.
Come? Vico adesso era in allarme, e nei suoi occhi c'era un'espressione guardinga.
S, Vico. Corre voce che mio marito avesse un figlio illegittimo, un maschio.
Parlando lo scrutava attentamente: si rigirava il cappello tra le mani, lo sguardo fisso a terra.
Non hanno alcun fondamento, vero, Vico?
La risposta fu decisa: No, bibiji, non hanno alcun fondamento.
Malgrado la fermezza della voce, dall'evasivit del suo sguardo lei intu che le stava nascondendo qualcosa. E sapeva che se non avesse insistito adesso non avrebbe mai scoperto nulla. Ci spazz via ogni esitazione.
Ditemi la verit, Vico, devo sapere.
Poich lui continuava a fissare il pavimento, Shireen si alz e gli si avvicin.
Vico, disse, so che siete un uomo religioso, un buon cattolico. Dovete giurare sul crocifisso che portate al collo. Se  la verit, voglio che giuriate sulla Croce che mio marito non aveva un figlio illegittimo.
Vico port le mani al crocifisso e prese fiato. Ma appena apr le labbra per parlare ebbe un tentennamento e lasci cadere le mani lungo i fianchi.
Non dovreste chiedermi questo, bibiji. Vorrei risparmiarvi un dolore inutile, ma questo non posso farlo.
Al che qualcosa si spezz dentro di lei. Una delle sue mani ebbe uno scatto e quasi senza volere fece cadere un'immagine in cornice del marito.
Lo schianto richiam nella stanza uno stuolo di servitori: Bibiji? Bibiji? Cos' successo?
Shireen non era in grado di affrontarli e fu lieta che se ne facesse carico Vico, con i suoi modi consueti.
 stato un incidente, disse ai servitori con brusca noncuranza. La bibiji ha avuto un improvviso capogiro. Portatemi i sali, tra un minuto star bene.
Il fatto che Shireen fosse accasciata su una chaise-longue dava a tutto ci una parvenza di plausibilit. Dopo aver brevemente inalato i sali riusc a rimettersi seduta, e quando il pavimento fu ripulito ordin alle cameriere di uscire e chiudere la porta.
D'accordo, Vico, ma adesso ditemi, chi era la madre del ragazzo?
Una donna di Canton, si chiamava Chi-mei.
Era una... cortigiana? Una danzatrice? Una donna di strada?
No, no, bibiji, niente di tutto ci. Era una donna comune, una barcaiola. Una sorta di dhobin, lavava i vestiti degli stranieri. Il sethji l'aveva incontrata cos.
E quanti anni ha il ragazzo? Come si chiama?
Ormai  un giovane uomo, avr venticinque anni: il sethji lo chiamava Freddie, che sta per Framjee. Ma aveva anche un nome cinese, e un nomignolo, Ah Fatt.
E dov' adesso? Dov' cresciuto? Parlatemi di lui, ora che so di lui ho bisogno di conoscere i dettagli.
L'ha cresciuto sua madre, a Canton. Il sethji  sempre stato generoso con loro. Ha comprato una grande barca e lei ne ha fatto una sorta di taverna. Se la passava piuttosto bene, credo. Ma qualche anno fa  morta.
E il ragazzo, Freddie, lavorava con lei?
S, quand'era piccolo. Ma il sethji voleva che ricevesse un'educazione adeguata e cos gli pagava dei precettori perch imparasse bene l'inglese. Malgrado ci, il ragazzo non ha avuto una vita facile. A Canton quelli che vivono sulle barche sono considerati dei senza casta, e lui non era nemmeno un vero barcaiolo.
Shireen non riusciva pi a stare seduta. And a una finestra e guard il mare.
Vico, devo chiedervi di fare una cosa per me.
S, bibiji?
Voglio vedere con calma Mr Karabedian. La mia famiglia non deve saperlo, nemmeno le mie figlie. Sareste in grado di organizzare un incontro?
Perch no, bibiji?
E come?
Dopo aver riflettuto un momento, Vico disse: Facciamo in questo modo, bibiji. Dite alla famiglia che mia moglie vi ha invitata a casa nostra la prossima settimana e che vi condurremo a Bassein con un'imbarcazione privata. Non credo possano fare obiezioni, o sbaglio?
No.
Per il resto lasciate fare a me.
20 ottobre 1839
Honam
Per quanto tranquilla, l'isola di Honam non manca di sorprese. Nei dintorni c' uno dei pi grandi monasteri buddhisti della provincia.  chiamato Haizhuang, Vessillo sull'oceano. Me ne ha parlato Vico; da lui ho saputo che ci vivono molti monaci tibetani.
Ho cominciato a frequentare il monastero subito dopo essermi trasferito a Honam.  un enorme dedalo, con statue monumentali, alberi centenari e tempietti dorati. Un posto dove ci si potrebbe perdere per giorni.
Mi  capitato di imbattermi in gruppi di monaci tibetani. Riconoscendomi come un achha, sorridono annuendo col capo. Mi sarebbe piaciuto parlare con loro, ma non abbiamo una lingua in comune. I monaci parlano pochissimo il cantonese.
Poi un giorno, mentre gironzolavo nelle corti interne del monastero, ho conosciuto un anziano lama. La sua faccia fa pensare a un antico letto di fiume attraversato da solchi profondi. Aggrappati a rughe e grinze come piante tenaci, resistono alcuni peli bianchi. Quel giorno sedeva all'ombra di un baniano e mi ha chiamato con un cenno. Mentre mi avvicinavo ha dischiuso le labbra in un sorriso, rivelando pochi denti simili a ciottoli. Poi, congiungendo le mani, mi ha rivolto un saluto:Ka halba?
Bhojpuri? A Canton? Parlato da un lama tibetano? Sono rimasto letteralmente senza parole.
Il lama mi ha raccontato di aver trascorso molti anni visitando i luoghi sacri buddhisti del Bihar, come Gaya e Sarnath. Proprio a Sarnath ha imparato il bhojpuri, e ha perfino un nome bhojpuri: Taranathji.
Gli ho chiesto quali altri luoghi avesse visto e ne  sgorgato un fiume di racconti.
Taranathji ha ora quasi ottant'anni, e ha viaggiato in lungo e in largo. All'epoca delle guerre della dinastia Qing contro i gurkha prestava servizio come traduttore per il comandante cinese, il generale manchu Fukanggan; ha trascorso molti anni al seguito dell'ultimo Panchen Lama, fungendo da interprete quando gli inglesi hanno inviato il naga sadhu Purangir quale loro emissario in Tibet. Ha sostenuto dispute teologiche con preti russi ortodossi e ha predicato nelle lamasserie della Mongolia settentrionale. Le montagne, i deserti e le pianure che si stendono in questo vasto territorio sono come fiumi e mari per lui: li ha attraversati molte volte.  stato a Beijing col Panchen Lama; ha addirittura presenziato a uno dei suoi incontri con l'imperatore Qianlong.
Ha detto una cosa che mi ha sconcertato: lo sapevo, mi ha chiesto, che l'imperatore Qianlong, il pi grande sovrano della dinastia Qing, aveva scritto un libro sull'Indostan?
L'ho guardato stupito, confessandogli di non averne mai sentito parlare.
Aveva negli occhi un luccichio. S, quel libro esisteva davvero. Negli ultimi anni della sua vita, l'imperatore Qianlong aveva maturato un profondo interesse per l'Yindu (o Enektek, come lo chiamano i manchu). E ci perch i Qing avevano allargato le frontiere della Cina all'interno del Tibet fino ai confini dell'India, cosa che aveva procurato loro molti nuovi problemi. Il pi fastidioso era rappresentato dai re gurkha del Nepal, che avevano mire espansionistiche sul Tibet. Dopo ripetute provocazioni, l'imperatore Qianlong aveva inviato un esercito in Nepal e i gurkha erano stati sonoramente sconfitti. A un certo punto avevano perfino cercato di ottenere l'aiuto dei britannici, peraltro senza successo, dato che la Compagnia delle Indie orientali si era opposta per timore di mettere a repentaglio le redditizie relazioni commerciali con la Cina. Cos i gurkha sconfitti erano diventati tributari della Cina, nonch il suo principale canale di informazione sul Bengala e l'Indostan.
Taranathji mi ha anche detto che nel corso degli anni i gurkha hanno pi volte messo in guardia i Qing dai britannici e dai loro crescenti appetiti. Se i cinesi non si decidevano ad agire, prima o poi i britannici avrebbero minacciato anche loro; i gurkha erano arrivati a proporre di unire le proprie forze a un corpo di spedizione Qing per un attacco congiunto ai territori della Compagnia in Bengala. Se Beijing avesse prestato ascolto ai loro avvertimenti, se gli imperatori avessero agito allora con decisione, oggi la Cina sarebbe in una situazione del tutto diversa. Ma gli avvertimenti dei gurkha erano stati ignorati perch i Qing non si fidavano completamente di loro, n erano convinti che i firingi di cui parlavano i nepalesi fossero quegli stessi yinglizi con cui loro commerciavano a Canton.
Tutto ci era nuovo per me. Dopo un po' non sono pi riuscito a controllare il mio stupore. Ho detto a Taranathji che era un tesoro vivente e che doveva incontrare Zhong Lou-si.
Lui allora mi ha detto che conosce Zhong Lou-si e ha avuto lunghi scambi di vedute con lui e con altri alti funzionari, non solo a Guangzhou ma anche a Beijing. Interrogato sui suoi viaggi, ha cercato di condividere meglio che poteva la sua conoscenza del mondo. Non sa se e quanto ne abbiano fatto tesoro.
Ci che intralcia i mandarini, a suo avviso, non  la mancanza di curiosit: il problema risiede nei loro metodi e procedure. Hanno una sfiducia istintiva nei resoconti orali; fanno molto pi affidamento sui documenti scritti. Quando sentono qualcosa di nuovo, tendono a darvi credito solo se possono ricondurlo a ci che hanno appreso dai libri antichi. Ci che li intralcia  un eccesso di scetticismo; non accettano nulla che non sia appurato inequivocabilmente.
Da allora sono andato altre volte a trovare Taranathji, e ogni volta resto affascinato dalle sue storie. Quando mi sono trasferito nella casa-barca di Baburao, non immaginavo che ci fosse tanto da imparare, e cos vicino.
Il plico successivo dalla grande casa arriv prima di quanto Zachary si aspettasse. Lo apr con trepidazione, immaginando di trovare una prolissa reprimenda sulla sua condotta nella stanza da cucito. Ma Mrs Burnham non faceva alcun riferimento a quell'episodio.
25 ottobre 1839
Caro Mr Reid,
eccovi un altro libro, un trattato del dottor Tissot, un illustre specialista: il dottor Allgood lo definisce il Newton dell'Onanismo. Il volume , io credo, quanto di pi completo e aggiornato sia oggi disponibile sulle vostre Condizioni. Ho dedicato due giorni alla sua lettura e devo confessare che mi ha provocato un forte malessere. La mia compassione per voi diventa se possibile pi intensa se immagino il vostro travaglio nelle grinfie di questa spaventosa Infermit.
Vi imploro di leggere il Libro con la massima attenzione, e quando avrete finito, organizzer un incontro. Fino ad allora, vi supplico di tenere a mente gli ammonimenti dell'Autore: speriamo non sia gi troppo tardi.
Sinceri saluti
C.B.
Zachary era cos allarmato che gli tremavano le dita mentre lacerava la carta dell'involucro. E il titolo del libro, Dissertazione sopra le malattie cagionate dalle polluzioni volontarie, non plac certo i suoi timori.
Quando cominci a leggere, l'ansia divenne rapidamente inorridita fascinazione, e non riusciva a smettere di girare pagina. Il dottor Tissot forniva un'ampia documentazione per dimostrare che l'onanismo non  solo una malattia in s, ma anche la porta d'ingresso per un gran numero di altre infermit: paralisi, epilessia, oligofrenia, impotenza e varie disfunzioni ai reni, i testicoli, la vescica, l'intestino.
Tutto ci provoc in Zachary una tale inquietudine che quasi non riusc a dormire o mangiare, n quel giorno n il successivo. Quando arriv un nuovo biglietto di Mrs Burnham, l'accolse con grande sollievo.
30 ottobre 1839
Caro Mr Reid,
non dubito che abbiate finito di leggere il libro del dottor Tissot, e siate impaziente di discuterne i contenuti. Anch'io sono ansiosa di continuare il vostro Trattamento, e sono lieta di informarvi che una circostanza imprevista ha notevolmente accresciuto le mie capacit di esservi d'aiuto.
Ieri ho di nuovo chiesto, e ottenuto, un appuntamento col dottor Allgood. Caso ha voluto che poco dopo essere stata introdotta nel suo studio lo abbiano chiamato a esaminare un attacco della Malattia in un Nativo.  stato lungamente occupato col giovanotto, e in sua assenza ho potuto esaminare un taccuino che era posato sulla scrivania. Caso vuole che si trattasse del diario in cui il dottore registra i colloqui coi suoi pazienti. Ci mi ha dato un'idea molto pi chiara di come si debba svolgere il Trattamento.
Dagli appunti del dottor Allgood risulta chiaro che una cura efficace deve cominciare con domande di natura piuttosto delicata. Inutile aggiungerlo, ma un simile colloquio necessita di una straordinaria privatezza, tanto pi che le vostre Condizioni non ci consentono (com' risultato evidente durante il nostro ultimo incontro) di escludere reazioni incresciose.
Ci ha suscitato in me un dilemma, e ho dovuto scervellarmi per trovare una sede adatta al nostro Consulto. Dopo aver soppesato ogni possibilit mi  stato chiaro che l'unico luogo sicuro  quello che pi aborrisco prendere in considerazione, ovvero il mio boudoir. Ma ora che abbiamo imboccato questa strada non vedo altro modo di procedere, e fortificata dall'esempio di un martire quale il dottor Allgood, sono disposta a mettere da parte le mie riserve per la riuscita della nostra Collaborazione Medica.
Inutile che vi illustri i rischi connessi, perch siete sicuramente al corrente del fatto che questa casa  quasi sempre piena di un gran numero di occhi scrutatori e mani indolenti. Ma fortunatamente i Nativi sono tanto indiscreti quanto bizzarri, e certi giorni e certe notti sono a tal punto posseduti dai loro riti pagani che spariscono, precipitandosi a una qualche pagliacciata. Una di tali pantomime avr luogo venerd sera, e suppongo che la casa sar, se non deserta, certo molto meno affollata.
Ma se questo riduce i rischi, non li elimina del tutto, perci sar opportuno prendere qualche ulteriore precauzione. Il mio boudoir affaccia sul fiume e si trova al primo piano:  situato nell'angolo della casa pi lontano dal budgerow. Sotto c' una porticina:  un ingresso di servizio, usato perlopi dalle muttranee che puliscono la mia goozle-connah (che io chiamo piuttosto stanza della cipria). Credo che sarebbe saggio da parte vostra passare di l per entrare. Di solito la notte  chiusa, ma far in modo che quel giorno non ci sia il catenaccio. Aprendo la porta, vedrete una rampa di scale; vi lascer una candela accesa. La scala conduce alla mia goozle-connah, che comunica direttamente col boudoir.
La sera alle undici la casa sar tranquilla e la servit se ne sar gi andata: meglio che veniate a quell'ora. E naturalmente non dimenticate di portare la Dissertazione; il dottor Allgood  molto ansioso di riaverla.
Sinceri saluti
C.B.
Due anni dopo la sua prima incursione oltremare, Kesri torn in Birmania.
La campagna prese subito una cattiva piega. Mentre si stavano ancora radunando a Barrackpore, le truppe appresero che avrebbero dovuto sostenere di tasca propria gran parte delle spese: sarebbe addirittura toccato loro comprare i buoi per trasportare i bagagli. E non ci sarebbero stati rimborsi a controbilanciare quei costi.
Tutto ci caus molta scontentezza, soprattutto in uno dei reggimenti, noto per l'infingardaggine e l'incompetenza dei suoi ufficiali inglesi. Gli animi s'inasprirono al punto che una mattina quel reggimento rifiut di schierarsi in parata.
Il giorno seguente il jangi laat (o signore della guerra, come veniva chiamato il comandante in capo) giunse inatteso a Barrackpore, portando con s due reggimenti inglesi e una batteria di cannoni. I sepoy che si erano rifiutati di mettersi in riga vennero convocati e fu intimato loro di consegnare le armi. Poich esitavano a obbedire, il jangi laat ordin all'artiglieria di aprire il fuoco: molti sepoy restarono uccisi, e i sopravvissuti che non si diedero alla fuga vennero arrestati. Undici furono impiccati, e molti altri condannati ai lavori forzati o alla deportazione in isole remote. Il reggimento fu sciolto, i suoi vessilli distrutti e le sue unit cancellate dai registri dell'esercito.
La violenza di quei provvedimenti mise a tacere il resto delle truppe, ma il morale era basso, e peggior ulteriormente quando i sepoy giunsero in Birmania. Il tragitto da compiere attraversava fitte foreste e lunghi tratti paludosi. I birmani erano abituati a combattere nella giungla, e si sottraevano agli scontri in campo aperto in cui i britannici eccellevano; e il terreno era tale da non consentire di sfruttare appieno i vantaggi dell'artiglieria. Inoltre, approvvigionarsi era molto arduo, perch lungo il cammino c'erano poche coltivazioni; la maggior parte dei villaggi era stata abbandonata, perci era impossibile procurarsi cibo sul posto.
Come se non bastasse, febbri, vomito e diarrea mietevano un gran numero di vittime. Il logorio era tale che il naik del plotone di Kesri fu rimpiazzato due volte, la seconda proprio da Hukam Singh.
Un giorno, il plotone di Kesri era stato mandato in avanscoperta a perlustrare un villaggio. Si trattava di un pugno di capanne all'ombra delle palme da cocco, il ritratto della tranquillit. Ma quando vi giunsero, dopo molte ore di marcia, i sepoy erano esausti. Inoltre avevano gi attraversato senza contrattempi parecchi villaggi come quello. Non erano al massimo della vigilanza, e fu cos che caddero dritti in un'imboscata.
Hukam Singh marciava in testa alla colonna e fu il primo a cadere, ferito gravemente alla coscia e all'inguine. In quel momento Kesri era con lui: tenne a bada gli aggressori finch il plotone non si ricompatt e riusc a respingerli.
Hukam Singh era ancora vivo, ma sanguinava copiosamente. Gli bendarono le ferite, prepararono una barella e lo trasportarono a turno per riportarlo indietro. Il naik sembrava delirare, alternando i ringraziamenti a Kesri per avergli salvato la vita alle richieste di perdono per il proprio comportamento passato. Alla fine, quando lo consegnarono agli infermieri del battaglione, gli afferr la mano e disse: Mi hai salvato, adesso la mia vita ti appartiene. Non dimenticher quello che hai fatto per me.
Kesri non diede gran peso a quelle parole, che attribu al delirio. Ma qualche giorno dopo fu mandato a chiamare da Bhyro Singh, diventato nel frattempo jamadar. Bhyro Singh gli comunic che, grazie alle sentite raccomandazioni di Hukam Singh, il comandante del battaglione aveva deciso di promuoverlo al grado di naik.
Kesri ne fu cos sollevato che solo al termine del colloquio si ricord di informarsi sullo stato di salute di Hukam Singh.
Hukam Singh kaisan baadan? Hukam Singh come sta?
Bhyro Singh rispose senza mezzi termini che i suoi giorni nell'esercito erano finiti. Doveva tornare al villaggio per guarire dalle ferite.
Trascorsero molti mesi prima che Kesri lo rivedesse. Nel frattempo il Pacheesi si trov coinvolto in numerose battaglie, in Arakan e nel sud della Birmania. Anche lui fu di nuovo ferito in combattimento nei pressi di Rangoon, ma fu una ferita fortunata, nel senso che pur non essendo grave gli procur un'indennit che suscit grandi invidie fra i suoi amici, tanto che Seetul gli disse: Kesri, tu ne to hagte bater maar diya! Kesri, hai cagato uno stronzo e ucciso una pernice!
L'indennit consisteva nella possibilit di tornare a Calcutta su un battello a vapore, il primo comparso in Oriente: l'Enterprize.
Giunto a Barrackpore, Kesri and a trovare Hukam Singh all'ospedale della base. Lo trov cos cambiato che sembrava un altro. Aveva ripreso a camminare, ma zoppicava visibilmente; era anche molto dimagrito, ed era come se sulle ossa del viso non fosse rimasto un briciolo di carne. Ma i cambiamenti nel modo di parlare e comportarsi erano perfino maggiori. Una malinconica rassegnazione aveva sostituito la malizia che prima albergava cos spesso nei suoi occhi. Sembrava quasi gentile, come se avesse raggiunto una sorta di pace interiore.
Negli anni successivi, gli uomini del Pacheesi furono quasi ininterrottamente impegnati sul campo, combattendo in Assam, nel Tripura e nei Jungle-Mahal. Di tanto in tanto i sepoy tornavano a casa in licenza e, poich molti erano imparentati con Hukam Singh, talora Kesri aveva sue notizie. Venne a sapere che era tornato al suo villaggio nei pressi di Ghazipur, e che Bhyro Singh gli aveva trovato un buon lavoro alla fabbrica di oppio.
Poi un giorno, diversi anni dopo la campagna di Birmania, Kesri fu mandato a chiamare da Bhyro Singh, ormai giunto al grado di subedar, l'apice della gerarchia dei sepoy. Con lui c'era anche suo fratello Nirbhay Singh, ora jamadar.
Era vero, volevano sapere, che aveva una sorella minore ancora nubile?
Era una domanda del tutto inaspettata, ma Kesri si fece forza e rispose che s, era vero che la sua sorella pi piccola, Deeti, era ancora nubile.
Gli spiegarono che avevano ricevuto una lettera da Hukam Singh: lui e suo fratello Chandan erano andati alla fiera vicino a Nayanpur, e avevano saputo di Deeti dai sadhu. Hukam Singh era ansioso di sposarla, e chiedeva a Kesri di intercedere presso i genitori.
Ma Hukam Singh sta abbastanza bene?  in grado di sposarsi? chiese lui. L'ultima volta che l'ho visto, non era in buona salute.
Bhyro Singh annu: S, sta meglio; il suo unico problema  che zoppica. Non desidera altro che sposarsi.
Vedendolo ancora poco convinto, aggiunse: Cos'avete da perdere? A quanto mi risulta, gli astri non sono favorevoli a tua sorella, e ormai ha un'et in cui le sar difficile trovare marito. Hukam Singh ha un buon lavoro, e parecchi terreni. Non  una buona offerta?
Kesri non poteva negarlo; sapeva che i suoi genitori erano preoccupati per le prospettive matrimoniali di Deeti, ed era sicuro che la proposta li avrebbe riempiti di gioia. E poi su Hukam Singh, ora come ora, non c'era nulla da eccepire: era un uomo nuovo, non era pi il brutale attaccabrighe di un tempo.
Tuttavia qualcosa dentro di lui recalcitrava all'idea di consegnare la sua amata Deeti a un membro della famiglia di Bhyro Singh.
Il subedar doveva avergli letto in faccia la riluttanza, perch disse: Ascolta, naik Kesri Singh, c' un'altra cosa che dovresti tenere presente; queste nozze ti legherebbero alla nostra famiglia, facendo di te uno di noi. E se fossi uno di noi, faremmo in modo di assicurarti una promozione a havildar. Che ne dici? Perch non sistemiamo subito la cosa? Andr presto a casa in licenza, e vorrei che Hukam Singh si sposasse mentre sono l.
A quel punto Kesri si rese conto che non era solo una proposta, ma anche una minaccia. Una promozione gli spettava da tempo, e l'unico motivo per cui non l'aveva ancora ottenuta era che Bhyro Singh, nella sua veste di subedar del battaglione, non l'aveva sostenuta. Se rifiutava quell'offerta, la promozione poteva scordarsela per sempre.
Fece un respiro profondo. Hokhe di jaisan kahtani, disse. Facciamo come dite voi. Scriver a casa.
Nel giro di qualche mese, il matrimonio fu combinato. Kesri non pot partecipare alla cerimonia, ma Bhyro Singh gli rifer che era andato tutto come previsto, e che il matrimonio era stato doverosamente consumato la prima notte di nozze. Deeti era risultata una donna virtuosa, una vergine.
Alla fine dell'anno, Kesri venne a sapere dalla famiglia che Deeti aveva dato alla luce una figlia di nome Kabutri.
L'anno dopo and di nuovo in licenza, per la terza volta nei suoi dodici anni di servizio. Adesso era padre di due figli, un maschio e una femmina. La bambina era nata dopo la sua ultima licenza, e non l'aveva ancora vista.
Mentre si trovava a Nayanpur, Deeti era andata a trovarlo con la figlioletta. Era un po' sciupata, e si era trattenuta solo un paio di notti, ma sembrava contenta del destino che le era toccato in sorte. Kesri l'aveva rivista durante la successiva licenza, quattro anni dopo, e anche allora non si era lamentata. Prima di tornare a casa del marito, aveva dipinto un ritratto di Kabutri e gliel'aveva regalato. Kesri lo conservava ancora.
Ora lo addolorava pensare che la sua sorellina fosse gi vedova. Non capiva perch la sua famiglia non gli avesse scritto, n mandato a dire cos'era accaduto.
...
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FINE Parte 1.